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I Negramaro in blog su Sorrisi
Sarà in vendita da venerdì 8 giugno «La finestra», il nuovo cd dei Negramaro, anticipato dal singolo «Parlami d'amore». Intanto i sei ragazzi pugliesi, lanciati dal Festival di Sanremo 2005, si raccontano in esclusiva ai lettori di Sorrisi.com. Se volete inviare loro un messaggio potete scrivere a negramaro@sorrisi.com
15/6/2007
Ci vediamo in tour!
15 giugno
Oggi si conclude il blog dei Negramaro. Per ringraziarvi di tutto l'affetto dimostrato loro, Giuliano e gli altri componenti della band hanno deciso di salutarvi con un regalo: il testo inedito di “Pelle e calamaio”, la ghost track dell’album “La finestra”. E vi aspettano al loro tour, che partirà da Cuneo il 24 giugno e toccherà le arene e le piazze storiche italiane, come l’Arena di Verona il 23 luglio.

"Pelle e calamaio"
salta nel mio mare
che le lacrime non sa
stringere e ingoiare
nelle sue profondità
solo dei sorrisi attenti
che rimangono a metà
tra la pelle e il cielo
per chi pelle non ne ha

senti in questo mare
quanto poco peso ha
la tua di convinzione
veste di stupidità
non può andare a fondo
chi come te non fa
della debolezza
la tua debolezza
una dolce verità

senza fiato ed aria
nella gola me ne sto
e non cerco pace
tanto pace non avrò

tra le mie paure
che pesci prenderò?
senza fiato ed aria
io tra loro dormirò
bianche e stanche le tue gambe
viste da quaggiù
stento quasi a crederci
che possano lassù
reggere pensieri
e parole che sai tu
ma come aria in pancia
ma come aria in pancia
ma come aria in pancia
galleggiano di più

senza fiato ed aria
nella gola me ne sto
e non cerco pace
tanto pace non avrò

non cerco di raggiungerti
e non chiedermi perchè
se il mondo tutto tondo
è tutto sopra me
non sente il piede mio
che pesa su di se
non senti il fiato mio
quanto è caldo su di te
pelle e calamaio
c'è qualcuno che ti ama
resta nel mio mare
resta nel mio mare
tu resta in questo mare
la mia voce sarà lama


Sorpresa!
13 giugno
Oggi i Negramaro vi regalano in esclusiva l'immagine di un quadro realizzato da Emanuele Spedicato, chitarrista della band. Si intitola "Pensiero indelebile".



p.s. gli ultimi due post sono stati scritti da Danilo Tasco.

Ricordi
11 giugno
ciao a tutti! sono ancora io.. ... a 2 giorni dalla sua pubblicazione sembra che "la finestra" stia raccogliendo entusiasmanti consensi e non ci sono molte parole dopo quello che ci avete regalato l'altra sera a milano, poi a verona e oggi a modena. domani si torna a milano e dico GRAZIE A TUTTI anche per quello ke ci darete.
Camminando per casa è facile inciampare in qualche scatolo messo provvisoriamente in un angolo appena atterrati dagli states. e fra le varie cianfrusaglie in attesa di un'appropriata collocazione, mi sono capitate tra le mani delle righe buttate giù oltreoceano. così voglio regalarvene uno stralcio digitando sulla tastiera questo pensiero di pochi mesi fa.......

