sorrisi e canzoni TV
news
personaggi
cineracconto
canzoni
music shop
fotogallery
telefilm
newsletter
servizi sms
diario
i vostri siti
i nostri siti
redazione
abbonamenti
ricerca avanzata
Parla il papà di "Gundam"
Sorrisi ha intervistato in esclusiva Yoshiyuki Tomino. Gli appassionati di cartoni giapponesi lo conoscono bene: è l'autore di "Gundam", una delle saghe più celebrate di sempre. Ecco il racconto integrale dello storico incontro: si parla di animazione, di tutela dei piccoli e, a sorpresa, di Fellini e Visconti
17/8/2004
di Francesca Fornario

Abbiamo incontrato Yoshiyuki Tomino, autore della saga di Gundam dal 1979 e oggi anche produttore del celebre cartone animato. Tomino, 63 anni, originario di Odawara (Giappone), è venuto in Italia accompagnato dalla moglie per scegliere personalmente le voci per il nuovo doppiaggio di “Mobile suit Gundam”, la serie da noi trasmessa nel 1980 da Telemontecarlo e ora riproposta da Italia 1 (dal 24 agosto). Tomino ha infatti imposto una condizione per mandare di nuovo in onda Gundam: cambiare completamente le voci e gli effetti sonori. Nell’ntervista che ci ha concesso in esclusiva ci spiega perché. Poi ragiona sulle caratteristiche dei cartoni animati, racconta come Gundam inviti i bambini a riflettere sull’inutilità della guerra e cita come suoi maestri, a sorpresa, Fellini e Visconti.
Yoshiyuki Tomino, perché ha voluto un nuovo doppiaggio di Gundam?
Il doppiaggio dei cartoni animati deve essere completamente ripensato. Quando Gunadam è nato io non ero proprietario dei diritti del personaggio, non avevo voce in capitolo sulle decisioni produttive, non avevo nemmeno mai ascoltato le voci dell’edizione italiana. All’epoca, ma purtroppo vale ancora oggi, i cartoni animati venivano doppiati in modo sciatto, con effetti sonori scadenti e standardizzati e voci che spesso non corrispondevano alla natura dei personaggi. Quando finalmente ho potuto acquistare i diritti di Gundam ho voluto rifare interamente la colonna sonora, con nuovi effetti speciali e voci più appropriate.

In Italia i cartoni animati, giapponesi e non, vengono spesso doppiati in modo non realistico, con voci caricaturali. E’ una tendenza che ha riscontrato anche nel vecchio doppiaggio di Gundam?
Questa è una domanda che mi fa molto piacere, perché tocca il cuore del problema. Questa tendenza, che ho riscontrato non solo in Gundam, è in realtà un vizio anche giapponese. Le voci caricaturali servirebbero a rendere più accattivante a storia per il pubblico dei bambini piccoli, attirati dalle voci buffe, ma pregiudicano la comprensione e l’efficacia del racconto, che per essere credibile e coinvolgente ha bisogno della massima aderenza alla realtà. Spesso chi si occupa di manga (fumetti, n.d.r.) e cartoni animati non ha una conoscenza approfondita del cinema e del teatro, non conosce la recitazione degli attori. Questa è una grave lacuna, che ha fato sì che si creassero degli standard di doppiaggio per i cartoni animati meno professionali e quindi efficaci rispetto al cinema. Anche io, fino a 20 anni fa, mi sono adeguato a quegli standard: il pubblico era abituato e si accontentava. Poi sono diventato critico nei confronti di quel modo di operare e sa perché? Il cartone animato, rispetto al film dal vero, richiede una cura ancora maggiore della recitazione.
Può spiegarci perché?
Le riprese dal vero sono la fedele riproduzione del reale. Il disegno, invece, ha meno aderenza con la realtà: è una sintesi, contiene meno informazioni visive. Questa è la sua forza poetica ma anche la sua debolezza.
Significa che l’animazione, rispetto al cinema, richiede al pubblico uno sforzo maggiore? Più immaginazione?
Esatto. L’animazione è un modo di raccontare le storie meno immediato, dunque più complesso. So che in occidente i cartoni animati vegono considerati un prodotto principalmente per i bambini, ma l’animazione non è un prodotto, è un linguaggio. Attraverso l’animazione si possono raccontare storie per ogni fascia d’età.
Per quale fascia d’età è stato creato Gudam?
Ora è diventato godibile anche per gli adulti, ma è stato pensato specificamente per i bambini. A maggior ragione ho voluto dare tutta questa importanza, che a qulcuno è parsa esagerata, al doppiaggio. Per rendere credibile la storia narrata in un cartone animato è fondamentale la recitazione dei personaggi, che per me deve essere professionale come quella del cinema e del teatro. E’ quello che ho cercato di fare con Gundam.
E gli effetti sonori? Specialmente nelle serie di fantascienza robotica capita che non siano sincronizzati alle immagini: si sente un colpo di arma da fuoco e solo dopo il robot spara un missile…
Stesso discorso, serve più professionalità. In Giappone si produce animazione a ritmi industriali, una serie va avanti realizzando una puntatata a settimana. Per questo succede spesso che la colonna degli effetti sonori venga incisa prima che siano pronte le immagini, che quindi non sono sincronizzate. In un film sarebbe inaccettabile, e credo che debba esserlo anche in un cartone animato. Gli spettatori dei cartoni animati meritano più rispetto, soprattutto quando sono bambini.
Però il pubblico italiano si è affezionato alle vecchie voci di Gundam, ai nomi dei personaggi, che lei ha voluto riportare all’originale giapponese, e anche alla vecchia sigla, che ha voluto sopprimere. Non ha paura che il pubblico si disaffezioni?
So che sulle prime i fan di Gundam rimarranno spiazzati, ma questa per me è una forma di pressione per fare un lavoro ancora migliore e per non deludere i seguaci della saga. La veccia edizione delle voci italiane è stata realizzata senza chiedere un mio parere, non l’avevo mai sentita, e non aiuta a capire la natura dei personaggi. Quanto alla sigla, nemmeno i film ne hanno una e non se ne sente la mancanza.
Quando Gundam è comparso in Italia, nel 1980, i cartoni animati giapponesi con i robot erano al centro di una polemica. Si diceva che incitassero i bambini alla violenza.
Quando ho creato Gundam erano appena nate le mie due figlie. Da padre e mi ponevo anche io quegli interrogativi, vedendo i vari “Goldrake” e “Mazinga”. Che non incitano direttamente alla violenza, anzi, ragionano sul senso di giustizia, ma contengono moltissime scene di lotta. Ho cercato di creare un’alternativa a questi robot accusati di essere violenti. Per questo in Gundam c’è molta meno azione violenta e più introspezione. I personaggi parlano molto tra loro e espongono i loro pensieri. Il mio scopo era cercare di aiutare i bambini a riflettere sull’inutilità della guerra, invitarli a non commettere gli errori che fanno gli adulti. Gundam è nato con questo intento 25 anni fa ma il suo messaggio è ancora attuale.
A chi si si ispira Yoshiyuki Tomino ? Quali sono stati i suoi maestri?
Federico Fellini e Luchino Visconti. Mi piacciono sporatutto perché non seguivano gli schemi, erano totalmente liberi dai pregiudizi. Hanno realizzato dei film che sono tutto il contrario di quello che all’epoca la genta pensava che dovessero essere i film.
Domande e Risposte
Alfonso Signorini


  Ultimora Spettacoli

Sorrisi consiglia

Il sito che ti manda in tv Talent1

Le ultime notizie su
Le ultime notizie su Tgcom

I film nelle sale con
I film nelle sale con ComingSoon