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La croce
Sorrisi n.42
13/10/2004
A rischio di passare per bacchettone, voglio spendere due parole su questa insopportabile storia delle croci tempestate di diamanti che troneggiano ormai su quasi tutti i décolleté televisivi. E quindi dirò subito, con un ragionamento laico, che la croce è una faccenda seria, prima che sacra.
I romani, per esempio, imitando i persiani, la usavano come strumento di morte.
I cristiani l’hanno elevata a simbolo della fede (frati, monache e sacerdoti la portano quale segno di vita consacrata). E Mel Gibson l’ha messa al centro del suo lacerante film La Passione, oggetto di emozioni e polemiche in tutto il mondo. Tanto basta per capire che la croce può essere tutto meno che un bijou. E che è inaudito esibirla come simbolo di scanzonata opulenza in un contesto di becerume televisivo, fra tette siliconate, cosce mostrate e un chiacchierar a vanvera su sesso e sentimenti.
Sia ben chiaro: mica desidero mettere i mutandoni alla tv o auspicare l’intervento della censura.
Mi limito soltanto a segnalare che forse c’è un problema di buongusto. Perché, al di là della quota rilevante di telespettatori cattolici da rispettare, quella croce anche a chi non crede può solamente dare fastidio.
Allora, la vogliamo smettere? Grazie.
Domande e Risposte
Alfonso Signorini


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