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Il blog del Mago Casanova
L’illusionista Antonio Casanova scrive un diario quotidiano per raccontare come si sta preparando alla prova più ambiziosa della sua vita. Il 31 ottobre, a 80 anni esatti dalla morte del grande Houdini, cercherà di uscire da una vasca di plexiglass piena d'acqua e chiusa su tutti i lati, in cui verrà immerso con le mani e i piedi legati. Il numero sarà seguito in diretta da “Striscia la notizia”. Per lasciare un messaggio nel blog, scrivete a casanova@sorrisi.com
2/11/2006

VITTORIA
Ormai lo sapete tutti, ce l’ho fatta.
O meglio, ce l’abbiamo fatta.

Tutti noi abbiamo vinto, tutti noi che siamo riusciti a combattere le nostre pagode della morte.

Riccardo, il mio istruttore di apnea, ha vinto la sua scommessa di riuscire a farmi stare con la testa sott’acqua, cosa che visto il mio trauma infantile sembrava impossibile. Ma la sua pazienza, la sua tenacia, il suo sapere di poter spingere il limite e mettere in discussione la sua credibilità di una vita come istruttore lo hanno portato fino al traguardo.

Nicola, il mio cameramen-fratello a cui sempre affido il mio viso e le mie gesta, ha vinto la sua pagoda, potendo decidere se essere al mio fianco o no con una telecamera in spalla, e sapendo che era una decisione difficile perché si trattava di affrontare una situazione troppo lunga per essere spiegata in questa sede, ma dove vi garantisco, pochi avrebbero scelto di comparire quel pomeriggio. Lui l’ha fatto, sole alle spalle e sorriso sgranato a far più luce dei fari puntati sulla Pagoda.

Roberto, sotto pressione da tempo ma capace di reggere il carico dell’organizzare l’illusione per la diretta più emozionante degli ultimi tempi, ha vinto la sua pagoda di arrivare come solo i professionisti sanno fare sereno e lucido nel momento stesso in cui il direttore di palco ha gridato “Ci siamo”.

Giulia ha vinto la sua sfida con una televisione che l’ha vista essere il simbolo della bellezza prima, come letterina di PassaParola, invece di presentarsi come avrebbero fatto tante altre persone con supponenza e presunzione di dire “non-sai-chi-sono-io” è entrata dalla porta di servizio, assieme a me, e ha prestato la sua invadente avvenenza allo spettacolo, accettando di non esporsi in prima persona. Ed ecco, si è guadagnata l’applauso fragoroso di chi non crede che la bellezza possa andar d’accordo con l’umiltà. Giulia hai vinto tu, e con te tutte le persone che pur sapendo d’essere stelle comete pensano di non fanno rumore passando, e in realtà fanno alzare il mento ad un mondo di occhi incantati.

Daniele, il ragazzo dal cuore antico, ha lasciato in un cassetto tutte le sue ritrosie per apparire in video, il suo duro rapporto con l’etere e l’immagine, che rifiuta per principio. Di colpo, nel momento di difficoltà quando il telo rimaneva impigliato è stato il primo ad entrare in scena, pronto a risolvere la situzione. La mia sicurezza, Daniele. Capace di contravvenire ai propri principi per amicizia. Pura amicizia. Io so che mi avrebbe tirato fuori in qualunque modo e in qualunque momento se mi avesse visto in difficoltà. A lui ho affidato la mia vita.

Massimo, l’uomo dai muscoli d’acciaio, ha vinto la sua timidezza, il pensare a dispetto del suo fisico, di non essere adeguato per lo schermo televisivo, di poter rovinare la diretta per un movimento fuori luogo, lui che è un uomo riservato e schivo. Per me si è esposto. E ha vinto la timidezza.

Abbiamo vinto tutti. Come ha vinto Susanna, una bimba di sei anni passati ora in sette, che conobbi un anno fa in un ospedale a Monza, malata di Leucemia, senza un domani certo. E’ stata ll prima telefonata che ho fatto dopo essere uscito dalla vasca d’acqua. Il primo sorriso. Oggi Susanna è salva. Ha vinto la sua malattia. La sua Pagoda.

Avete vinto voi, che avete seguito secondo per secondo, attimo per attimo, la più grande magia di tutti i tempi: ridisegnare i prori limiti.

