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Ecco una tv (forse) diversa
"Cronache marziane" (Italia 1) e "I Fantastici 5" (La7) sono i casi televisivi dell'anno. Non solo perché hanno ottenuto ascolti superiori alla media delle rispettive reti. Ma anche (e soprattutto) per ciò che accomuna i loro conduttori. Che sono omosessuali dichiarati. Abbiamo intervistato gli addetti ai lavori. E abbiamo scoperto che si tratta di successi clamorosi ma non isolati. I personaggi gay che spopolano in tv sono moltissimi. Ecco chi (e dove) sono
23/12/2004
di Elena Tebano

Due sere a settimana su Italia1 è andato in onda un programma che per un'ora e mezza ci ha "parlato di tutto". Il 26 novembre, a mezzanotte, ha fatto 1.134.000 spettatori e il 22,9 per cento di share, molto oltre la media di rete. E' piaciuto così tanto che è stato addirittura prolungato di due settimane. Cosa c'è di strano? Lo conduce Fabio Canino, 41 anni, ex attore di teatro, ex Iena, ex volto di punta del canale satellitare Gay Tv. E, da sempre, omosessuale dichiarato. Come i protagonisti del reality show I Fantastici Cinque, che su La7 ha ottenuto ascolti superiori alle aspettative. Fino a poco tempo fa tutto questo, sulla televisione generalista, sarebbe stato impossibile. Sorrisi è andato a vedere cosa c'è dietro il fenomeno Cronache Marziane, per capire se i gay in tv fanno ancora scandalo. Oppure tendenza.
C'è chi qualcosa da ridire sulla trasmissione di Fabio Canino ce l'ha. Come Massimo Bernardini, critico televisivo del quotidiano cattolico L'Avvenire e conduttore di Il Grande Talk, tribuna televisiva che per orario e stile è agli antipodi di Cronache Marziane. «Dopo il programma di Canino i gay sono diventati molto più visibili in tv» afferma. «La sua è una presenza molto rumorosa. Ma non è lo specchio di un reale cambiamento nella società. Piuttosto una furbizia degli autori che cercano sempre qualcosa di nuovo e cavalcano la moda dominante». Bernardini non critica l'orientamento sessuale di Canino o di Platinette, l'altro celebre gay dichiarato della televisione italiana (gli autori di Cronache Marziane, all'inizio, avevano scelto lui per condurre il programma, ma poi la sua candidatura è stata ritirata). «Sento moltissimo la mancanza di Pierpaolo Pasolini e Giovanni Testori. Anche loro erano omosessuali, ma prima di tutto erano due grandi artisti e intellettuali che hanno capito meglio di altri la nostra società. Ed erano profondamente cristiani» aggiunge. «Canino e Platinette, invece, si esprimono con manifestazioni clownesche e non aiutano a capire niente. Anzi, possono far aumentare l'odio che molti adolescenti provano nei confronti dei gay».
Daria Bignardi, conduttrice tv, è di tutt'altro parere: «Rendere familiari i gay, farli vedere come persone normali aiuta l'integrazione sociale» dice. «Platinette è una persona intelligente, al di là del fatto che si trucca. E il pubblico sa riconoscere chi è intelligente da chi non lo è. Reagisce male solo a chi incarna i gay in modo stupido o volgare». E al pubblico Canino e Platinette piacciono. «Platinette va da anni al Maurizio Costanzo Show: lì è diventata in pochissimo tempo una presenza normalissima» incalza l'autore televisivo Enrico Ghezzi. «Oggi la realtà è che un signore di 75 anni può guardare un programma condotto da un gay dichiarato o che parla di tematiche gay senza scandalizzarsi. Anzi, è proprio sbagliato parlare dell'omosessualità come di un contenuto. Oltretutto Cronache Marziane non è un "programma gay". Usa piuttosto un linguaggio che i gay hanno inventato». Quello di persone eccentriche che attraverso le loro storie raccontano il mondo da un altro punto di vista.
Il linguaggio della varietà e del divertimento apparentemente superficiale, che però permette a individui diversi di condividere esperienze comuni. «Molti omosessuali, a causa dei pregiudizi che li circondano, non possono farsi riconoscere. E hanno imparato a vivere come una comunità frammentata, che si riunisce solo per festeggiare, o intorno a un personaggio simbolo» spiega Ghezzi. «Oggi anche la televisione fa questo. Basta pensare che adesso i programmi di massa non sono più il Festival di San Remo, ma i reality show. In cui ogni spettatore può riconoscersi in un personaggio diverso e particolare. La tv oggi ci parla della realtà rendendola più leggera e artificiosa. La passa attraverso un filtro di superficialità esibita». E in questo modo racconta anche cose che con un altro linguaggio sarebbero intollerabili. Per questo l'invito di Cronache Marziane ai suoi ospiti è "dire tutto quello che si pensa, senza censure".

