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| Roberto Faenza racconta il suo Don Puglisi |
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| Il regista Roberto Faenza parla del suo nuovo film "L'uomo che sparava dritto". Ancora in fase di lavorazione, la pellicola è dedocata alla figura del parroco assassinato dalla mafia |
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2/12/2003 |
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di Andrea Di Quarto
Succedono poche cose all’Albergheria, uno dei quartieri più “difficili” di Palermo. E quando succedono la cosa meno consigliabile è affacciarsi al balcone. Sarà forse per questo che ora che “stanno girando un cinema” proprio sotto casa sua, la signora del terzo piano, quella con lo scialle celeste, non ne vuole proprio sapere di rientrare in casa. Nuove urla dell’assistente di produzione, che a dispetto dei capelli dritti si chiama Gaia, tentano di convincerla, invano, che ogni volta che si affaccia la scena va rifatta. Nuovo ciak, quindi. E pazienza.
Siamo a Palermo, sul set de “L’uomo che sparava dritto”, il nuovo film di Roberto Faenza dedicato alla figura di don Giuseppe Pugliesi, il sacerdote assassinato dalla mafia nel 1993 perché "Rompeva le scatole" alla mafia, toglieva i bambini dalla strada e dal pulpito chiamava i boss animali. Un film che Faenza, come è suo costume, ha scritto da solo, dopo un lungo lavoro di documentazione.
A dispetto della somiglianza davvero impressionante tra Faenza e Puglisi, nei panni del parroco c'è Luca Zingaretti, ormai a suo agio in abito talare (è un prete anche in "Prima dammi un bacio"), una scelta che lo stesso regista definisce coraggiosa: "Non ero molto convinto perché ormai Luca è così famoso che paradossalmente rappresenta un rischio per un film. Però è talmente bravo che non ho voluto rinunciarvi. E poi è un ragazzo di un'intelligenza straordinaria, è un attore attivo, legge il copione e ci mette del suo, consiglia, esprime le sue opinioni, ha delle belle idee".
Nei panni del vice di Pugliesi, padre Porcaro, Faenza ha invece chiamato uno dei giovani attori più interessanti del momento, quel Corrado Fortuna visto e apprezzato in "My name is Tanino" di Virzì e nel film d’esordio di Franco Battiato, "Perduto amor".
Una quasi esordiente, invece, Alessia Goria, l’attrice che dà il volto a suor Carolina, grande amica di Pugliesi. L'ha scoperta Maria Antonia Avati, figlia di Pupi, anche se questo è il suo primo ruolo davvero importante. "E' brava", assicura Faenza, e "anche se fisicamente diversa dalla persona che interpreta è molto credibile. Soprattutto non è bella".
In tutto nove settimane di lavoro fra Bagheria e Palermo con l’obiettivo di essere nelle sale nell’autunno del 2004. "Si tratta certamente di un piccolo film, dal punto di vista produttivo" spiega il regista. "Ce lo facciamo quasi ... in casa, dal momento che la produttrice, Elda Ferri è la mia compagna. Ma è anche una storia nella quale credo molto e che mi frullava per la testa da anni. Per certi aspetti lo considero un ideale seguito di “Prendimi l’anima”.
Un paragone ardito se si pensa che il precedente film di Faenza raccontava della passione fra Jung e una sua paziente, Sabina Spielrain, che diventerà anch'essa psicoterapeuta.
"In quel film come in questo il vero protagonista è la passione che muove una persona verso la difesa dei propri ideali. Là si trattava di una donna che vuole dare un futuro e un’educazione libertaria ai propri figli nella Russia autoritaria di Lenin prima, e degli invasori nazisti poi, qui di un sacerdote che ha raccolto la sfida di strappare dei bambini a un futuro di violenza ed emarginazione e ha lottato fino alla morte per questo, anche quando è stato isolato dalla stessa chiesa siciliana e dai suoi parrocchiani. Ecco, la chiave di lettura di “L’uomo che sparava dritto” può essere proprio questa: sembra un film di mafia, ma in realtà non lo è. E’ chiaro che la mafia c’entra, è una protagonista della storia, ma il vero motore del film sono i bambini, questi straordinari bambini di Palermo. Negli occhi dei ragazzini di questi quartieri c’è un’intelligenza straordinaria. Bambini che lavorano, che portano fardelli di responsabilità enormi e che si muovono in ambienti, anche familiari, difficilissimi. A volte penso che dovremmo mandare i nostri di Milano o di Roma, abituati a certi agi, a fare un corso di una settimana da questi bambini!".
Per saperne di più...
La fotogallery dal set
Un sito su Don Puglisi |
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