Hanno vinto Luca, Mauro, Valentina e Serena, che sono arrivati da Milano all’ultimo istante per essermi di fianco, e dare i preziosi finali ritocchi ad uno spettacolo che attendeva solo loro per essere perfetto.

Ha vinto Mirko, l’uomo che mi segue come un'ombra a striscia, l’uomo che vi fa ascoltare anche quello che dicono i muri grazie ai suoi metodi da 007, l’uomo che gridava nel microfono i secondi che instancabili passavano. Ha vinto trovando il tempo che non aveva dal suo lavoro per essere lì, sempre e comunque.

Ha vinto mia madre, svenuta davanti al televisore per l’emozione, ha vinto mio padre, in prima fila davanti a tutti nonostante tutte le difficoltà che la vita gli ha messo davanti.

Ha vinto mia sorella Maria, che ha messo da parte tante tensioni degli ultimi tempi ed è tornata la sorella che amo, e che tra poco avrà un bimbo, Massimo. Il mio prossimo prediletto spettatore.

Ha vinto Tony, il mio manager, che mi è stato a fianco sin da quando ero l’ultimo degli ultimi. E oggi, dove in realtà sono il primo fra gli ulitmi davanti ad uua strada tutta da disegnare, anche lui nonostante stanchezze e difficoltà è riuscito ad esserci ii ogni momento.

Ha vinto Paolo, il mio direttore di produzione, che è riuscito a far funzionare tutto come fosse un orologio, nonostante la sua ultima fatica, le Olimpiadi di Torino, gli avessero portato un'ernia e un'operazione dalla quale a fatica si era riavuto, e sicuramente avrebbe fatto meglio a non partecipare a questa titanica impresa. Ma ha vinto, dicendo di sì, e portandola a termine, portando la nave in porto. Ora vincerà un'altra pagoda, quella di far sapere al mondo che canta, e canta bene. Che scrive canzoni, e scrive bene. E se non lo farà lui, questa è una minaccia, lo farò io...

E hanno vinto loro: quei due signori anziani nascosti dietro la terza nuvola a destra, uno con la barba bianca e uno con lo sguardo penetrante e indimenticabile. Sono quei due signori che ho salutato con un gesto asciutto, nonostante fossi fradicio, quando mi sono trovato sopra la Pagoda in piedi. Quel saluto, quasi il simbolo di una missione compiuta, era per loro.

Abdon e Harry, mio nonno e Houdini.

Hanno vinto loro. Houdini dimostrando dopo 80 anni che la sua magia è ancora viva ed è capace di stupire, di portare lucida meraviglia.

Abdon, dimostrando che serve crescere un nipote in una casa dove c’è spazio solo per musica, poesia, pittura e magia. Dove non entrano le ombre taglienti dell’invidia, del tradimento, della gelosia, dell’odio. Una casa dove un uomo ama una donna per tutta una vita. Una casa dove la gabbia per i passerotti è aperta, dove questi volano tra il cielo e le finestre.

Abbiamo vinto, maledetta ciurma di testardi, e ora prendiamoci tutti questa giornata di sole sfacciato, che scalda i contorni dell’anima prima ancora del viso.

Abbiamo vinto, brutti e orgogliosi figli della meraviglia. Noi siamo il letame da cui nascono i fiori, come scriveva qualcuno.

E siamo felici di esserlo.

Ora comincia davvero la strada da percorrere, quella più larga, ora si apre davvero il sipario. Ora si accendono le luci e il pubblico prende posto in sale.

Ora è tempo di portare prodigi ovunque ci siano occhi larghi abbastanza per riceverli.

E come dice qualcuno,
è tempo di partire,
siamo nati per andare.

Ad Astra,
Amici miei
Antonio
Giovedì 2 novembre



RIFLESSI E RIFLESSIONI (Diario di bordo: settimo giorno)
Sono già trascorsi 7 giorni, e ogni ora, ogni minuto, ogni secondo si è stampato nella mia mente, sotto la mia pelle, dietro i miei occhi.

Riesco a lasciarvi poco di quello che sto vivendo, ma questo poco è comunque un modo per tenervi con me, per farvi sentire il vento caldo di questa rara avventura.

La mia dannata ciurma è approdata al cantiere con il mento alto in una mattina grigia, con un sole indeciso e un muoversi lento delle onde contro la battigia.

