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Arriva la rivoluzione dell'Auditel
Dal 1° agosto i dati d’ascolto dei programmi tv verranno rilevati in maniera nuova e, assicurano, più precisa. E' l'occasione per fare un bilancio attraverso le "top ten" degli ultimi dieci anni
27/7/2004
di Elena Mora

Auditel, dal primo agosto si cambia. I dati della società che da vent’anni certifica l’ascolto di reti e trasmissioni, i numeretti che, ogni mattina, possono determinare la cancellazione o il successo di un programma Tv, creare o distruggere un divo televisivo, subiranno una piccola ma interessante mutazione. Non perchè cambierà il campione - 5000 famiglie per un totale di 14.000 persone, a rappresentare 20.000.000 di famiglie e 55.000.000 di individui della popolazione italiana - ma perchè lo stesso campione verrà suddiviso e catalogato in maniera diversa.

Invece delle quattro classi che sin dall’inizio, dal 1986 (l’Auditel nasce nel 1984, ma le prime rilevazioni di dati sono del 7 dicembre 1986), rappresentavano la popolazione del nostro Paese (superiore, medio superiore, medio inferiore, inferiore), verranno applicate sei categorie che in qualche modo fotografano il pubblico televisivo in base alla cultura, al reddito, alla composizione del nucleo familiare. Non una vera e propria rivoluzione, ma, sostanzialmente, uno strumento in più a disposizione di direttori di rete per cucire su misura la programmazione del proprio canale rivolgendosi a un pubblico sempre meglio definito e degli investitori pubblicitari per decidere in quale programma inserire gli spot del proprio prodotto. Come funzionerà? E, soprattutto, funzionerà? Lo abbiamo chiesto a tre diretti interessati: il direttore generale Auditel, Walter Pancini, una pubblicitaria, docente di scienza della comunicazione, Anna Maria Testa, e un direttore di Rete, Giancarlo Scheri.

Il direttore generale Auditel:
«Fotografiamo una società in continuo movimento»

«Il calcolo dell’ascolto» spiega Walter Pancini, «rimane uguale, così come il campione. C’è, però, una maggiore precisione nella analisi del tipo di pubblico: che viene definito per livello di istruzione, capacità di acquisto, composizione della famiglia. L’aspetto sociale (composizione e cultura) sommato a quello economico (professione, ma anche possesso di beni come il computer o il condizionatore) ci consentono di realizzare una sorta di fotografia dettagliata del pubblico di reti o programmi. Se si usa il dato Auditel puro ci sono vincitori e vinti solo sui grandi numeri: con questi dati, più precisi, gli addetti ai lavori possono fare delle scelte su numeri piccoli ma egualmente inretessanti per alcuni investitori. Abbiamo in realtà affinato uno strumento che già esisteva, rendendolo più utile perchè registra i mutamenti in una società che cambia continuamente e molto più velocemente di quanto non accadesse negli ultimi decenni ».

La pubblicitaria:
«Un passo avanti, ma si può fare di più»

«E’ senza dubbio una cosa buona», commenta Anna Maria Testa, pubblicitaria e docente di comunicazione «perchè si cominciano a inserire riferimenti di tipo qualitativo in un analisi che era solo quantitativa. Si tiene conto di cultura e reddito, che sono componenti materiali, mentre i comportamenti e i sistemi di valori non vengono considerati con l’interesse che sarebbe necessario. Insomma, è un progresso, anche se si potrebbe fare di più. Rimane qualche perplessità sul campione, se è una fedele rapprentazione della composizione della popolazione italiana. Ma è uno strumento importante, se usato bene e tenendo presente i limiti: non può certo essere l’unico e assoluto indicatore del successo o l’insuccesso di un programma».

Il direttore di rete:
«Indirettamente è un vantaggio anche per il pubblico»

«Questo nuovo strumento che ci viene fornito dall’Auditel» è il giudizio di Giancarlo Scheri , direttore di Retequattro, «è utilissimo perchè ci aiuta a conoscere in maniera sempre più precisa i nostri telespettatori e a capire che cosa vogliono. Quindi come raggiungere un pubblico nuovo o soddisfare al meglio quello che già abbiamo. Faccio un esempio: se io posso analizzare in dettaglio il pubblico dell’“Appuntamento con la storia”, posso cercare di capire come raccogliere del pubblico culturalmente più alto o più basso modificando il linguaggio, il rapporto fra immagini e testo, il tipo di racconto. Più approfondiamo la conoscenza del nostro pubblico, più possiamo lavorare sui prodotti in maniera precisa: indirettamente è un vantaggio anche per i telespettatori, perchè possono trovare dei programmi sempre più su misura per loro».

Questo il pubblico, categoria per categoria
Ecco le sei categorie che sostituiranno le quattro (Superiore, medio superiore, mediop inferiore, medio superiore) con cui venivano classificati i dati Auditel dal 1984 a oggi.
1. Bassa dimensione economica e Bassa dimensione sociale
Si tratta di famiglie poco numerose, spesso con un solo componente con più di 65 anni e con forte presenza di pensionati e casalinghe.

2. Dimensione Economica e Sociale Medio Bassa
Famiglie poco più numerose della media, il cui capofamiglia ha un’età media di 58 anni. Il secondo individuo del nucleo familiare è quasi sempre il coniuge, prevalentemente casalinga o operaia come il capofamiglia. Livello di istruzione dei coniugi medio inferiore.

3. Bassa dimensione economica e Alta dimensione sociale
Si tratta di famiglie abbastanza numerose; in media sono costituite da 3.1 componenti, “giovani” e spesso monoreddito. E’ la classe che presenta la maggior presenza di bambini. Comprende anche famiglie composte da un genitore più figlio. Il livello di istruzione è sicuramente sopra la media nazionale.

4. Alta dimensione economica e Bassa dimensione sociale
Famiglie composte perlopiù da adulti (es. genitori più figlio occupato), tutti con reddito. Capofamiglia con l’età media più elevata (67 anni). Scolarità elementare per oltre la metà dei capofamiglia.

5. Dimensione Economica e Sociale Medio Alta
Famiglie giovani con 2.9 componenti in media. Entrambi i coniugi occupati, con un livello di istruzione medio superiore.

6.Alta dimensione economica e Alta dimensione sociale
Famiglie che vantano l’indicatore più alto sia per professioni che per beni posseduti. Sono mediamente famiglie di 2.5 componenti, con un’alta concentrazione di liberi professionisti e la quota più alta di laureati.


Domande e Risposte
Alfonso Signorini


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