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Zio Luciano (con garbo) adesso le canta a tutti
«Del Noce? Ha rovinato la mia vecchiaia». «Bonolis? Troppo supponente». E poi «non posso vedere quell'impiegato di Raiuno... Carlo Conti. Quando c'è lui giro canale». Il giornalista più garbato del piccolo schermo non risparmia nessuno. E va all'attacco: «Vi racconto perché mi hanno cacciato dalla Rai»
28/5/2008
di Stefania Zizzari
(Foto Olycom)

È uno dei programmi più longevi e inossidabili della televisione italiana: il «Tappeto volante» compie 15 anni e a fine mese tocca il traguardo delle 2.100 puntate. Tutte condotte dal suo ideatore Luciano Rispoli, che nel salotto dello studio ha ormai accolto e intervistato circa 15 mila personaggi del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo. Lo stile garbato è il suo tratto distintivo e «zio Luciano», come si lascia affettuosamente soprannominare, non si smentisce neanche in questa intervista: lancia critiche precise e sfoga delusione e amarezza, con una pacatezza disarmante e con quel lieve sorriso che non lo abbandona mai. Da tempo, con il suo programma, si è rifugiato nella «oasi felice», come ama definirla, di Canale Italia. «Lì lavoro serenamente, in completa libertà» spiega il giornalista. «E di questo ringrazio il proprietario Lucio Garbo, un imprenditore come se ne vedono pochi in giro».
Oscar Luigi Scalfaro, Rita Levi Montalcini, Vittorio Gassman, Nilde Iotti, Mia Martini, Indro Montanelli, Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Giampaolo Pansa, Mario Monicelli, Alberto Sordi... La lista dei suoi ospiti è davvero infinita.
«Ne sono fiero. Il sottotitolo del programma è “incontri di mezza sera con i protagonisti del nostro tempo”. E i protagonisti sono venuti tutti».
Come mai?
«La caratteristica principale del “Tappeto volante”, che è poi il suo punto di forza, è il rispetto per la persona che ho di fronte. A questo non sono mai venuto meno».
C’è qualcuno che ancora non è riuscito ad avere?
«Sì. Mi incuriosisce Umberto Eco e riconosco con umiltà che avrei timore a intervistarlo: ha una mente davvero fuori dal comune».
Si è mai trovato in una situazione difficile?
«Sono una persona cortese e gentile, forse fin troppo, però ho la spina dorsale diritta e la gente se ne accorge. Nessuno quindi ha mai provato a mettermi in difficoltà. E poi nella mia trasmissione non invito chi non mi piace».
Una volta però ha perso la pazienza con due signore...
«In una puntata Marina Ripa di Meana e Barbara Alberti si trovarono in disaccordo e iniziarono a urlare come due oche starnazzanti. Invece di fregarmi le mani immaginando un’impennata degli ascolti, mi alzai in piedi e dissi: “Se non la smettete subito vi caccio via!”. E loro si calmarono. D’altronde, il tono che avevano assunto era del tutto estraneo al mio salotto, dove si è sempre dibattuto con compostezza».
La struttura del programma è sempre la stessa, ma al suo fianco si succedono partner bellissime.
«Ho sempre scelto donne di grande classe ed eleganza, da Roberta Capua a Melba Ruffo di Calabria; da Eliana Miglio a Tania Zamparo, a Michela Rocco di Torrepadula. Ora è tornata al mio fianco Rita Forte, un talento straordinario, la cantante più significativa del nostro Paese. Quasi tutte loro hanno iniziato a lavorare in tv con me, di questo sono orgoglioso».
Con la sua amata Rai la collaborazione si è interrotta ormai da anni e le cicatrici di questa separazione sembrano bruciarle ancora. Ha qualche sassolino nella scarpa?
