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| Ecco perché ho lasciato «Gente di Mare 2» |
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| Lorenzo Crespi spiega a «Sorrisi» perché ha lasciato la fiction ambientata in Calabria in cui interpretava l'ufficiale della Guardia Costiera Angelo Sammarco: «A gennaio ho ricevuto una busta con due proiettili e sono vissuto per mesi sotto scorta» rivela l'attore. Che respinge al mittente l'accusa di essere capriccioso e violento: «Se non mi credete venite a vedere come lavoro con i bambini che alleno a calcio» |
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2/5/2007 |
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 di Tiziana Lupi
«Preferisco non dire dove sono in questo momento. Diciamo che sto in una città italiana per cercare di rilassarmi, senza farmi sentire né vedere da nessuno. Ho anche spento il cellulare. Ho accettato di parlare solo con “Sorrisi” perché è un giornale che apprezzo e stimo e con cui credo di avere un rapporto speciale».
La notizia è stata data pochi giorni fa dal «Corriere della Sera»: il giovane e brillante ufficiale della Guardia Costiera Angelo Sammarco, interpretato da Lorenzo Crespi, uscirà di scena alla settima puntata della seconda serie di «Gente di mare», le cui riprese sono attualmente in corso in Calabria. Al suo posto arriverà Fabio Fulco. L’addio di Crespi è arrivato come un fulmine a ciel sereno per la serie prodotta da Palomar e Sony Television per Rai Fiction: una produzione di grande successo che però, sin dall’inizio delle riprese della seconda parte, non ha avuto vita facile.
Ma è anche l’ennesimo stop nella tormentata carriera di Crespi che si trascina dietro, ormai da tempo, la fama di attore capriccioso, difficile e violento. Non a caso le versioni sua e del produttore di «Gente di mare», Carlo Degli Esposti, sui motivi dell’abbandono sono diametralmente opposte. E, assicura Crespi, è proprio questa la cosa che lo lascia sconcertato: «Fino a venti giorni fa ero un attore bravissimo e avevo un ottimo rapporto con Degli Esposti. Ora, invece, lui dice che non sono mai cambiato, che sono sempre lo stesso. Ma io dico: possibile che mi ritenessi così inaffidabile quando mi hai fatto entrare a casa tua, con la tua famiglia e mi hai trattato come un figlio?». Ora, dopo l’uscita di scena di Crespi, molti aspettano di capire se sul set tutto filerà liscio oppure se i problemi denunciati dall’attore erano reali. Intanto, «Sorrisi» lascia la parola a lui. Ecco il suo sfogo.
Perché ha deciso di lasciare la seconda serie di «Gente di mare»? «Innanzitutto voglio precisare che non è stata una scelta improvvisa: mentre parlo con lei ho davanti la copia della lettera che ho inviato per fax alla Palomar il 25 marzo scorso, chiedendo di uscire dalla serie. L’ho chiusa scrivendo “con l’affetto di un figlio”, non “cordiali saluti”».
Sì, ma perché voleva andarsene?
«Perché a gennaio ho ricevuto una busta che conteneva due proiettili e mi sono spaventato. Ho vissuto due mesi con la scorta, con i carabinieri, che non finirò mai di ringraziare, al mio fianco ventiquattro ore su ventiquattro. Ma, alla fine, non ce l’ho più fatta a rimanere».
Si è chiesto chi può averle mandato questa busta e perché? «Certo che me lo sono chiesto, ma ancora non ho trovato una risposta. Anche perché in Calabria non ho mai avuto problemi, sono stato trattato sempre come un principe. E poi, quella è una terra che amo: mia madre è calabrese e, a 11 anni, mi ero persino trovato una fidanzatina che abitava a Vibo Valentia. Facevo l’autostop per scappare da Messina e andare da lei. Il problema è che, se vivi in un ambiente ostile, impari a stare all’erta; quando invece ti trovi, come mi sono trovato io, in Calabria vai nel panico più totale. Perché quella busta può essere arrivata da chiunque, anche da chi ti sta sorridendo. Mi creda, questa storia mi ha fatto stare davvero male. E anche adesso non sto bene».
In che senso?
«Non ho ancora recuperato i nove chili persi quando, per un certo periodo, ho smesso di mangiare. E ho paura: non ho più la scorta e non mi sento tranquillo».
Chi o che cosa la sta aiutando in questo momento? «Sul “chi” sorvolerei, è un altro tasto dolente. Fino a qualche giorno fa ero pieno di amici e colleghi che, oggi, non mi rispondono più al telefono. Cosa mi aiuta? La fede in Gesù Cristo, che ho trovato al tempo dell’operazione alla colonna vertebrale che ho subito qualche anno fa. L’unico messaggio positivo che ricevo oggi arriva dal Vangelo».