"S.Francisco, CA
17-01-2007
9:17 pm
Primo giorno in terra americana. un po' profugo e un po' missionario, sento già questa terra entrarmi dentro respirando l'aria che la tiene al suolo. poi penso a come in qualche modo questi grandi spazi facessero già parte di me da sempre. essendo la mia prima volta negli States, credo che sia stata l'intensità di quel sogno americano a farmi dare ora un'importanza relativa a quanto specificato sul mio passaporto. poco relativa credo che invece fosse per il piccolo buon uomo che questa notte, al nostro arrivo all' aeroporto, continuava a chiedermi insistentemente se trasportassi frutta o verdura! conosco bene la genuinità di un buon pomodoro cresciuto solo ad acqua e sole, ma in valigia non avevo proprio posto per i frutti dell'orto di casa. me lo avrà ripetuto almeno 5 volte!
-I'm just a rock star!!- gli ho detto..
così il poliziotto divertito ma ancora un po ' sospettoso ha risposto: -benvinutou paesà!- e mentre lui mi lasciava intendere le sue origini italiane, io ho riflettuto su come profughi e missionari qui siano già arrivati da un bel pezzo.."
rileggere queste righe mentre il nuovo album è ormai nell'aria fa un certo effetto. grazie per avermi fatto ricordare quelle ore...
rock on!!

E se le giornate fossero più lunghe?
6 giugno
I ritmi delle prove fanno passare in fretta questi ultimi giorni dedicati a mettere a punto le ultime cose prima del tour.
Chilometri di cavi, montagne di bauli e frequenze che fanno vibrare ogni pietra usata per costruire qst edificio.
..e mi viene subito in mente quando, tanti anni fa, a vibrare erano gli scaffali di una profumeria al piano sopra una nostra vecchia sala prove, creando qualche piccolo disagio cn i clienti...
Nel frattempo sono cambiate un po' di cose ed ora stiamo per ripartire in giro per l'italia. siamo pronti ad agitare velocemente i piedi, quasi a voler far accelerare la terra nella rotazione sul suo asse. O forse basterebbe farla rallentare per aggiungere qualche prezioso quarto d'ora alle 24 della giornata ed avremmo più tempo per finire tutte le cose prima che la luna dica buongiorno al sole.
A pensarci bene sarebbe un casino dover buttare tutti gli orologi che arrivano solo a 24! si potrebbe aggiungere un altro cassonetto per la differenziata degli orologi.. si... ma per farne cosa? al massimo li metti tutti insieme e ci fai da qualche parte nel deserto un big-big-ben da fare invidia alla regina! ovviamente con la carica manuale così povera la sfinge finalmente ha di nuovo qualcosa da fare, visto che il faraone ha chiesto un passaggio a Lord Carnavon e compagni per scappare dalla calda piramide e andare al fresco in museo! :-)
Scherzi a parte credo che se le giornate fossero più lunghe, ci inventeremmo più cose da fare e il tempo non basterebbe lo stesso.
Sì perchè nell' essere umano a volte emerge la sua capacità di incasinarsi nel tempo che vive. A volte per una scarsa capacità di osservazione del presente, a volte per un'ansiosa apprensione nei confronti del futuro, a volte perchè trasportiamo il peso di un passato o di parti di esso che proprio non riusciamo a scaricare. A volte per tutte e tre, ma anche a volte si trova il giusto equilibrio semplicemente non facendosi prendere dall'ansia e dedicando un po' più di tempo a se stessi e capire cosa veramente si vuole fare del proprio tempo.
In pratica potrebbe bastare non usare l'orologio! ma oggi sarebbe difficile regolarsi solo col sole.. però senza perderci tra i pro e i contro del progresso, voglio solo dire che, in nome dell'evoluzione della specie, anche zio Carlo (Charl DARWIN) sarebbe contento se solo guardassimo un po' meglio come alcune culture che l'orologio da polso non l'anno mai visto abbiano qualcosa da insegnare.
Un saluto ad andrea m. che ha scritto prima di me. chi sia io forse qualcuno lo ha già capito, forse qualcuno aspetterà il prossimo post per saperlo.
Intanto vi abbraccio tutti e a presto!

