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| Paolo Zaccagnini, «opinionista» con l'aureola |
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| Chiambretti al DopoFestival
fa santo un giornalista |
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28/2/2007 |
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 di Daniele Soragni
Piero Chiambretti ha iniziato al «Dopofestival» il processo di
beatificazione del giornalista Paolo Zaccagnini. 59 anni, laureato in
letteratura americana, giornalista professionista dal 1975, inviato
del «Messaggero» dal 1972 al 2005 e una lunga barba bianca che non
taglia dal suo ingresso nel quotidiano romano. E' lui l'opinionista
scelto da Piero Chiambretti come «memoria storica», come «dizionario»
del Festival nel variegato talk show notturno del suo «Dopofestival»
che Pierino conduce al centro della sala stampa all'ultimo piano del
Teatro Ariston. Luogo che Zaccagnini ben conosce e che ha animato per
venti anni dal 1987, il suo primo Festival.
«Allora» ricorda
Zaccagnini «eravamo sotto il teatro, in una sala cinematografica che
per la settimana del Festival si trasformava in una claustrofobica,
fumosa e rumorosissima sala stampa». «E pensare» continua Zaccagnini
«che avevo cominciato a scrivere occupandomi di politica estera, poi
il mio “capo" se ne andò e passai alla musica. Che del resto è sempre
stata la mia passione. Andai a mie spese da Roma a Zurigo a seguire
un concerto di Frank Zappa, chiusi il mio pezzo con la frase "grazie
fottutissimo Frank". C'è chi se lo ricorda ancora».
Amico di Nanni
Moretti che lo volle attore nel ruolo di se stesso nei suoi primi
film «Io sono un autartico» e «Ecce Bombo», Zaccagnini ha anche
un'altra grande passione, i libri e la letteratura noir. Chiambretti
l'ha già ospitato in alcune puntate di «Markette», «ma lo ricordo»
aggiunge Zaccagnini «anche nel suo "DopoFestival" del 1998 che Piero
conduceva con Nino D'Angelo. Un fastidiosissimo Aldo Busi disse che
avevano fatto vincere Annalisa Minetti perché non vedente. Gli avrei
spaccato la testa».
E l'idea di Zaccagnini al DopoFestival del 2007
com'è nata? «In agosto a Roma» dice il giornalista «al concerto di
Madonna. Incontro Piero che mi parla di questo progetto». Ed è stata
forse la visione di Madonna che ha fatto balenare a Chiambretti
l'idea di trasformare il giornalista in un santo e girano già a
Sanremo i santini con la sua immagine fra angeli, nuvolette e fiori.
«Sarà dura» dice Zaccagnini «sono sempre stato fuori dal coro,
comunque mi diverto, la scenografia mi piace perchè è giallorossa
come i colori della mia Roma».
Un Festival da ricordare?
«Quello del
1990 al Palafiori quando travestito da medico ho assisito alle prove
di uno straordinario Ray Charles».
Un bel ricordo musicale?
«Diciotto
anni fa, Bruce Springsteen che in un suo concerto mi ha dedicato un
brano, "The River"».
Che musica ti piace? «Blues e Rock».
Cantanti
italiani preferiti?
«De Andrè, Guccini, Ramazzotti, Tiziano Ferro,
Pausini, Mango».
Una vittoria al Festival che ti ha trovato
d'accordo?
«Quella di Elisa nel 2001».
Vittorie che ti aspettavi e
non sono arrivate? «Almeno due di Antonella Ruggiero».
Chi sono i
colleghi qui in sala stampa che sanno più di musica?
«I più
appassionati sono senz'altro Andrea Spinelli del Quotidiano Nazionale
e Federico Vacalepre del Mattino di Napoli».
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