Le rumorose porte di ferro si sono spostate con simile indecisione e lentezza sui binari corrosi dal sale, per svelare agli occhi di tutti noi il grande ring costruito intorno alla Pagoda Della Morte.

Un silenzio quasi ossequioso è seguito al primo momento di stupore, per la grandeur dell’immagine esplosa negli occhi.

Le gigantesche imbarcazioni del cantiere facevano da sfondo al mio mostro di ferro e vetro, mentre il sipario rosso tirato a mezz’aria sembrava quasi invitasse ad una prova repentina.

Nient’altro tutt’intorno. Solo il suono ovattato di un mare a pochi metri, quasi un uomo addormentato che borbotta nel sonno.

Ognuno ha preso il suo posto di comando, chi all’elevatore che mi porterà su fino a 6 metri d’altezza, bloccato per le caviglie e girato con la testa verso le fauci della Pagoda, chi al sipario che mi nasconderà al mondo per quei 2 fatidici minuti, chi al controllo della temperatura dell’acqua perché non rischi uno svenimento per ipotermia, per un'acqua troppo fredda.

La ciurma, oggi quasi al gran completo, si era adoperata per non lasciare scoperto nessun ruolo.

Li conto: sono 21 agguerriti marinai, pirati pronti a salpare per la fase finale.

Già perché mancano tre giorni alla diretta, e domani sarà un via vai di telecamere e tecnici per montare le migliaia di kw di luce e per installare decine di centinaia di cavi ed oggetti ipertecnologici per permettere a tutti voi, ovunque voi siate, di assistere all’impresa di questo vecchio ragazzo scriteriato, di questo folle innamorato della magia.

E dell’uomo che fu Houdini. Un genio. Un Folle.

D’altronde non c’è genio che non sia folle, per sua stessa natura. E non c’è folle che nasconda così la propria genialità.

Penso a tutti loro, e mi accorgo che mancano ancora pezzi importanti della scacchiera. Domani arriveranno Luca, lo scenografo che per me ha creato quella mansarda magica dove vivo su Disney Channel nell’Ora della Magia, e che qui ha dato una forma a questo prodigioso ring dove mi batterò con la Pagoda.

E Valentina, la mia responsabile di produzione, ovvero la ragazza che dietro agli occhi azzurri e limpidi ed i lunghi capelli biondi nasconde l’animo della tigre.

Con loro l’esercito sarà completo. Con loro ed Alessandro, l’uomo che chiamo mahatma, ma non vi racconterò perché. Non ora. Sappiate solo che scrive per me da anni, e che molte delle cose che faccio nascono dalla fervida e fluente fantasia del suo dire “E se facessimo” e dal mio rispondere “Quando? Domani?”

Mi distraggo e scopro che stavo fissando il riflesso delle luci appena posizionate per fasciare la pagoda di uno strano e mistico alone. Un riflesso mentre rifletto.

Come quando ci si incanta a guardare qualcosa, e ci si dimentica cosa, per viaggiare lontano. Un momento magico, che avviene spesso, a tutti noi. Quel momento in cui si diventa estranei a noi stessi. Si esce, ci si abbandona, e poi quasi ci si dispiace perché si scopre che era solo un istante d’assenza.

Dispiacersi poi per cosa? C’è un mondo davanti che è tutto da inventare. Meglio restare senza ali, visto che da tempo ce le strapparono. Il vero sogno è qui, sulla terra appena calda e vestita di foglie. Non c’è bisogno di volare. Ma di continuare a camminare, andando avanti. Siamo nati per andare. Così sia.

Finito il riflesso, terminata la riflessione. E’ ora di entrare in acqua. E’ tutto vero. Per fortuna, è tutto vero. A domani, compagni di viaggio.
Antonio
Sabato 28 ottobre - ore 23.52



IL GUANTO E' STATO SCAGLIATO (Diario di bordo: sesto giorno)
Marina di Ravenna. Una giornata d’ottobre di sole intenso e un mare silenzioso ad accogliere l’arrivo dei primi TIR che nascondono all’interno dei grandi teloni le centinaia di metri di ferro con cui verrà allestito il ring.

Un ring che circonderà la pagoda della Morte, proprio come fosse il palco ideale per la sfida del secolo, tra due pugili di diversa età ma di uguale caratura. Entrambi decisi a vincere. Nessun pareggio. Nessuna vittoria ai punti. Solo l’attesa del KO senza possibilità di rivincita.