«Ho espresso più volte il mio giudizio severo su questa Rai disimpegnata che non fa del bene al nostro Paese proponendo una completa mancanza di contenuti. Questo ha fatto sì che l’azienda decidesse che io fossi escluso dalla programmazione radiotelevisiva. Trovo questa cosa indecente, volgare e malvagia. Fabrizio Del Noce, direttore di Raiuno, ospite al programma di Paolo Bonolis ha recentemente sostenuto di non aver mai fatto del male a nessuno nella sua vita. Non è vero: ha rovinato la mia vecchiaia. Ho lavorato alla Rai per quasi 40 anni, inventando programmi come “Chiamate Roma 3131”, ho suggerito “La Corrida ” a Corrado, ho inventato “Parola mia”... non ho demeritato, credo».
Quali sono i motivi di tutto questo?
«Oggi la Rai è un’azienda governata male da gente di modeste capacità professionali, che sciupa un enorm e patrimonio. La prima volta che ho incontrato il direttore generale Claudio Cappon, gli dissi: “Lei forse conoscerà il programma più popolare che ho fatto per la Rai, intitolato ‘Parola mia’”. Lui mi rispose: “Per carità, non mi parli di programmi televisivi, io mi sono sempre occupato di siderurgia”. In questo contesto è difficile che nasca qualcosa di bello all’insegna dell’entusiasmo, che è sempre la condizione essenziale perché in televisione si produca una buona cosa».
Chi le piace in questa tv?
«Cominciamo da quelli che non mi piacciono. Non posso vedere quell’impiegato di Raiuno... Carlo Conti. Quando c’è lui giro canale. Un altro che trovo insopportabile è Paolo Bonolis: è spiritoso, brillante e preparato, ma mi sembra troppo supponente. Invece Pippo Baudo è un professionista che non tradisce il suo pubblico. Di sicuro, non mi piace che certi vecchi colleghi non mostrino un grammo di solidarietà nei miei confronti».
Chi sono questi «vecchi colleghi»?
«Maurizio Costanzo è nato con me: fui io a fargli fare il primo programma radiofonico. Agli inizi degli Anni 60 Raffaella Carrà era la fidanzata di Gianni Boncompagni. Le diedi un Nagra, un registratore portatile pesantissimo, e le dissi: vai in giro a fare interviste alla gente. Era brava già allora e se la cavò benissimo: fu così che nacque il programma radiofonico “Raffaella col microfono a tracolla”, brevi interviste inframmezzate da canzoni. Paolo Villaggio l’ho scoperto su indicazione di Costanzo. Faceva il comico e andai a vederlo una sera: il giorno dopo gli feci il contratto per il programma del sabato pomeriggio “Il sabato del Villaggio”».
Ma qualcuno che le piace c’è?
«Certo, Mike Bongiorno: adoro la sua serietà professionale. Gerry Scotti è simpatico e affidabile. Flavio Insinna mi sembra una persona di qualità, è un signor attore, ma anche un ottimo intrattenitore, e fa il suo mestiere con onestà. E poi ci sono Sandra Mondaini e Raimondo Vianello... per loro ho un debole».
Che cosa guarda in tv?
«I programmi giornalistici: mi piacciono “Matrix”, “Ballaró” e “Porta a porta”. Michele Santoro avrà anche una serie di difetti, ma il suo mestiere lo sa fare, eccome. Mi piace la fiction quando è ben fatta, è creativa e propone la memoria storica del nostro Paese. Per il resto, non riesco a guardare l’intrattenimento. È questa l’area nella quale la tv è colpevole: nella migliore delle ipotesi ripete se stessa, nella peggiore abitua il Paese a non rispettarsi. Nella banalità dei temi affrontati, nella concezione della donna mostrata quasi sempre mezza nuda. Non voglio essere bacchettone, ma l’Italia non è fatta solo di donne con il tanga, anzi. La tv di Stato ha un enorme potere e deve avere l’obiettivo di modificare questa Italia sciatta che si sta involgarendo».
Quali sono i suoi progetti?
«Trovo incomprensibile che non ci sia una rete Rai che ritenga di dover restituire al pubblico una trasmissione ancora rimpianta come “Parola mia”. Detto questo, comunque, continuo con soddisfazione il mio “Tappeto volante” su Canale Italia, perché questa è una televisione di cui ancora oggi, dopo tanti anni, non posso vergognarmi».

(Tv Sorrisi e Canzoni n.23 - 2008)
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Alfonso Signorini


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