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La gente mi ama, la tv non mi chiama più
Cristina D'Avena (vent'anni di carriera alle spalle) ha scelto «Sorrisi» per raccontare polemicamente il suo esilio dal piccolo schermo. E per lanciare una clamorosa provocazione...
20/6/2003
di Alex Adami. Foto Massimo Sestini

Strano destino, quello di Cristina D'Avena. Con le sue canzoni e i suoi programmi per ragazzi ha cresciuto tre generazioni di giovani telespettatori. Oggi, dopo vent'anni di successi, si vede negare la possibilità di diventare grande. Sia chiaro: la popolarità di Cristina è ancora enorme. Ma ora che i quaranta si avvicinano minacciosi, l'immagine della brava ragazza eternamente sorridente inizia ad andarle stretta. «Il fatto è che non mi butto mai. Ho paura delle novità. Sono passati gli anni e mi ritrovo prigioniera del cliché che io stessa ho contribuito a creare. Eppure ho fatto molte altre cose, nella mia vita. So recitare, per esempio. Ma lo sa che la fiction “Love Me Licia”, della quale ero protagonista, faceva quasi 5 milioni di spettatori nel preserale? Davamo fastidio anche al TG5. Ricordo che l'allora direttore di Rete, Giorgio Gori, mi telefonava per farmi i complimenti”.
Poi il vento è cambiato... «Sì, ma non si è trattato di una crisi di popolarità legata al mio personaggio. Le faccio un altro esempio. Nella stagione '93-94 ho fatto parte del cast di “Buona Domenica”. Gli ascolti ci avevano dato ragione. Eravamo riusciti nell'impresa di battere la corazzata “Domenica In”. L'anno successivo quasi tutto il cast fu confermato. Con due sole eccezioni: io e il mago Binarelli».
Nessuno le ha fornito una spiegazione?
«Mai. Anche di recente mi sarebbe piaciuto conoscere il perché di certi rifiuti legati alla mia partecipazione ad alcune fiction».
Ha preso parte a molti casting?
«Guardi, io sono un pezzo di storia della televisione italiana. Faccio questo mestiere da oltre 20 anni. Ho venduto quattro milioni di dischi. Fare i provini come un'aspirante velina mi pare umiliante. Diciamo che mi sono proposta. In fondo, grazie alla fiction, oggi in Italia viene data una chance a tutti. O quasi».
Si sente discriminata?
«In un certo senso. Non capisco, io non ho mai pestato i piedi a nessuno. Non chiedo tanto, in fondo. Voglio solo essere messa in condizione di provare ciò che valgo».
Ha in mente una fiction in particolare?
«Ultimamente ne ho viste di interessanti. “Un medico in famiglia” sarebbe perfetta per me, sono iscritta a Medicina. Non ho pretese particolari, però. Chiedo solo che mi facciano fare un tentativo».
Costanzo nelle ultime puntate di «Buona Domenica» l'ha invitata spesso...
«Si è trattato di una piacevole sorpresa. Vedere Costanzo all'opera significa capire la tv. Gli sono profondamente grata. Ma non posso andare avanti tutta la vita a fare ospitate. Sono della vecchia scuola, ho bisogno di sentirmi parte di una squadra. E di avere un copione in mano».
E se fosse stato il pubblico a voltarle le spalle?
«Impossibile. Mi esibisco nelle piazze. Ricevo migliaia di lettere, ho il polso della situazione. La gente mi conosce. E mi ama».
Non trova che la platea televisiva sia cambiata, negli ultimi anni?
«Eccome. Le persone ora vogliono sedersi in poltrona e iniziare immediatamente a divertirsi. Non a caso gli show tradizionali vivono una stagione difficile. Il pubblico adesso vuole tutto e subito. Pensi alle passate edizioni di “Passaparola”, programma che io stessa seguo volentieri: Letterine con il sedere in bella mostra e un pupazzo di peluche per i bambini. Guardi, io non sono bigotta. E se c'è un bel ballerino in boxer lo guardo pure volentieri, son fatta di carne anch'io. Ma quando è troppo è troppo. La gente non riesce più a immaginarsi le cose, perché le ha già davanti agli occhi».
Vale anche per i bambini...
«Qui il problema è assai più serio. Lavoro da vent'anni pensando a loro. E sa che cosa mi colpisce? Non ne trovo più che sappiano raccontare. Quando ero piccola io, il gioco era costruito con l'immaginazione. Oggi i bambini non possono aspettare. Il gioco deve cominciare subito. E dev'essere bell'e pronto. Da soli non sanno inventare più granché. Sono gli effetti della Playstation».
Vede la Playstation come una rivale?
«No. Si tratta solo di una grossa fonte di distrazione. Ma è inutile prendersela con i ragazzini. La colpa è dei genitori, che non sanno dire di no. Una bambola da ricevere a Natale, io iniziavo a sognarla a Ferragosto».
Guardava parecchia televisione da piccola?
«No. Ma quella che guardavo era buona. C'era la “Tv dei ragazzi”, a quei tempi».
Oggi invece trasmettono solo cartoni...
«Non ci sono più programmi contenitore. Forse in termini di vendita pubblicitaria non rendono quello che costano».
I cartoni giapponesi, per i quali lei ha cantato centinaia di sigle, sono stati spesso accusati di essere violenti.