Compaiono altre figure che mi saranno accanto nella sfida. Uomini che non dormono mai, i tecnici che sanno allestire strutture meravigliose come i palchi dei concerti in men che non si dica e capaci di farle sparire mentre cantanti e artisti ancora si intrattengono per le foto e gli autografi di rito con il pubblico.

Uomini sempre in viaggio, capaci di innamorarsi di ogni luogo dove piantano nel cemento il ferro freddo delle Traverse Americane, e di non scordarlo più.

Altri Pirati, come noi.

Uno dei quali caduto lungo la traversata, ma già in piedi come un combattente mai domo, Carlos. Carlos è un cittadino del mondo, un ragazzo dai capelli lunghi e il sorriso facile. Un ragazzo che è il capo dei nostri spostamenti con i mezzi, prezioso quanto basta per comprometterne la tranquillità in caso di assenza.

E la notizia di lui in ospedale non ci ha sollevati. Ma è di tempra antica. Di pelle dura, come un po’ tutti noi. Dall’ospedale risponde già sorridendo. La sua unica preoccupazione e non essere con noi quella sera prodigiosa. Lo rassicuro: "Uscirò dal mostro di vetro e ferro anche per te".

Intanto il mare spia i movimenti della troupe, e passo dopo passo nasce la grande struttura che accoglierà la sfida.

Dal camion, come da un cappello a cilindro senza trucco, escono stoffe colorate, gigantesche casse di legno, strumenti dalla forma misteriosa e dall’uso impensato.

Ci siamo. Guardo il cemento sotto i miei piedi, consumato dalle tante navi scivolate sulle ruote di giganteschi carri ponte fino al mare. E penso di aver fatto la scelta giusta. Houdini amava i temerari come lui. Grazie a questa sfida ragazzi e bambini che forse non lo avrebbero sentito nominare così spesso conosceranno la straordinaria storia di un uomo fuori dal comune.

E capiranno che nella vita non esiste un muro abbastanza spesso che non possa essere abbattuto. O aggirato, a volte.

Il telefono comincia a suonare come se si sentisse trascurato. E’ uscita un'ANSA mi dicono. Parla della sfida. I giornali sono in fibrillazione. E noi, i ragazzi ed io, siamo consci di aver raccolto il guanto della sfida.

Ora non si torna più indietro. Ora si va fino in fondo.

State con me, domani finalmente si prova nel luogo. Scrivo un messaggio a Nicola, il mio Cameramen, ed anche il regista di tante imprese televisive. Gli dico: ”Ricordi Guerre Stellari? Quando Luke SkyWalker sembra finito perché ha alle spalle Lord Fenner e due caccia imperiali e sa bene che non potrà sparare il colpo decisivo alla morte nera vede un lampo di luce e sente in cuffia la voce di Harrison Ford (IAN SOLO) che gli dice: - Sono qui con te ragazzo. Fai saltare quest’affare e torniamocene a casa- E lui risponde “Facciamolo saltare...”
Questo è lo spirito, questa è la squadra.
Antonio
Venerdì 27 ottobre - ore 22.07



QUELLA CIURMA DANNATA (Diario di bordo: quinto giorno)
Ancora una volta scrivo queste righe che spero traccino la linea marcata a cui è appesa questa avventura, in modo che possiate vivere da vicino quest’esperienza rara, se non unica.

Perché è dividere assieme le cose che conta davvero, è necessario perché non bastano due occhi, i nostri, per far sì che vi si versi tutto il cielo, o vi si accolga un intero orizzonte. Ce ne voglio altri, altri due almeno. E se si è fortunati molti di più.

La Sfida della Pagoda della Morte insegna giorno per giorno cose straordinarie, assolutamente inaspettate.

E oggi, dove non ci sono state prove di apnea o di lente discese nei mille litri che mi abbracciano ogni volta, tra i pensieri e le carte da decifrare sparse tra i tavoli dello studio e le mani di tutti coloro che combattono la stessa battaglia , la mia, si è presentata alla porta una persona speciale, inaspettata e silenziosa.

Una sagoma lunga, calda, che faceva più luce che ombra dove camminava.

Una sagoma dai contorni irregolari, morbidi, che non sempre si presenta con tanta invadenza.

