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| Care donne, Basic Instinct 2 è la prova che si può essere sexy anche a 48 anni |
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| Sharon Stone si racconta a Sorrisi |
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6/3/2006 |
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 di Armando Gallo
«Più passa il tempo e più divento brava a sedurre gli uomini». Parola di Sharon Stone, che venerdì 10 marzo compie 48 anni. Ma la cosa non la preoccupa. Anzi. «Credo che soltanto quando passa gli “anta” una donna diventa un’amante perfetta. Le trentenni sono troppo impegnate a pensare a se stesse per prendersi davvero cura di un uomo. Anche tra le lenzuola...».
Questa rinnovata sicurezza dei sensi ha dato i suoi frutti: il 31 marzo esce in tutto il mondo «Basic Instinct 2: Risk Factor», il torrido sequel di quell’erotic-thriller che lanciò Sharon nel ’92. Allora le bastò incrociare le gambe per una frazione di secondo (ma senza biancheria) per diventare celebre. Ci riuscirà ancora? Lei ne è sicura. Anche se nel frattempo le sono successe un sacco di cose: ha sposato il giornalista Phil Bronstein, ha adottato un bambino con lui, ha divorziato, ne ha adottato un altro da sola. E poi ha vissuto un momento pauroso quando è stata ricoverata d’urgenza per un aneurisma cerebrale.
Signora Stone, è ancora, pronta a sedurre a 48 anni?
«Certo, è l’età migliore perché sai farlo in maniera divina, assoluta. Quando sei giovane sei più preoccupata di te stessa e l’uomo si sente trascurato. C’è una scena importante nel film, quando Catherine finalmente usa il suo corpo nudo per intimorire e sedurre un uomo. È una scena fantastica e penso che mi procurerà molte amiche tra le ultraquarantenni».
Avevamo lasciato Catherine Tramell nel 1992 a San Francisco. Come è arrivata a Londra?
«Catherine aveva ammazzato qualche persona di troppo a San Francisco (ride) e Londra le calza a pennello. Era nostra intenzione fare una specie di versione europea di “Basic Instinct”, più che un seguito. Il primo film aveva a che fare con la sopravvivenza, questo invece è molto più coinvolgente. Ha a che fare con la corruzione mentale, parla di quando la gente tira fuori il peggio dagli altri e poi si tira indietro dicendo: “Non siamo stati noi. Hai fatto tutto da solo”. Questa ipocrisia è una piaga nella società d’oggi e si vede in politica, nelle scuole e nei media».
Chi è la vittima della protagonista?
«Un bravo e carismatico psichiatra interpretato da David Morrissey, un grande attore inglese, perfetto per la parte. Pensate che nella realtà è sposato con la nipote di Sigmund Freud! Viene chiamato da Scotland Yard per valutare il mio stato mentale».
È vero che il film inizia immediatamente con una scena molto erotica?
«Vi abbiamo fatto aspettare 14 anni, dovevamo cominciare con qualcosa di pepato. Non perdetevi i primi quattro minuti che sono fantastici. Sono le scene più impegnative che abbia mai girato: fantasioso erotismo in una macchina che corre ad alta velocità... (se la ride di nuovo). Ho rischiato la vita per girare quelle scene, ma l’ho fatto con la passione di un’artista».
Che sarebbe?
«Quella di spingere i confini dell’arte per portare lo spettatore al limite, magari scomodo, ma coinvolgendolo. Stiamo vivendo un periodo di paura, di repressione e di depressione e spero che questo film generi discussione e dibattiti».
Lei è stata lontana dal set per un certo periodo dopo i 40 anni. Come mai?
«Quando ho avuto l’ardire di confessare che avevo 40 anni, e nonostante fossi ancora sexy, affascinante e in gran forma, Hollywood mi ha trattata come se avessi la lebbra: mi hanno messa in quarantena. Ma le confesso che all’inizio è stata una vera benedizione. Mi sono sentita libera. Ho finalmente cominciato a condurre una vita normale. A forza di passare da un set all’altro avevo un po’ perso il contatto con la realtà. Volevo tornare con i piedi per terra cercando di affrontare la quotidianità: andare a fare la spesa, cucinare, fare shopping, godermi la famiglia, mio figlio, trascorrere del tempo con i miei amici. Tutte quelle piccole cose che fanno parte della vita di tutti i giorni».
L’anno scorso lei ha adottato un secondo bambino, da sola. Com’è la vita per una mamma single?
«Devo dire che mi piace perché è più piena. La mia famiglia è formata da questi due adorabili bambini, i miei migliori amici sono i loro zii e zie. Sono ritornata a vivere a Los Angeles e i miei genitori sono ringiovaniti ad avere i loro nipotini a portata di mano. Personalmente sono diventata più selettiva con gli uomini perché solo un grande uomo potrà dividere quello che ho. Dovrà essere una persona con grande spiritualità e con i piedi per terra. Non lo cerco più, ma lo aspetto».
Quanto è severa con i suoi figli? Che età hanno?
«Il piccolino, Laird, ha nove mesi ed è un angioletto. Roan ha quasi sei anni. Sono severa per il rispetto delle persone e delle cose, non sopporto che siano capricciosi, che non siano gentili. Per il resto sorvolo su parecchie cose».
Com’è il rapporto con il suo ex marito adesso?
«Piuttosto buono. Abbiamo cercato di mantenere una certa stabilità familiare per il bene di Roan. Ritengo che sia un uomo con innegabili qualità oltre a essere, ovviamente, un ottimo padre».
Lei ha passato un periodo davvero brutto nel momento dell’aneurisma. Come si è sentita? Quali conseguenze ha avuto su di lei?
«È stata una tale tragedia che credo rimarrò spaventata per tutta la vita. La gente è abituata a pensare di potersi allontanare da tutto, all’occorrenza: lasciare famiglia, lavoro, impegni. Quando ho dovuto affrontare la malattia, per la prima volta nella mia vita non ho avuto la possibilità di scappare. È stato difficile, ma è stata un’esperienza che ha forgiato il mio carattere facendomi diventare più forte e consapevole. Adesso sto bene, continuo a farmi fare dei controlli e sebbene i dottori sostengano che ci sono zero probabilità che possa verificarsi un secondo episodio, appena sento un dolorino a un dito corro subito a farmi controllare la testa!». |
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