«Io canto solamente per cartoon selezionati. Ma c'è poco da fare: i Pokémon sono fenomeni mondiali che la televisione italiana non può ignorare. È impensabile continuare a trasmettere “Lady Oscar” mentre il mondo va tutto da un'altra parte».
Ha mai pensato ad avere un bambino suo?
«Certo. Come tutti».
Che cosa gli farà vedere?
«Cristina D'Avena. Ho tutte le mie fiction in videocassetta».
Nient'altro?
«Poco altro».
E se a vent'anni suo figlio le chiedesse di partecipare al «Grande Fratello»?
«Qui il problema è più complesso. Sia chiaro, sono ben felice che ai ragazzi venga data una chance di lavorare in tv. Ho però l'impressione che tutti questi programmi “aperti”, che promettono gloria e celebrità in cambio di nulla, traggano in inganno i ragazzi. Ormai diventare attori, musicisti o veline sembra un gioco».
Non lo è?
«Non lo è affatto. Alla fine un conto lo si deve pagare. Ai miei tempi si tornava indietro dai provini piangendo. Oggi è più facile essere scelti. Ma è anche molto facile essere dimenticati. Ed è assai più doloroso».
Pensa che i ragazzi del «Grande Fratello» le abbiano rubato la scena?
«È un fatto. Ma non me ne sono mai preoccupata più di tanto. Loro sfruttano il loro momento. Io, invece, in televisione ho una storia».
Non è mai scesa a compromessi per avere più spazio?
«Mai. Assolutamente mai».
E oggi rinuncerebbe alla sua immagine di brava ragazza amica dei bambini per lavorare in una fiction?
«Non credo che a qualcuno interessi vedermi in calze a rete. Ma, più in generale, se è di fenomeni da baraccone che la televisione ha bisogno, allora dico: parliamone. Potrei sorprendere tante persone».
A che cosa direbbe no?
«Non potrei smettere di cantare per i bambini. Amo il mio lavoro, anche se oggi inizia ad andarmi stretto. Sogno un quiz a squadre per ragazzi e un musical teatrale per bambini. Continuerò a bussare a tutte le porte. Sono della scuola dell'Antoniano, ho studiato con Mariele Ventre. Non mi arrenderò facilmente».

FRA PUBBLICO E PRIVATO
Ha cominciato a 3 anni e mezzo, ha venduto oltre 4 milioni di dischi
L'avventura artistica di Cristina D'Avena inizia nel 1968 quando, a soli tre anni e mezzo, partecipa alla decima edizione dello «Zecchino d'Oro». Il brano che presenta, «Il valzer del moscerino», diventa presto un classico della canzone per bambini. È la musica, senza dubbio, il tema conduttore della sua vita. Mentre frequenta ancora il liceo, viene scelta per interpretare la sigla di «Bambino Pinocchio», serie televisiva di Canale 5. Cristina supera la prova e di lì a poco si trova a cantare tutte le più importanti sigle televisive dei cartoni animati trasmessi dalle reti Mediaset. Il mercato dei dischi per bambini, fino a quel momento del tutto marginale, conosce un'improvvisa esplosione. La «Canzone dei Puffi» le vale il primo disco d'oro, che sarà seguito nel corso degli anni da ben cinque dischi di platino. Da tempo Cristina continua a pubblicare regolarmente due raccolte all'anno («Fivelandia», arrivata al ventesimo volume, e «Cristina D'Avena e i tuoi amici in tv», della quale è stata pubblicata da pochi giorni la sedicesima uscita).
In tutto ha venduto oltre quattro milioni di album, grazie a veri e propri tormentoni per bambini come «Mila e Shiro due cuori nella pallavolo», «Magica, magica Emy», «Memole dolce Memole», «Vola mio mini Pony», «Arriva Cristina», «Sailor Moon», «Calimero», «Magica Doremì» e moltissimi altri. Nella sua storia, però, non c'è solo musica. Nel 1986, infatti, debutta come attrice nella serie tv «Love me Licia» (trasposizione del celebre cartone animato «Kiss me Licia») ottenendo un successo clamoroso, che ben presto le vale la prima serata. Nel 1989 affianca Gigi e Andrea nel varietà del sabato sera di Canale 5, «Sabato al Circo». L'anno dopo vince, assieme ai due comici, il Telegatto per la seconda edizione del programma. Il passo successivo, nel 1993, è l'ingresso nel cast di «Buona Domenica», al fianco di Gabriella Carlucci e Gerry Scotti e, due anni dopo, in quello di «La sai l'ultima», insieme con lo stesso Scotti, Paola Barale e Umberto Smaila. Negli anni successivi le viene affidata la conduzione di decine di programmi per bambini. Ma è nel 1998 che Cristina corona il sogno di presentare lo «Zecchino d'Oro». Lo stesso anno viene chiamata da Fabio Fazio a condurre con Andrea Pezzi «Serenate», show di Raidue, per la verità non premiato dagli ascolti. Il resto è storia recente: con il tempo le tv sembrano volerle riconoscere solo il ruolo di intrattenitrice per bambini. Conduce diverse edizioni dello Zecchino D'Oro (l'ultima nel 2000), ma nei programmi per famiglie compare solo in veste di ospite d'onore. Oggi, però, Cristina sembra decisa a dare una svolta alla sua carriera.
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