L’amicizia. Una Signora dai tratti gentili, ma dagli abiti laceri, troppe volte bistrattata. E’ entrata come cercasse rifugio, e la si è accolta a braccia aperte.

C’è amicizia tra tutti noi, quella vera, che va oltre il lavoro, oltre l’obiettivo comune.

C’è amicizia in Daniele, al di là del vetro, pronto a fare a pezzi le pareti con un martello di legno da cinque chili, se mi vedesse in difficoltà.

C’è amicizia nel sorriso di Roberto, capace di fare comparire dal nulla, e forse è lui il mago, tutto ciò che serva, sia necessario, utile e perfetto, perché tutto avvenga come deve. Capace di insegarmi come ingentilire ogni gesto, lui che del movimento ne ha fatto arte.

C’è amicizia negli scatti nervosi di Nicola, maschera del desiderio di dare a tutto ciò che faccio un decoro televisivo così raro nei giorni presenti.

C’è amicizia nella serafica pace che Paolo, il direttore di produzione, porta con sé nella valigia, che in realtà è pronta ad esplodere come il vaso di Pandora.

C’è amicizia in Riccardo e nella sua capacità di ascoltare ogni mia paura, ogni mia ansia, e pazientemente distruggerla, così come in quella di Fabiana, Rossano, di Mirko, di Massimo, e di mio padre che ogni sera è capace di fare la stessa domanda “Vieni a cena stasera?” e sentirisi rispondere “Non so”. E credimi, vorrei essere a tavola, tra mia madre che sembra sempre più un batuffolo di cotone e mio padre che chiede notizie, novità, per essere più sicuro che tutto vada come deve, anche perché lui sarà dietro le transenne, dalla mia parte di palco, pronto a dare il consiglio decisivo, seguito da uno sbuffo largo di pipa.

C’è amicizia nella stringere delle labbra di Giulia, pensando alla possibilità in cui dovessi non farcela, in cui dovesse vedermi non saper che fare tra troppa acqua e niente aria.

C’è amicizia in questa ciurma a bordo della nave pirata che sta sfidando la storia della Tortura Cinese.

La sta sfidando remando a perfetto ritmo, perché Houdini a distanza di 80 anni compia una nuova straordinaria magia: battezzare definitivamente, con l’acqua della sua più incredibile illusione, la nascita di un mago capace di esserlo davvero.

Intanto il miracolo già è accaduto. Questo senso di mani strette l’una all’altra. Questo senso di forza nello stare uno a fianco dell’altro.

Così mentre scrivo sorrido, e penso a questa sera incantata, dove mentre la Televisione vi ricordava quel che accadrà io sognavo ad occhi aperti, perché il sogno era di fronte, e bastava guardarlo, per sognare senza fatica.

A domani, quando cominceranno a costruire la scena che accoglierà la pagoda della morte nei cantieri navali di Marina di Ravenna.
A domani, quando ci sarà odore di mare, e voglia di cominciare a contare le ore, non più i giorni.
Antonio
Venerdì 27 ottobre - ore 1.46



IL MOSTRUOSO COMPAGNO DI VIAGGIO SI È ADDORMENTATO (FORSE)
C’è sole abbastanza per sperare in una nuova e prematura primavera oggi. E se solo di sole si potesse vivere, ecco questa giornata basterebbe per molto tempo a venire.

Il sole lo si porta addosso, come un vestito in un giorno di festa, il sole lo si porta dentro, come un sasso segreto per rompere il vetro dietro al quale si nasconde un sogno in trasparenza.

C’è sole abbastanza da far venire voglia di vederlo ancora. Che ci crediate o no questo alimenta la voglia di uscire dalla Pagoda, che ormai comincia a prendere la forma di un compagno di viaggio, e sempre meno di un mostro.

O forse un mostruoso compagno di viaggio addormentato, pronto a svegliarsi, e ad inghiottire qualunque cosa.

Mentre il sole tagliava le finestre scure dello studio, stamane, sono entrato nel silenzio degli attrezzi sparsi a terra, e ho fissato lo spazio attorno, con silenziosa, lenta ammirazione.

E’ la pace prima della tempesta, ma è anche quella che la segue. E in queste notti sogno, tradendo gli incubi, di essere fuori da quest’oggetto, e pur essendo notte sogno ci sia sole dappertutto.

