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| Parla Gennaro Cosmo Parlato: «Gay al Festival? Meglio che non lo dicano. Sennò sarei finito»
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| Il cantante di "Markette", a Sanremo per il DopoFestival di
Chiambretti, ribadisce la sua diversità e annuncia: «vedrete, vi farò ballare». Abbandonare il trucco? «L’anno prossimo sarò Nature. Anzi, mi truccherò alla Marilyn Manson» |
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26/2/2007 |
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 di Cinzia Marongiu
«I gay al Festival di Sanremo? Sono molto contento che gli altri, se
lo sono, non lo dicano. Se tutti quanti lo dicessero, io sarei
finito, cocca». Eccolo Gennaro Cosmo Parlato, con il suo chilo di
cerone in faccia e i guanti bianchi mollemente appoggiati sul divano,
accanto al bastone d’argento. Lui, il suo frac alla Petrolini e la
sua diversità così smaccata. È al suo primo Sanremo, «un’esperienza
senza rischi visto che ho il comodo cuscino di Piero Chiambretti».
L’inventore di Markette l’ha voluto al DopoFestival dove Gennaro
promette di far ballare.
Come sarà la sigla che canterà al DopoFestival?
«È top secret. Posso solo dire che sarà un omaggio a Baudo. Un pezzo
degli anni 60 che ogni giorno mi divertirò a cantare con un
arrangiamento diverso. La prima sera sarà un charleston un po’ swing. La seconda una rumba allaIma Sumac, l’artista peruviana di 89 anni
che mi ha aperto la mente. È un po’ la Giuni Russo delle Ande. La
terza sera farò uno scatenato cha cha cha e la quarta una tammuriata
nera per ricordare le mie origini napoletane».
Già lei è napoletano ma parla con l’accento toscano..
«Vivo a Vinci, ma il napoletano lo tiro fuori quando devo litigare».
È a Sanremo da due giorni. Impressioni?
«Non tante. Sono sempre chiuso in sala stampa a fare le prove e
cercando di evitare i giornalisti. Con Chiambretti che mi insegue
dicendomi “Zitto, mi raccomando”. In realtà sono qui per fare i
fanghi… Sa che dai rubinetti del nostro albergo esce fuori solo acqua
marrone? Finora ho mangiato in tre ristoranti… tutti così così. Ma
forse è Chiambretti che non li sa scegliere».
E l’Ariston? Le piacerebbe cantare lì?
«Certo, ma forse è al Festival che non piacerebbe. Ma chissà, in
futuro, con una canzone giusta non lo escluderei. Comunque entrare
all’Ariston è stata una grande emozione quasi quanto vedere da vicino
Pippo Baudo. Ho avuto un semi svenimento».
Addirittura?
«Sono un fan di Baudo da sempre. È un’icona. I suoi “fantastico” mi
hanno fatto sognare. Di sicuro è il conduttore che ha fatto di più
per i cantanti. Lo adoro».
È vero che ha intenzione di dirne di tutti i colori al DopoFestival?
«Quello che ho da dire lo dico nelle mie interpretazioni. Comunque è
un grosso risultato che un personaggio truccato e bizzarro come me
sia qui».
Beh, a Sanremo si è visto di tutto…
«Sì, è vero, ma io sono anomalo non solo nell’immagine ma anche nella
voce. Chi mi ascolta alla radio e non mi consce non capisce
immediatamente se sia un uomo o una donna. È una voce stranasulla
quale ho lavorato e studiato per anni».
Perché si trucca così?
«L’idea è venuta a Giorgio Bozzo, il mio produttore discografico. È
una citazione di Petrolini e degli anni 30 ma anche di un artista
tedesco, Klaus Nomi, morto per Aids negli anni 80. E poi ha i suoi
vantaggi, sa? Quando sono struccato nessuno mi risconosce. O quasi. E
posso girare indisturbato».
Si trucca da solo?
«No, se ne occupa il mio truccatore, Agostino, un mago assoluto.
All’inizio ci metteva un’ora e un quarto. Ora, con la pratica, 40
minuti».
Quando pensa di abbandonare il trucco?
«Tra mezz’ora…. No scherzo. Non so, sono imprevedibile. Magari tra un
anno mi vedrete nature o magari caricherò, tipo Marilyn Manson».
Cosa ne pensa della sparizione dei Dico dai progetti del Governo Prodi?
«Vista la situazione, credo che ci siano problemi più grossi. Era
inevitabile che succedesse . E poi non esistiamo solo noi gay… Ci
sono cose ben più urgenti».
È vero che sta collaborando al nuovo disco di Patty Pravo?
«Su questo argomento non posso dire niente se non che al momento è
tutto in stand by. Patty Pravo, però, sta preparando una cosa
incredibile».
La grande Mina ha inciso una sua canzone, «Fragile». L’ha conosciuta?
«Sì, l’ho incontrata una volta vicino a Forte dei Marmi. Pochi
minuti ma eterni».
In che senso?
«Sono rimasto senza parlare. Ho visto lei e vedevo la figura di
Garibaldi».
Che c’entra Garibaldi?
«Mina è l’Italia. Tutta intera. Ma non le ho detto niente. Avevo
paura di dirle qualche banalità e di fare qualche figuraccia».
Ha mai guardato il Festival in tv?
«Certo, ci mancherebbe».
Quali sono le tre esibizioni che le sono rimaste nel cuore?
«La prima, in assoluto, è Mia Martini. Immensa con “E non finisce
mica il cielo”. Era l’82. Rimasi senza parole. Bellissima. Al secondo
posto metterei Ray Charles quando interpretò “Gli amori” di Toto
Cutugno. È stato un momento di gloria assoluta per un artista
bistrattato che ha avuto la sua grande rivincita come autore. Al
terzo posto metterei tutte le cantanti donne che dovrebbero essere
rivalutate e rispettate di più. Ecco perché quest’anno sono contento
che ci siano Milva, Nada, Antonella Ruggero e la grande Amalia Grè.
Lei è la nuova Ornella Vanoni. E il merito di averla portata al
Festival è di Baudo. Ve l’ho detto che è un mito assoluto».
Chi vincerà il Festival?
«Premettendo che non ho sentito nessuna canzone, direi gli Zero
Assoluto per l‘enorme popolarità. Ma anche Facchinetti padre e figlio
mi hanno detto che non sono male».
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