A dar ragione a Enrico Ghezzi è addirittura l'autore del programma, Gregorio Paolini. «È vero, la nostra non è una trasmissione gay. Parliamo di un sacco di cose. E la potrebbe condurre benissimo un eterosessuale» insiste. «Nessuno dice che Zelig è un programma da maschi eterossessuali solo perché Claudio Bisio fa continuamente battute sulle donne». Perché scegliere Canino o Platinette, allora? «Perché volevamo qualcuno che riuscisse a essere leggero senza essere stupido. Che sapesse parlare anche di cose stupide senza trattare le persone da stupide». Alla fine il programma è stato affidato a Canino perché il conduttore doveva vestire in borghese e Platinette in abiti maschili non funzionava. «Platinette senza i suoi panni è come Mazinga senza pilota: non ha più le difese che gli permettono di essere dissacrante. Lui ha bisogno di una maschera, ma Cronache Marziane no» spiega Paolini. Che, però, concede qualcosa anche al linguaggio gay: «C'è uno stile omosessuale nascosto in tutta la storia del varietà italiano. Ma è sempre stato interpretato come una finzione: "giochiamo ad esserlo". La sensibilità gay, infatti, sa mettere a fuoco benissimo le figure, è grandiosa nel creare icone e personaggi cult.
Cronache Marziane, come gli stilisti per la moda, ha reso accessibile questa sensibilità e questo linguaggio al grande pubblico». Ha trovato un modo nuovo di parlare agli spettatori, chiunque essi siano. Per questo motivo Paolini rifiuta le critiche di Massimo Bernardini. «Anche quando uscì la musica rock, la si accusava di essere inutilmente rumorosa. È la stessa reazione di una persona di mezza età che entra in discoteca e dice che lì non si riesce a parlare. Non capisce che quello è semplicemente un altro modo di comunicare». I fan di Cronache Marziane, invece, tra loro si capiscono e parlano. Grazie agli sms a pagamento, mandati in onda sullo schermo durante la trasmissione. «Ne abbiamo ricevuti anche 10.000 a puntata. Questa forse è la cosa più interessante che ci è scoppiata in mano: il pubblico si riconosce in noi. Il nostro più che un programma è una community, una comunità virtuale». L'unico che non parla è proprio l'uomo che sa unire così tante persone e linguaggi, Fabio Canino. Che attraverso la sua addetta stampa ha negato l'intervista a Sorrisi. Perché, ci ha fatto sapere, è stufo di passare per portavoce televisivo dei gay italiani. Vuole essere un conduttore, niente di più e niente di meno. Lui, però, non prende parola.