Dobbiamo fare questo, ragazzi miei che leggete e per magia al tempo stesso ascoltate. Sapere che la grande sfera di fuoco sospesa a mezz’aria senza cavi fa un giro completo, e ad ogni notte segue un'altra alba, ad ogni tempesta segue un aria di cristallo.

C’è un tempo per sognare che andava sognato, canta Ivano Fossati.

Mi permetto di aggiungere che ogni desiderio è una speranza sognata.

Ed è questo il vento che va cavalcato, per andare oltre il limite.

Ora torno alle prove. I ragazzi sembrano sempre più guerrieri di antica memoria. Vedrete lo sguardo di questi sopravvissuti ai giorni qualunque la sera del 31. Vedrete Daniele e il suo sguardo carico di filosofica serenità, vedrete Roberto e il suo occhio tagliente che sanguina intelligenza, vedrete Massimo e la sua espressione di pietra su cui far forza per uscire da qualunque timore, vedrete Fabiana e la donna combattiva che è in lei, vedrete Giulia e la sua chioma d’oro a stendere un velo di bellezza su questa cruda sfida.

Ma vi assicuro, che anche tutti coloro che non vedrete, dietro le quinte, dietro le telecamere, dietro le transenne, saranno un tutt’uno.

Un unico respiro trattenuto. Fino alla fine. Che stavolta può e deve essere l’inizio.
A domani.
Antonio
Mercoledì 25 ottobre - ore 14.11



27 DISCESE (Diario di bordo: terzo giorno)
E’ tardi, manca poco alle due, e questa notte porta con sé pensieri nuovi. Oggi le prove della Pagoda della Morte sono state più intense, ma più ragionate.

Il mostro di ferro e vetro colmo d’acqua mi ha accolto per ben 27 discese, e questa volta l’ansia, la paura, il brivido freddo dell’acqua ovunque e delle pareti contro le braccia si sono leggermente allontanati.

Riccardo, il mio trainer per l’apnea, è riuscito in una magia che non competeva a me: separarmi la mente dal corpo. Mentre ero immerso mi sono lasciato andare, quasi con un senso di piacere nell’abbandonarmi all’acqua, sorretto dalla gogna in legno che mi stringe le caviglie come una morsa, e quasi senza accorgermene sono passati secondi, decine di secondi, e poi è trascorso il primo minuto, fino quasi al secondo.

Solo allora ho fatto un segno deciso, ma non spaventato, di tirarmi fuori. Sì ragazzi, miei amiche ed amici che leggete questo diario di bordo, e che seguite passo a passo questa avventura, questo appuntamento inevitabile del 31 Ottobre: la situazione migliora.

La difficoltà rimane, certo, così come il pensiero cupo di quando dovrò affrontare la macchina da solo, diviso dal mondo grazie al gigantesco sipario rosso che avvolgerà la struttura e me, e dovrò cominciare la sequenza di movimenti millimetrici che Houdini studiò per portare il corpo fuori da quella condizione di pericolo.

Come? Per ora è solo una serie di teorie, supposizioni, tecniche studiate in teoria.

Mio padre ha fatto capolino oggi, con la sua inseparabile pipa, e la sua aria diffidente, quasi non credesse ai suoi occhi. E’ entrato nello studio dove proviamo, e ha portato un profondo senso di responsabilità nei miei occhi. Responsabilità nei suoi confronti, nel suo credere in me, nel suo starmi vicino in ognuno dei giorni di questi miei 34 anni. E di riflesso responsabilità nei confronti di tutti questi miei amici, assistenti, collaboratori, e sono davvero tanti, che stanno spendendo il loro tempo di vita per vedermi uscire vincitore, per sentire quel bruciante momento sulla pelle di un abbraccio violento alla fine di tutto.

Non li deluderò. E se è vero che Houdini amava chi come lui sapeva sfidare soprattutto se stesso, allora avrò anche lui dalla mia parte.

Sono davvero esausto e domani si disegna un nuovo giorno di prove, per allungare ancora l’apnea. Mi prenderòun tempo più lungo, domani, per raccontarvi cosa si prova ad imparare a trattenere il fiato, e con questo nella vita ad imparare a trattenere l’impulsività, la rabbia e l’ira.

Tutti dovremmo imparare l’apnea. Per imparare a respirare più lentamente nella vita.

