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Piero Mazzocchetti: che emozione tornare a casa mia
La partecipazione a Sanremo, il duetto con Amii Stewart, la tensione del palco. E quando si trova tra le mani la prima copia del suo disco d'esordio in Italia, il cantante pescarese si lascia andare alle lacrime.
26/2/2007
di Stefania Zizzari

«Sono senza parole. Un'emozione che si aggiunge a quella già fortissima di trovarmi qui a Sanremo». Così, con gli occhi che gli diventano lucidi, Piero Mazzocchetti rigira tra le mani la prima copia di «Schiavo d'amore», il suo disco italiano d'esordio, che il produttore Adriano Aragozzini gli ha appena consegnato.
Piero: dopo anni di concerti e dischi venduti in tutto il mondo, finalmente un cd a casa sua….
«E guardi come è bello, con questi colori vivaci e solari. “Schiavo d'amore” è cucito addosso a me: canto esattamente quello che vorrei cantare, la musica che amo».
Adriano Aragozzini la definisce il n.1 al mondo di cross over, per la sua capacità di mischiare nello stesso pezzo il genere pop e quello classico. E' una bella responsabilità…
«Cantare il cross over non è facile, è un impegno fisico notevole, ma non sono improvvisato, studio da vent'anni e ho fatto tantissimi concerti. Eppure, ogni volta che salgo su un palco è diverso, io poi, lo vivo in modo ansioso perché sono un insicuro».
Come vi siete conosciuti lei e Aragozzini?
«Era il 2005: al termine di un concerto che avevo fatto in Canada, venne in camerino un giudice italo-americano a complimentarsi. Fu lui a farmi conoscere Adriano e a permettermi così di rientrare artisticamente in Italia».
E il palco dell'Ariston è la porta principale: niente male per uno che è partito 10 anni fa con un Fiorino Fiat e la valigia di cartone dell'emigrante…
«Per questo mi sento così nervoso. Dopo tutti i sacrifici che ho fatto sto vivendo un sogno. E' l'occasione per farmi conoscere dal pubblico italiano. Quando tra poche ore si apriranno le porte e si accenderanno i riflettori su di me, non so come reagirò. Il contatore si azzererà e sarà come ricominciare da capo. La paura c'è, e meno male. La penso esattamente come Pippo Baudo: un artista che non ha paura non è un artista».
A Sanremo è venuto con la sua famiglia?
«No, i miei sono rimasti a casa a Pescara. Papà è camionista, mamma operaia, ormai sono abituati a seguirmi da lontano, e per me in fondo è meglio così: devo concentrarmi su quello che sta succedendo».
Come è nato il duetto di giovedì con Amii Stewart?
«Bel colpo eh? Aragozzini mi aveva chiesto “con chi ti piacerebbe cantare”? Io ho risposto: con Amii Stewart. Il giorno dopo abbiamo avuto l'ok. Mi sembra tutto così incredibile. Oltre a una capacità vocale fuori dal comune, ha una forza comunicativa che emoziona. Spero di riuscire a rimanere lucido durante l'esibizione. In fondo, è un altro sogno che si avvera».


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