Fabio Canino di Cronache Marziane non è certo il primo gay della televisione. Se oggi la sua presenza non provoca scandalo, ma così tanto favore di pubblico, è anche perché molti lo hanno preceduto. Ogni giorno le storie dei gay appassionano i telespettatori, li fanno piangere e ridere. Nelle serie e nei telefilm trasmessi in Italia, infatti, ce ne sono molti. Sorrisi ha contato e raccontato ben 53 personaggi omosessuali, considerando soltanto quelli che appaiono in più di due puntate.
Non è scontato. All'inizio i gay della fiction erano pochi. E sempre personaggi negativi o ridicoli. Come Steven Carrington in Dinasty, rifiutato dalla famiglia e destinato a una vita di sofferenza ed emarginazione. Altri erano meno tormentati, ma finivano inevitabilmente per essere uccisi, di solito da un amante crudele. Oppure dopo un po' scomparivano dallo schermo. È successo nella serie poliziesca NYPD Blue e, molto più recentemente, a Sandy Lopez di ER - Medici in prima linea. Un po' per volta, però, si sono fatti strada sullo schermo figure di omosessuali più positive, come la protagonista di Ellen o quelli di Will & Grace.
«Finalmente anche da noi la televisione ha cominciato a raccontare questo aspetto della vita quotidiana. Grazie alle serie americane, certo. Ma anche grazie al dibattito pubblico che è nato dopo che l'Italia è stata per la prima volta sede della manifestazione mondiale dell'orgoglio gay, il World Gay Pride, nel 2000» afferma Giampaolo Marzi, ex responsabile della programmazione fiction per Gay Tv. Come dimostrano le schede di Sorrisi, è soprattutto dopo questa data che hanno cominciato a comparire gay e lesbiche tra i personaggi delle serie.
Precedentemente, anche quando erano negli originali americani, da noi non si vedevano. La prima programmazione della sit-com Ellen, per esempio, è stata interrotta quando il suo personaggio stava per dichiarare la propria omosessualità. Solo nel 2002 la serie è stata trasmessa integralmente.
Stesso destino per Willow e Tara di Buffy. «Willow diventa omosessuale nella quarta stagione del telefilm. Ma all'inizio, in Italia, la rete ha semplicemente tagliato le parti in cui si mostrava questa sua evoluzione» spiega Chiara Poli, giornalista e autrice del libro Buffy l'ammazzavampiri. «Ma i fan hanno cominciato a protestare, e nella storia sono comparsi i riferimenti alla relazione omosessuale. Con una limitazione: di giorno venivano mostrate le puntate censurate, di notte quelle originali. Ciononostante l'episodio "Luna nuova", in cui Willow dichiara a Tara il proprio amore, è stato trasmesso solo con le repliche, il 30 agosto 2004. Ben tre anni dopo che la quarta serie era andata in onda. Eppure non c'è neppure un bacio tra le due ragazze». Il telefilm Xena ha avuto una sorte simile. Le due protagoniste, Xena e Olimpia, non sono una coppia. Ma nella versione originale, trasmessa in America, ci sono molti elementi che fanno sembrare la loro relazione qualcosa di più di una semplice amicizia. Gli sceneggiatori li hanno inseriti per catturare quanto più pubblico possibile. Quello di massa (che temevano fosse disturbato da un legame esplicito) e quello considerato "di nicchia" degli omosessuali. Nella traduzione italiana tutte le allusioni sono state affievolite, e alcune scene ambigue censurate. Tanto che gli appassionati del telefilm, nel 2002, hanno chiesto e ottenuto da Italia 1 che trasmettesse una doppia versione degli episodi. Come per Buffy.

