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| E adesso mi arruolo in polizia |
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| Se avete imparato ad amare Giulio Scarpati grazie a "Un medico in famiglia", allora dovete prepararvi a una rivoluzione. Già, perché il personaggio che l’attore interpreta in "Una famiglia in giallo", la fiction che Raiuno trasmetterà nel marzo del 2005, è lontano anniluce dal timido dottorino che conoscevate. Non ci credete? Ci siamo intrufolati dietro le quinte per raccontarvi quello che succede. E per "rubare" le prime immagini dal set |
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6/9/2004 |
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 di Cinzia Marongiu
La macchina corre veloce sul selciato, solleva nuvole di polvere mentre inchioda in frenata. Portiere che si aprono, due uomini che scendono al volo e si dirigono davanti a una porta chiusa. Uno dei due la apre con un calcio. Stop. Basta. Finisce qui il clima da poliziesco. E inizia la commedia. "Ma che fai? Chi ti credi di essere, Starsky o Hutch?" chiede l’altro sorridendo. Scene di riprese quotidiane sul set di "Una famiglia in giallo", fiction in sei puntate per la prossima stagione di Raiuno che segna il ritorno di Giulio Scarpati alla lunga serialità televisiva, quella che con le prime due serie di "Un medico in famiglia" gli ha assicurato successo e affetto da parte di un pubblico immenso. Risultati che almeno sulla carta non dovrebbero tardare ad arrivare con "Una famiglia in giallo" e con il suo nuovo, simpatico, alter ego, il commissario Giovanni Bentivoglio. Un tipo che è tutto un programma, refrattario com’è al matrimonio, con tanto di madre impicciona (Valeria Valeri), nipote orfano e cane depresso al seguito.
"Già, il mio commissario è molto lontano dal cavaliere senza macchia e senza paura. È più che altro un antieroe, un uomo che lavora in un contesto di umanità e per questo è molto normale e molto poco mitico".
Giulio Scarpati non riesce a trattenere un sorriso di complicità verso questo suo nuovo personaggio. "È uno scapolo impenitente e vive ancora con la madre, un’appassionata giallista che non fa altro che intromettersi nelle indagini. In casa c’è anche il nipote, figlio della sorella e del cognato, morti in un incidente stradale. Lui dovrebbe fargli un po’ da padre, ma in realtà gli dà solo consigli trasgressivi, contrari alla morale comune. E poi è un ipocondriaco, fa un uso smodato di medicinali e somatizza le tensioni legate alle indagini in corso. Una volta ha la cervicale, un’altra la gastrite, un’altra ancora l’aritmia cardiaca. L’unica sua vera passione è la barca a vela, ma naturalmente non riesce quasi mai ad andarci".
Scarpati approfitta della pausa pranzo per riprendere fiato dentro la roulotte refrigerata a puntino. Il suo commissario ha lavorato per tutta la mattina con camicia e giacca sotto il solleone di Lunghezza, piccola frazione alle porte di Roma, dove si sta girando parte del quinto episodio, "Biscotti al veleno". "In pratica, la storia dell’autista di un camion trovato morto dopo aver mangiato i biscotti che trasportava. Il che basta a dare l’idea del genere di gialli che racconteremo. Lontani dalla criminalità organizzata e da traffici di droga. Certo, si parte da un omicidio, ma il racconto non è mai cruento. Sono soprattutto gialli familiari, tipici della provincia italiana". Come quella toscana della bassa Maremma in cui è ambientata la serie, ideata e diretta da Alberto Simone, che ne è anche produttore con la moglie Roberta Manfredi per la Dauphine. Di lui Scarpati parla con grande ammirazione. "È pignolo e sempre attento a qualsiasi dettaglio. Non lascia niente al caso".
Caratteristiche che andrebbero benissimo anche per descrivere se stesso, visto che nella roulotte sfoggia un manuale sui fondamenti della barca a vela e un quadernone compilato a mano in tre colori. "L’ho scritto io. È una specie di copione riassuntivo di tutte le puntate. In rosso ci sono le scene ambientate in commissariato, in verde quelle a casa, in blu le esterne. Ma ho segnato anche stati d’animo e malanni fisici del commissario. Un procedimento necessario quando ti ritrovi a girare nello stesso giorno pezzi di puntate diverse".
Già, perché i ritmi sono sostenuti così come prevede la produzione televisiva. Ma la cura, garantisce il regista, è la stessa di un lavoro cinematografico. "Stiamo cercando di fare dei film di qualità. Non a caso giriamo in pellicola e nel cast ci sono soprattutto attori teatrali. Il nostro obiettivo è, però, quello di raggiungere il più vasto pubblico possibile, dai nonni, ai genitori, ai ragazzi con storie che non hanno niente in comune con i classici polizieschi all’americana. La verità è che i gialli sono quasi un pretesto per raccontare una realtà profondamente italiana, come quella della provincia. E soprattutto per regalare qualche sorriso e qualche ora di spensieratezza. Verremo dopo il tg e proprio per questo abbiamo scelto di stare alla larga da malavita organizzata e problemi come immigrazione e prostituzione. Il nostro percorso sarà soprattutto guidato dalla fantasia. Ecco, direi che questi sono dei gialli alla Disney".
E di conseguenza non potevano mancare bambini e animali. "Pietro, il nipotino del commissario, è interpretato da un bambino toscano di 10 anni, Matteo Meccacci" spiega ancora Alberto Simone. "È al suo debutto assoluto, ma è straordinario. Ha delle capacità attoriali innate e una grandissima espressività, con una sorta di malinconia nello sguardo, perfetta per il suo personaggio di orfano. E poi c’è il cane, Brigadiere, che è un pastore tedesco addestrato. L’ho scelto tra tantissimi. Cercavo un cane con uno sguardo triste perché anche lui nella fiction è un orfano. Il suo padrone è stato ucciso e lui è caduto in depressione, prima di essere adottato da Pietro. Brigadiere è l’elemento più favolistico della serie, la parte trascendente, l’amico che ogni bimbo sogna di avere. Insomma, il mio E.T.". E non solo. Quel nome, Brigadiere, nasconde una dedica speciale per Nino Manfredi, padre di sua moglie Roberta e "soprattutto un immenso attore che ho avuto la fortuna di dirigere in vari film, compreso “Linda e il Brigadiere”. Un professionista che ha sempre odiato il settarismo perché il suo obiettivo era arrivare al cuore di tutti regalando un sorriso".
Qui invece sorrisi e risate saranno assicurati dalla presenza di un’altra grande attrice della vecchia guardia, Valeria Valeri, che alla tv ha regalato pagine indimenticabili con "La famiglia Benvenuti" e "Giamburrasca". "Caterina, il mio personaggio, è la mamma giallista, impicciona e invadente, che ai fornelli preferisce le indagini caserecce. Una sempre in giro a raccogliere pettegolezzi e chiacchiere di paese e che, con disappunto del commissario, spesso ci prende".
Non poteva mancare l’amore, quello che potrebbe far capitolare anche un single convinto come il commissario Bentivoglio che si ritroverà a fare i conti con un vicequestore donna, per di più giovane e bella. A interpretarla è Milena Miconi, già nel cast di "Carabinieri" e "Don Matteo": "Emma Caponero, questo il nome del mio personaggio, arriva nel paese da una città del Nord. Nel cuore ha una grossa ferita sentimentale e l’approccio con il commissario non sarà dei migliori". Ma poi, ovviamente, si ammorbidirà.
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