A domani. Anzi, a dopo, vista l’ora.
Antonio
Mercoledì 25 ottobre - ore 2.28



SCENDE LA SERA...
Già sera, e assieme al telone regolare che fa da sipario al giorno e che noi chiamiamo notte è scesa anche l’acqua dentro la grande vasca di vetro e ferro.

La prima impressione nel vederla piena fino al limite dei suoi 1200 litri d’acqua è stata di profonda e silenziosa paura.

Paura di entrarvi la prima volta, e non sapere se lo spazio risicato all’interno avrebbe creato problemi, se l’ansia di stare in un luogo di appena 80 cm per lato avrebbe intaccato la tranquillità necessaria per tenere l’apnea il più a lungo possibile.

Daniele, Roberto, Riccardo, Mirko e Paolo, la mia squadra, i ragazzi di cui mi fido ad occhi chiusi erano perplessi, visibilmente preoccupati. Roberto Pierucci, il ragazzo volante come lo chiamo io per la capacità di sfiorare il palco quando vi danza sopra, con alle spalle tutta l’esperienza dei suoi anni alla STEPS di Broadway, e sui palcoscenici di tutto il mondo prima come ballerino e poi come coreografo, colui che tra tutti ha visto più mondo in assoluto scuoteva la testa forse per scacciare pensieri pesanti e neri.

Daniele invece, insieme a Mirko, le mie colonne portanti controllavano con meticolosa attenzione le catene e gli organi di movimento.

Mentre Riccardo, il mio preparatore atletico per l’apnea, continuava a cercare di portare i miei battiti cardiaci ad un livello più basso di quello che si immagina il cuore possa fare.

Tutto sotto lo sguardo attento e penetrante di Paolo, il direttore di produzione, appoggiato alla cassa della donna segata in 4, in religioso silenzio.

Messo il coraggio in tasca e la paura in un cassetto le mie caviglie sono state immobilizzate al grande tappo di legno grezzo, e il rumore del motore si è fatto assordante nel momento in cui mi alzava a quattro metri di altezza. Una salita interminabile.

Poi, girati gli occhi verso il basso, lo spettacolo della grande cassa piena d’acqua si è rivelato ancor più spaventoso. Le pareti della cassa diventavano fauci di un mostro pronto ad inghiottirmi.
Solo un istante, poi il mio gesto convenuto per andare giù, negli abissi del mostro che uccise Houdini. Una sensazione violenta, l’acqua fredda dentro i seni nasali, e il corpo che sente la temperatura bassissima avvolgere ogni muscolo, ogni centimetro di pelle. Ad un tratto il silenzio. Non più un suono. Ero solo. Contro l’acqua, le catene, la gogna alle caviglie. Attraverso il vetro spesso l’immagine di Giulia, si proprio lei Giulia Fogliani, solo un anno fa letterina di PassaParola e oggi, chi l’avrebbe mai detto, al mio fianco per questa impresa incredibile, per mettere la sua capacità scenica e la sua bellezza a compensare il mostro di ferro che mi aveva appena inghiottito.

Troppe emozioni. Faccio un gesto. Tiratemi fuori. Sono passati appena 50 secondi. Appena il tempo di capire che non è facile, che è tutt’altro che facile, che sono tutti lì fuori, impotenti di fare qualunque cosa se dovessi aver bisogno.

Sarà una lunga notte di prove. Non tenterò ancora le tecniche per la fuga, ma solo di stare tranquillo a testa in giù dentro il mostro.

Domani vi racconterò quali sogni e quali incubi sono passati dietro i miei occhi, per ognuna di queste lunghe, interminabili immersioni.

A domani, amiche ed amici miei, è tempo di Magia.
Antonio
Lunedì 23 ottobre (scende la sera)



LA SFIDA DELLA TORTURA CINESE (Diario di bordo: primo giorno)
Quello che state per leggere è il mio buongiorno, o la mia buonanotte se sarà notte, per tutti voi che aprirete la pagina di Sorrisi virtualmente (trattandosi di parole invisibili, che esistono solo sul web) e il mio augurio che quello che sto per fare abbia un significato più profondo di un evento Televisivo.

Oggi, 23 Ottobre, comincia il conto alla rovescia per il mio tentativo di riprodurre la Fuga dalla Tortura Cinese, la grande idea che sopravvisse ad Harry Houdini, morto proprio nella notte di Halloween il 31 di Ottobre 1926, dopo aver eseguito per l’ultima volta, e come vuole la leggenda non essere riuscito ad evaderne, la infernale macchina da lui stesso creata.

