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E adesso spoglio l'anima
Fresca del grande successo del talk-show «Grimilde», Alba Parietti si prepara a condurre «Wild West», il nuovo reality di Raidue ambientato in Arizona. E a Sorrisi racconta tutto delle sue estati più memorabili, come quella del '96, quando «Galagoal» le regalò la popolarità che inseguiva da 15 anni
17/8/2006
di Aldo Dalla Vecchia

Facciamo finta di non aver sentito le battutacce che avrete senz’altro indirizzato all’incolpevole Alba dopo aver letto il titolo di questo articolo e passiamo oltre. Fresca del grande successo di ascolto del suo «Grimilde», il talk-show in onda su Italia 1 poche settimane fa, la Parietti vive ora un curioso fenomeno, noto agli studiosi come bilocazione: con il corpo l’Alba nazionale è nella solita Sardegna, dove passa le vacanze fra madre, figlio, fidanzato e amici; con la mente si trova già nel selvaggio West americano, dove sarà ambientato il programma, in partenza a settembre su Raidue, che segna il suo debutto come conduttrice di reality.
L’exploit di «Grimilde» è stato una sorpresa per tutti, a partire da lei. Era stata la prima a mettere le mani avanti. Invece…
«Invece è stato il programma più visto della serata, con il 18% di share. E il merito del risultato, ci tengo a dirlo, va al mio gruppo di autori».
Quando torna «Grimilde»?
«Ci auguriamo tutti che la prossima primavera arrivi la serie vera e propria, con lo stesso gruppo e sulla stessa rete. Però, mai dire mai. D’altra parte l’idea del programma è firmata da me e io non ho alcun vincolo contrattuale».
Veniamo a «Wild West», in partenza fra un mese su Raidue. Anche lei si mette a presentare un reality. Uffa!
«La proposta mi è venuta da Fosco Gasperi, che è il papà del primo “Grande Fratello”, oltre che un maestro del genere reality. I protagonisti saranno 12 ragazzi sconosciuti che tenteranno l’avventura della loro vita: diventare veri cowboy. Quello che a me interessa è che questi ragazzi sono stati scelti non tanto per il loro aspetto più o meno “glamour”, quanto per le storie di vita che si portano dietro, tutte, secondo me, straordinarie».
Siamo a Ferragosto. Tracci un bilancio della sua estate.
«Ho cominciato a metà luglio, con una crociera da Capri a Panarea. Poi, mi sono spostata su e giù per la Sardegna. E adesso sono appena tornata nella mia casa di Porto Cervo, che nel frattempo è stata occupata da mio figlio Francesco e dai suoi amici, e dove c’è anche mia madre. Mia madre e mio figlio adorano fare le vacanze insieme perché, anche se sono nella stessa casa, riescono a non incrociarsi mai, per una questione di orari».
Con il suo principe come va?
«La mia storia con Giuseppe va benissimo, perché vive su basi ormai consolidate. Da tempo abbiamo capito una cosa: siamo due eterni bambini. Tutti e due abbiamo bisogno di spazi importanti di libertà. E ce li concediamo l’un l’altro».
Intende dire che siete una coppia aperta, come venivano chiamate negli Anni Settanta?
«No. Siamo una coppia aperta, ma non nel senso dei tradimenti. Le faccio un esempio. Se Giuseppe deve andare 10 giorni a Sharm con sua figlia, io non mi sento messa da parte. Così come se io per un po’ vengo assorbita dal lavoro e magari non possiamo vederci, lui è il primo a capire e a non prendersela».
Leggendo la sua biografia, si scopre che quasi tutti i suoi exploit sono avvenuti d’estate. Il primo nel 1990, con «Galagoal».
«Provo una grande tenerezza per quell’Alba lì. Un’Alba che aveva fatto una gavetta lunga 15 anni, che è riuscita a ottenere un enorme successo popolare nonostante non avesse raccomandazioni e nonostante andasse in onda su Telemontecarlo, che nessuno vedeva».
Appena un anno dopo, 1991: dagli altari alla polvere, con le stroncature epocali per «La piscina», il varietà estivo di Raitre.
«Delle critiche non me ne fregò nulla, perché con “La piscina” mi sono divertita come poche altre volte nella mia vita».
Con «Serata mondiale», dedicata ai Campionati del mondo di calcio, e presentato da lei, Valeria Marini e Fabrizio Maffei, nel 1994 siete arrivati a quasi 15 milioni di telespettatori. In che rapporti è rimasta con la Marini?
«Molto buoni. Le voglio molto bene. Siamo due donne indubbiamente diverse e abbiamo fatto scelte diverse. Lei mi piace perché è caparbia, capace, testarda. E devo dire che finora si è gestita benissimo».
Arriviamo alla famigerata estate del 1996, dove si assiste a un doppio exploit: prima viene annunciata la fine della sua storia con Stefano Bonaga detto “il filosofo”, poi la notizia della nuova coppia Parietti-Lambert finisce addirittura in apertura di telegiornale.
«Christopher è stato la follia della mia vita. È stato come ne “La rosa purpurea del Cairo”, quando l’attore esce dallo schermo e in platea trova Mia Farrow ad attenderlo. Ecco, al posto di Mia Farrow c’ero io. Christopher era il mio idolo adolescenziale, lui per me era Highlander, Tarzan. E io ci ho creduto sul serio. Quello con Christopher è stato uno dei periodi più felici e più esaltanti della mia vita. Solo che il risveglio poi è stato molto duro».
Ha altri ricordi significativi legati all’estate?
«Mi ricordo un’estate di grande dolore, quella del 1997, quando scomparve mio padre. E alla scomparsa di un’altra persona carissima è legata l’estate di due anni fa. Si chiamava Toti Palma, ed era un amico fraterno: giornalista, scrittore, ma soprattutto un grande catalizzatore di persone intorno a sé. Con Toti abbiamo passato delle estati indimenticabili a Panarea. E lui, quando ha saputo che ci avrebbe lasciati, ha voluto intorno a sé gli amici più cari. Così ci siamo ritrovati tutti a casa sua a Palermo. È stato un po’ come nel film “Le invasioni barbariche”, però con un tocco pittoresco di ironia siciliana in più. Toti ha voluto affrontare il periodo della malattia con i suoi amici intorno, ed è stata una cosa che non avevo mai visto prima, un’esperienza incredibile che mai avrei pensato di affrontare. C’era quest’uomo che sapeva benissimo quale sarebbe stato il suo destino, ma non voleva angosciare nessuno, e prima di morire organizzava feste con gli amici che magari arrivavano dall’altra parte del mondo. La situazione era di una forza e di una poesia tali che non riesco a pensarci senza commuovermi. Toti è riuscito a fare quello che tutti noi vorremmo fare: ha trasformato la tragedia della propria morte in una specie di farsa divertente. Non riesco a credere che lui non ci sia più».
Ci regala un’immagine delle sue estati da bambina?
«A Riccione: io, mia madre e mio padre. I bomboloni caldi, la frutta glassata gelata, gli spicchi di cocco sotto il getto d’acqua. E poi questa spiaggia bianchissima, con la sabbia finissima, dove andavamo a passeggiare al mattino presto, quando non c’era ancora nessuno e potevamo lasciare le prime impronte sulla sabbia».
Domande e Risposte
Alfonso Signorini


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