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Quando la pubblicità usa la voce dei saggi
Sembra un film la nuova pubblicità della Telecom che dal 19 settembre bombarda gli italiani al cinema e in tv. Non a caso il regista è Spike Lee. Ci avete scritto in tanti per sapere il significato delle parole che Gandhi pronuncia in inglese. Per soddisfare la vostra curiosità ecco il video da scaricare, la traduzione del passo e l'opinione di grandi esperti di storia e comunicazione
9/10/2004
di Elena Tebano

Mohandas Gandhi è morto da più di cinquant'anni. Ma adesso è tornato e ci fa sentire ogni giorno la sua voce. Attraverso uno spot: Telecom Italia, infatti, lo ha reso protagonista della sua nuova campagna pubblicitaria. Sorrisi ha trovato il discorso originale del Mahatma (un appellativo che significa "grande anima") e lo ha tradotto per i suoi lettori.
Lo spot mostra Gandhi in una capanna. Il padre della non violenza parla di fronte a una webcam. Lo ascoltano persone da tutto il mondo, grazie a diversi mezzi di comunicazione: una coppia seduta di fronte al Colosseo sul telefonino, un gruppo di uomini d'affari nel centro londinese, un cinese seduto di fronte alla televisione, due masai con il computer portatile, una folla negli Stati Uniti, donne e soldati nella Piazza Rossa grazie al maxischermo. Alla fine si legge una scritta: «Se avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?».
Le immagini in bianco è nero sono state girate da un regista famoso per il suo impegno politico, l'americano Spike Lee. Quando gli autori dell'agenzia pubblicitaria «Young & Rubicam» gli hanno proposto il soggetto della pubblicità, Lee ha risposto: «Per me è un onore». Perché dallo spot viene un grande messaggio di pace. Ma è difficile sentirlo: la musica di sottofondo lo copre. Per questo e per altri motivi, lo spot ha suscitato grandi reazioni. Molti telespettatori, commossi, hanno scritto a Sorrisi per avere le parole del testo. Altri hanno aperto blog e forum di discussione su internet. Qualcuno ha criticato la scelta di far parlare Gandhi. Il motivo? Non è giusto usare la voce di una persona che non può più dire se è d'accordo con il contenuto della pubblicità, sostengono.
Anche perché dal testo del suo discorso è saltata una piccola parola, che può cambiare molte cose.
Nello spot, Gandhi dice in inglese:

«If you want to give a message it must be a message of Love, it must be a message of Truth. I want to capture your hearts. Let your hearts clap in unison with what I'm saying. A friend asked yesterday, did I believe in one world? How can I possibly do otherwise, of corse I believe in one world».
(Traduzione: «Se volete dare un messaggio, deve essere un messaggio di amore, deve essere un messaggio di verità. Voglio catturare i vostri cuori. Fate battere i vostri cuori all'unisono con quello che dico. Ieri un amico mi ha chiesto se credessi davvero in un mondo unito. Come potrei fare altrimenti? Certo che credo in un mondo unito»).

Il testo del discorso originario, tenuto il 2 aprile 1947 alla Conferenza Interasiatica di New Delhi, diceva invece «If you want to give a message again to the West» («Se volete di nuovo dare un messaggio all'Occidente»).
Gandhi parlava a un pubblico misto, indiano e anglosassone, due mesi prima che l'India ottenesse l'indipendenza dall'Impero Britannico. Per lui l'Ovest era quello. Ma oggi sentiamo continuamente parlare di "scontri di civiltà" e "Occidente" è diventata una parola ingombrante. Forse per questo Telecom ha preferito ometterla.

Sorrisi, invece, ha voluto cogliere la provocazione della sua campagna pubblicitaria, e l'ha girata a quattro esperti: lo studioso di letteratura inglese Giovanni Iamartino, lo storico dell'India Mario Prayer, la specialista della comunicazione Annamaria Testa e il critico televisivo Massimo Bernardini.


  • Scarica lo spot (formato Quicktime, 4,56 Mb)
  • Il discorso originario di Gandhi in inglese...
  • ...e la sua traduzione in italiano

    LA SCHEDA TECNICA DELLO SPOT
    Agenzia: Young & Rubicam Italia
    Direttori Creativi Esecutivi: Aldo Cernuto – Roberto Pizzigoni
    Produzione: Colorado - executive producer Fabrizio Donvito - Marco Cohen
    Regia: Spike Lee
    Fotografia: Tom Sigel
    Colonna sonora: «Sacrifice» di Lisa Gerrard e Pieter Burke
    Luoghi di ripresa: Roma e dintorni e Cinecittà
  • Domande e Risposte
    Alfonso Signorini


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