Cos'è cambiato veramente?
5 giugno
M’imbatto spesso in alcuni posti dove “c’è musica”. Per certi versi la musica nei vari locali, balere o discoteche diventa fondamentale al fine di “etichettare” un posto, al fine di sceglierlo rispetto a qualsiasi altro, diventa un’impronta di riconoscibilità tra le varie tribù di individui “danzerecci”. Entrando in un posto, per esempio, ci basta ascoltare le prime note sparate dagli speaker per decifrare quasi il sapore del caffè, la bontà o meno di un cocktail, la disponibilità del personale. Questo, a mio avviso, potrebbe essere anche accettabile, anch’io sono spesso condizionato dalle emissioni sonore di un posto e tendo ad immaginarmelo prima ancora di viverlo anche solo per una serata. Si tratta, alla fine, di una selezione tra gusti personali. Ma molto spesso la musica non gode dell’obiettività giusta. Al di là del fattore “gusto personale”, la musica dovrebbe prescindere da certi criteri di giudizio, incondizionatamente libera e alla portata di tutti. Ok, belle parole, certo… Ma il discorso potrebbe essere molto più complesso.
In Italia quando gioca la nazionale ci improvvisiamo tutti piccoli coach, conosciamo le formazioni, le decidiamo, facciamo le pagelle, i confronti, le critiche, tutto nell’arco di un’ora e mezzo di calci al pallone. Dopo, un piccolo telecomando decide che tutto può andare, per quella giornata, a farsi benedire.
Credo che con la musica sia un po’ la stessa cosa. Difficile ormai parlare di critiche costruttive (la famosa critica costruttiva!), ci risulta più facile fare i produttori artistici da casa (anziché i coach), dietro ad uno stereo (piuttosto che una tv), con tutte le difficoltà di riuscire ad ignorare, per qualche volta, il contorno ovvero tutto quello che non riguarda la canzone, sua maestà la canzone. Non pensavo potesse esserci tanto lavoro intorno ad una canzone, le esperienze degli ultimi mesi, poi, sono state davvero opportune. Un buon lavoro su una canzone parte dalla canzone stessa. Ovvio, qualcuno potrebbe pensare. Spesso però la vera difficoltà consiste nel rendersi conto della capacità emotiva di una canzone, della sua robustezza, del suo carattere, della sua energia. Non si tratta di constatare se si tratta semplicemente di una bella canzone o di una brutta canzone, ma della capacità di questa di tenerti quasi col fiato sospeso, a mezzo metro da terra, con gli occhi spalancati, i peli del corpo drizzati, le corde dell’anima vibranti, sensazioni che potrebbero prescindere anche dall’arrangiamento, dal cosiddetto “vestito” della canzone, che diventa, successivamente, strettamente funzionale alla canzone, ne sottolinea il carattere, come le dita di una mano che seguono i lineamenti di un viso di per sé già bello ed emozionante.
La storia ha un po’ cambiato le esigenze dell’arrangiamento. Infatti, una trentina d’anni fa ci si poteva accontentare di ascoltare una canzone con il suono della batteria tutto spostato a sinistra, chitarre squarciate, voce satura o piccola, questo grazie alla “qualità” intrinseca delle canzoni. Oggi l’”educazione” del nostro orecchio è cambiata tantissimo, conseguentemente anche alla crescita tecnologica e, molto spesso, si presta molta, troppa attenzione, in fase di produzione, agli accomodamenti sonori più che alla pura e semplice emozione di una canzone.
Abbiamo registrato “La finestra” su bobina, in analogico, di certo non per una esigenza esclusivamente sonora (sappiamo tutti ormai quali sono i “vantaggi” di una registrazione su bobina) ma per noi si è trattato quasi di un concetto, di uno spirito diverso, di un approccio “reale” con la registrazione. Il fatto di suonare tutti insieme, in una band, diventa fondamentale e tradurlo su un nastro, con un ridotto numero di possibilità che si hanno per farlo, onde evitare di rovinare il supporto magnetico, diventa una sfida, tutto richiede concentrazione, applicazione, anima! Speriamo di esserci riusciti, proprio a ridosso dell’imminente uscita dell’album dell’8 giugno… insomma, ci farete sapere! Ah, dimenticavo… Il blog di ieri era di Andrea Mariano…

