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Voglio andare a vivere dove non c’è il telefono
«Tra dieci anni lascerò Hollywood e mi trasferirò con i miei figli in un luogo lontano e pieno di sole» rivela l’attore. Ma per ora non può: ci sono da preparare altri tre film sul pirata più amato del cinema
13/9/2006
di Silvia Mapelli
foto Elliot Marks

Non ci sono dubbi. Il merito dello straordinario successo de «Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma» è tutto di Jack Sparrow. O meglio, di Johnny Depp, a 43 anni uno dei più affascinanti e controversi attori di Hollywood. Sua, infatti, è stata l’idea di trasformare il più classico dei corsari in un personaggio irriverente, trasgressivo ed estremamente divertente. Un’idea che in un primo momento era apparsa un po’ azzardata, ma che ha dato i suoi frutti: il secondo episodio della serie si è aggiudicato il primo posto nella classifica dei film che in America hanno incassato di più durante il fine settimana d’uscita (ben 136 milioni di dollari). E a poche settimane dal debutto è già diventato il film distribuito dalla Disney con il maggior incasso di tutti i tempi: 924 milioni di dollari contro gli 865 di «Alla ricerca di Nemo».
Nel film di Gore Verbinski, lo stesso regista che ha diretto il primo episodio e firmerà anche il terzo della serie, Jack Sparrow deve fare i conti con una nuova maledizione: quella gettatagli addosso da Davy Jones, spaventoso signore degli oceani dalla faccia di polipo e comandante dell’Olandese Volante. Con Jones, Sparrow ha un debito d’onore e per estinguerlo non esita a mettere a repentaglio l’amore che lega Will Turner (Orlando Bloom) ed Elizabeth Swann (Keira Knightley).
Signor Depp, è sorpreso dall’incredibile successo ottenuto dai Pirati?
«Diciamo che, oramai, mi ero abituato all’idea di non far mai parte di un film campione d’incassi. Quindi... Quel che mi sorprende di più, a parte il fatto che mi paghino per fare qualcosa che mi diverte moltissimo, è l’amore che il pubblico dimostra per Jack Sparrow. E la passione con cui lo sostiene. Quando stavamo girando “La maledizione della Prima Luna”, ad alcuni dirigenti della Disney la mia interpretazione non piaceva per nulla. Ma il pubblico li ha costretti a ricredersi, ad accettarmi e a scritturarmi anche per le pellicole future».
Come è nata l’indimenticabile camminata di Sparrow?
«Grazie a un “colpo di caldo”. Per la precisione durante una sauna un po’ troppo prolungata. Quando sono uscito i miei movimenti non erano esattamente coordinati e ho pensato: se questo è ciò che accade a chi rimane esposto per troppo tempo a situazioni estreme come quelle che richiede la navigazione in mare aperto, questo è il modo in cui si muoverà Jack!».
Da bambino voleva fare il pirata?
«E chi non lo vorrebbe? Credo che sia un sogno che accarezzano in molti e sono convinto che il motivo sia legato al concetto di libertà assoluta. A tutti piacerebbe vivere senza legami, essere irriverenti, trasgredire le regole e scegliere il proprio destino senza dover rendere conto a nessuno».
Nel terzo film, la cui uscita è prevista per il 2007, Jack Sparrow troverà finalmente l’amore?
«Non ne sono sicuro. Potrebbe anche innamorarsi di Orlando Bloom…».
A proposito del terzo episodio: può confermare che Keith Richards dei Rolling Stones, da cui ha dichiaratamente preso spunto per il suo corsaro, apparirà in un cammeo nel ruolo del padre di Jack?
«Le riprese dovrebbero iniziare proprio ora, a metà settembre, durante una pausa del tour che lui sta facendo con gli Stones. Quindi tutto sembrerebbe combinare alla perfezione. Ma fino a che non lo vedo sul set…».
Ci sono voci che parlano già di un «Pirati dei Caraibi» numero quattro, cinque, sei...
«È vero, ne stiamo discutendo. E, ovviamente, spero che si trasformino tutti in realtà».
Deduco che non è stato difficile convincerla a prendere parte al seguito del primo film.
«Direi proprio di no. Come ho già detto, mi diverto molto a indossare i panni di Jack Sparrow e sul set abbiamo raggiunto un accordo fantastico con il regista e tra gli attori. E poi, perché rifiutare qualcosa se la storia che ti propongono è buona? Davvero, più dell’aspetto economico, a eccitarmi era l’idea di potermi vestire ancora da pirata».
È vero che ha accettato questo ruolo principalmente per i suoi figli?
«I miei bambini hanno avuto un ruolo determinante. Per esempio, nella scelta della voce. Quando ci sediamo a giocare con le Barbie, infatti, mi immedesimo nel personaggio, assumo diverse personalità e uso voci differenti. In genere però succede che mia figlia mi guardi e dica: “Papà, per favore, puoi smetterla? Puoi usare la tua voce normale?”».
Dove si immagina tra dieci anni?
«Con i miei figli, in un luogo senza telefono dove ci sia tanto sole».
Guardando, invece, al passato: che cosa pensa dei dieci anni appena trascorsi?
«Diventare padre è stato sicuramente l’evento più importante della mia vita. Ma più che un cambiamento, lo ritengo una rivelazione. Prima della nascita di Lily-Rose e Jack non sapevo bene chi fossi. Ma la prima volta che ho guardato mia figlia negli occhi, la prima volta che ho stretto tra le braccia quell’angioletto, mi sono reso conto delle cose inutili che ho fatto e di tutto il tempo che ho perso prima del loro arrivo. Per la prima volta sento di fare parte di una famiglia e, con loro e Vanessa Paradis, la mia compagna, mi sento finalmente a casa».
Domande e Risposte
Alfonso Signorini


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