Anche le serie di produzione italiana hanno dovuto aspettare per mostrare storie di omosessualità. Il primo gay dichiarato a comparire in una fiction lunga di casa nostra è Romeo di Commesse. «Ma è ancora una figura legata allo stereotipo che vuole tutti i gay parrucchieri, stilisti o commessi. Uno di quei personaggi che si mettono per far vedere che la serie è moderna, al passo coi tempi o politicamente corretta. Lo stesso vale per Luca di Il bello delle donne» continua Marzi. I personaggi di Un posto al sole e Un medico in famiglia arrivano dopo e in parte si differenziano da questo modello. Ma anche qui c'è un luogo comune. Sia Luciano che Oscar hanno un cedimento nei confronti delle donne che li porta a mettere al mondo un figlio con la loro migliore amica. La vera novità nel panorama italiano arriva con Luca Benvenuto (interpretato da Simone Corrente), uno dei protagonisti di Distretto di Polizia. Che ha i tratti del bravo ragazzo di famiglia e fa un mestiere da duri: il poliziotto. «Abbiamo avuto delle difficoltà a introdurre il suo personaggio» dice Marcello Fois, all'epoca sceneggiatore della serie. «I dirigenti responsabili del rapporto con i media ci facevano pressioni perché lo eliminassimo. Dicevano che non c'erano gay in polizia. Un agente con lo stesso nome del personaggio originale ci ha anche denunciato per diffamazione. Come se ci fosse qualcosa di male nell'essere omosessuale. Abbiamo dovuto cambiare la lettera finale del cognome in una "o"». Il poliziotto del telefilm, però, è diventato presto molto popolare tra gli spettatori. «Il protagonista di una fiction diventa subito un emblema, assume un significato fondamentale per chi lo vede. Quando trapelò la notizia delle resistenze della polizia, molti agenti cominciarono a scrivere a noi o all'attore Simone Corrente. Dicevano che erano gay, o che conoscevano dei poliziotti omosessuali nel loro dipartimento. Prima non se ne era mai parlato». Le serie televisive, infatti, sono anche un modo per guardare e riflettere sul mondo che ci circonda. «Lo fanno in modi diversi, ma il risultato è lo stesso» aggiunge Giampaolo Marzi. «Pensiamo alla sit-com Will & Grace, per esempio. Usa la tradizione della macchietta, del gioco comico sui gay, ma poi affronta temi difficili e complessi. Che mostrano al pubblico un aspetto della vita a cui forse non farebbe caso». La televisione, allora, ci deve insegnare qualcosa? «La fiction racconta e ci restituisce una realtà rielaborata. Il meglio che può fare è proprio questo, senza ripetere stereotipi o rappresentare un po' di tutto secondo le regole del politicamente corretto. Il punto di arrivo, forse, è una serie come Six Feet Under. David è un personaggio complesso, con pregi e difetti. Ed è gay. Una caratteristica che non serve a sostenere nessuna causa. Solo ad appassionarci a una storia».

    LA GUIDA AI PERSONAGGI GAY NEI SERIAL TV
    Clicca sul titolo del telefilm per visualizzare le schede


  •   1. BEVERLY HILLS, 90210
  •   2. BUFFY
  •   3. CHICAGO HOPE
  •   4. CINQUE IN FAMIGLIA
  •   5. COMMESSE
  •   6. DAWSON'S CREEK
  •   7. DARK ANGEL
  •   8. DYNASTY
  •   9. DISTRETTO DI POLIZIA
  • 10. E.R.
  • 11. ELLEN
  • 12. FELICITY
  • 13. FRIENDS
  • 14. HOMICIDE
  • 15. IL BELLO DELLE DONNE
  • 16. I SIMPSON
  • 17. L.A. LAW
  • 18. MELROSE PLACE
  • 19. NIP/TUCK
  • 20. NYPD BLUE
  • 21. ORGOGLIO
  • 22. PAPPA E CICCIA
  • 23. PROFILER
  • 24. PROVIDENCE
  • 25. SEX AND THE CITY
  • 26. SIX FEET UNDER
  • 27. SOUTH PARK
  • 28. SPIN CITY
  • 29. THE SHIELD
  • 30. THE STRIP
  • 31. UN MEDICO IN FAMIGLIA
  • 32. UN POSTO AL SOLE
  • 33. WILL E GRACE
  • 34. XENA





  • Note
    - Il coming out è l'atto con cui un gay o una lesbica dichiara pubblicamente la propria omosessualità. Alla lettera significa "venire fuori", cioè scoprirsi, rivelarsi.
    * le date segnalate con un asterisco sono indicative
    ** le date segnalate con due asterischi indicano la data di prima trasmissione della serie in Italia
Domande e Risposte
Alfonso Signorini


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