Ciao a tutti!
4 giugno
Cominciare un blog credo sia una delle imprese più ardue da affrontare. Qualora non fosse stato il primo in assoluto, tutto sarebbe risultato più semplice, ma alla fine sono fiducioso, è un modo per raccontare i propri pensieri, per distendere la mente, intimamente e pubblicamente allo stesso tempo. Trattandosi del blog dei negramaro (quelli con la seconda “a” rigorosamente rossa e il carattere rigorosamente minuscolo!) sono d’obbligo le presentazioni di chi scrive, essendo poco “pratica” una stesura a dodici mani di questo testo e poco chiara un’illustrazione di sei pensieri accavallati. Ma, pensandoci bene, potrei svelarvi la mia identità alla fine di questa lettura e, perché no, magari con la prossima pubblicazione del blog! Ecco, farò così! Svelerò la mia identità domani, quella di chi scriverà domani il giorno successivo e così via… un po’ come fanno i giornaletti di enigmistica che ti “costringono” a comprare l’edizione successiva per scoprire le soluzioni dell’edizione precedente.
Le nostre giornate passano velocemente, l’idea di tenere aggiornato un blog è diventata quasi una scommessa, per me soprattutto che per primo ho aderito a questa originale iniziativa di Sorrisi. Credo che sia un modo intelligente per scoprire tante cose in più che vanno oltre una classica intervista. In questo caso non ci sono intermediari. Siamo io e voi. Sono le lettere che si susseguono velocemente sul mio schermo mentre le digito pensando a chi presto avrà modo (e spero il piacere) di leggerle dall’altra parte. Nessun giornalista col dono (obbligato) della sintesi.
Mi è sempre piaciuto scrivere, in genere, anche se preferisco la poesia perché predilige spesso la capacità di esprimere dei pensieri “sinteticamente”, attribuendo alle parole un significato ancora più intenso, condensando in esse tutto quel valore che, molto spesso, si rimette alla “concorrenza” di altre parole, di altri significati.
La parola è quasi come un dono. La ricchezza racchiusa in ogni parola è smisurata, una ricchezza che ogni volta fa i conti con chi la utilizza, con chi decide le sue sorti, le sue infinite combinazioni. E’ come se nella nostra vita avessimo a che fare quotidianamente con un gioco immenso, il grande gioco delle parole! L’accostamento delle parole che decidiamo volta per volta scrive il nostro destino. Una parola sbagliata, un sinonimo poco corretto, un significato che non risulta univoco, una interpretazione differente da persona a persona, tutto muove inesorabilmente il percorso delle nostre giornate e, conseguentemente, credo che l’abilità in questo gioco faccia un po’ la differenza, generi il “successo” delle persone, ne caratterizzi la soggettività. Ho preferito sempre usare le parole con parsimonia, senza abusarne, già per il fatto stesso che sono intrise di storia sono meritevoli di rispetto. Io non ho studiato il latino o il greco (ops! Piccolo indizio!), un po’ di latino alle scuole medie, ma so che si tratta di lingue molto affascinanti, un po’ come nonni affettuosi che raccontano la loro storia e chiariscono automaticamente la nostra. Nel Salento, per esempio, ci sono zone o paesi in cui il dialetto, quello proprio stretto, è rimasto vicinissimo (se non identico per certe parole) alla cultura greca ed è impressionante scoprire l’evoluzione etimologica di certe parole nel corso del tempo, parole che si sono plasmate col progresso come scogli forgiati dalle onde del mare nel corso dei secoli.
Ora, latinismi ed etimologie a parte, questo mio primo step (dal latino steppas, steppus, steppum - Sono Tutte Emerite Paranoie!) è per rompere un po’ il ghiaccio, per riscaldare gli animi e tuffarci nel mare di parole del nostro primo blog!!!
Evviva le parole!






         

         

         

         
Domande e Risposte
Alfonso Signorini


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