Ammetterà che sentire parlare del messaggio del Vangelo uno che passa per capriccioso, violento con i colleghi e aggressivo con le donne, fa un certo effetto… «Sul set i malumori e i momenti di nervosismo possono capitare, soprattutto quando i tempi delle riprese sono stretti. Ma questo non vuol dire che uno sia violento. Per quanto riguarda le donne, se davvero uno come me, che pesa novanta chili e ha fatto pugilato, ne avesse mai picchiata una, le assicuro che porterebbe ancora i segni. La verità è che io le donne le ho solo amate. Ancora oggi ricevo sms da queste donne che avrei picchiato. Io credo che il problema sia un altro. Non si perdona che Lorenzo Crespi, uno arrivato dal niente, dal 1996 a oggi non abbia mai perso una serata. Quando sono andato in onda, non mi ha mai battuto nessuno. Però l’unico premio che ho ricevuto, nel 1998, è stato il Globo d’Oro come migliore attore ma, ad assegnarmelo, è stata la stampa estera. E poi, forse, c’è anche la storia di Mediaset».
Quale storia? «Quella della dichiarazione che ho fatto a un giornale, quando mi hanno chiesto se tornerei a Mediaset. Ho risposto di sì, anche se non rifarei “Carabinieri”. Magari qualcuno ha avuto una botta di gelosia. O, forse, può avere infastidito il fatto che le uniche due ospitate televisive che ho fatto negli ultimi tempi sono state su Canale 5, a “C’è posta per te” e “Conversando”. Il problema è che ero impegnato sul set e ho accettato quegli inviti solo perché sento un debito di riconoscenza affettiva verso la famiglia Costanzo: Maurizio è stato il primo padre putativo che ho avuto. Andavo a “Buona domenica” già dal 1995».
Insomma, c’è anche qualcuno con cui lei ha buoni rapporti. «Le faccio solo un esempio. Ultimamente è andata in onda “Pompei”, prodotta dalla Lux Vide. Lavorando con loro ho trovato gente straordinaria. Come il produttore Luca Bernabei, con cui abbiamo brindato e, insieme, pianto quando sono finite le riprese. E come Giulio Base, un regista da sogno. E allora, anche se non vorrei battere sempre sullo stesso tasto, mi chiedo: come mai ai tempi della prima serie di “Gente di mare” ero cambiato, come mai quando ho girato “Pompei” ero cambiato, e ora sono tornato sempre lo stesso? La verità è che mi rimproverano cose vecchie, che non esistono più».
Come pensa di uscire da questa situazione? «Non lo so. L’unica cosa che mi viene in mente è invitare tutti quelli che vogliono sapere chi è davvero Lorenzo Crespi, in primis i lettori di “Sorrisi”, a venirmi a vedere quando alleno i miei bambini sul campo. E andare a parlare con la gente del Fleming, il quartiere romano dove vivo da quattordici anni e dove tutti mi conoscono. Prima di chiudere, posso farle io una domanda?».
Prego. «Ho letto che, in “Gente di mare”, il mio personaggio uscirà di scena alla settima puntata. Io, però, non ho girato tutte quelle puntate. Sa mica come faranno? Chissà, magari diranno che sono morto e, alla terza serie, faranno ritrovare le mie ossa sott’acqua».
LA REPLICA DEL PRODUTTORE DI «GENTE DI MARE 2»
La produzione di «Gente di mare 2» fornisce una versione diametralmente opposta dei contrasti con Lorenzo Crespi. In una nota data all’Ansa, dice che l’attore «è stato protestato il 2 aprile dopo l’ennesimo abbandono ingiustificato della serie e rimosso per gravi inadempimenti e atteggiamenti non consoni perduranti dall’inizio delle riprese. Umanamente ci dispiace. Professionalmente siamo stati costretti per tutelare una bellissima produzione e tutte le persone che ci lavorano. In Calabria, dove la produzione doveva restare per 10 settimane, abbiamo avuto un’accoglienza talmente stupenda da decidere di rimanere per tutte le 35 settimane».
Carlo Degli Esposti (53 anni, a lato), che produce la serie con la Palomar, raggiunto da «Sorrisi», aggiunge che «è stata una scelta dolorosa ma necessaria, presa in accordo con i coproduttori Rai Fiction e Sony. In Calabria, e in particolare a Tropea, noi tutti (una troupe di oltre novanta persone per due unità di ripresa) siamo stati accolti in modo fantastico da tutta la popolazione e dai rappresentanti degli enti locali. Piccoli avvenimenti del tutto marginali, di cui la produzione ha prontamente informato le forze dell’ordine, non possono modificare questo nostro giudizio positivo che ci ha portato invece a prolungare il periodo delle riprese a Tropea di molte settimane per onorare questa accoglienza e per migliorare la qualità della produzione. Sono umanamente dispiaciuto per Lorenzo Crespi, ma spero che da questa vicenda possa trarre la consapevolezza necessaria ad affrontare il futuro con un maggior rispetto degli obblighi del lavoro e delle persone». |
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