Riprodurre a ottanta anni di distanza la stessa sfida, dopo che molti illusionisti celebri l’hanno accuratamente evitata o riadattata alle loro caratteristiche fisiche, memori di questo strano senso di maledetto che circonda la Vasca di Ferro e Cristallo, ha due significati molto importanti:

Rappresenta per me un taglio netto con il passato, un passato fatto di avventure prodigiose, di errori, di momenti incredibilmente intensi e di colpi di scena degni di un film di Frank Capra, ma un tempo necessariamente destinato a finire in pioggia, per lasciar posto a giorni nuovi, dove il ragazzino coraggioso e un po’ imbranato a volte lascia il posto al ragazzo seduto sul confine dell’anima dell’uomo che sarà, pronto ad intraprendere la strada vera dello stupore.

Ho voglia di divenire un vero e proprio commesso viaggiatore di meraviglie, e per farlo devo essere certo di essere maturato abbastanza, tecnicamente come illusionista e umanamente. Un punto di inizio, quindi, per portarvi la magia negli occhi, quella magia che avete amato, che ho amato, quando ancora restavamo con gli occhi piantati nel vetro delle finestre di casa la sera di Natale, a far delle luci degli alberi dei vicini le nostre stelle più basse e aspettavamo con il batticuore l’arrivo di uno strano signore con la mania di portare regali a tutti in ogni parte del mondo (e mai capii come faceva a farlo contemporaneamente. Forse un mago?)

Per fare questo ecco fronteggiare questa sfida, in un giorno importante, contro questa macchina che Houdini costruii per mettere alla prova se stesso, e che inevitabilmente lo trasportò nella leggenda. Forse scomparve dai nostri occhi, ma mai dalla nostra memoria.
C’è un altro significato in questa sfida, e coinvolge tutti voi. Ognuno ha la sua Pagoda della Morte, ognuno ha un momento della vita, del giorno, che teme, che non sa come affrontare, che non sa come superare. Il mio terrore fin da bambino, grazie ad un incidente apparentemente stupido, diventò l’acqua. Restare con la testa sott’acqua sembrava impossibile da allora, ed oggi affronto questa paura nel modo più violento: essendo forzato a starci, per di più con la testa girata verso il basso!

Molti di voi avranno paura di un compito in classe, saranno in ansia in casi più gravi per un operazione chirurgica forse, o combatteranno contro un periodo poco felice economicamente: ecco, vorrei che tutti capissimo che c’è una possibilità di oltrepassare questi muri, se non addirittura di abbatterli, sbriciolandoli a volte.

Si chiama forza di volontà, si chiama coraggio, e a volte incoscienza. Incoscienza sì, la strordinaria capacità di fronteggiare cose che lucidamente non prenderemmo neppure in considerazione. Ma grazie a questa mancanza di senno, per cui qualcuno volò sulla luna per andarselo a riprendere, siamo capaci di cose straordinarie.

Siamo capaci di vincere le nostre Pagode della Morte. Siamo capaci di essere eccezionali.

Qui comincia l’avventura. State con me. Sono mesi che alleno la mia capacità polmonare, e vi racconterò come. Sono ormai due anni che alleno ogni singolo muscolo, e vi svelerò cose che ho imparato per essere sempre pronti a fronteggiare qualunque cosa fisicamente.

Ma soprattutto sono due ore che la Grande Pagoda Cinese è arrivata in Studio, da un luogo lontano, esattamente DALLAS, in Texas, costruita con materiali moderni sulla forma e la struttura di quella di Harry Houdini. Esattamente la stessa.

Qundi qui comincia la sfida, e con essa il Diario di Bordo. Perché se c’era un uomo che aveva un sogno quello era il capitano Ahab, l’uomo che catturò Moby Dick, l’uomo che a costo della vita raggiunse il suo sogno. Anche qui di acqua si parla. Di mare (non a caso eseguirò l’illusione in uu cantiere navale sul mare a Marina di Ravenna in collegamento con Canale 5 alle 20.45).
E quindi di Diario di Bordo.

Amiche ed amici miei, compagni di viaggio, si parte. Trattente il fiato….
Antonio Casanova
Lunedì 23 ottobre








         

         

 Vi aspetto nel mio (magico) blog
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