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Faccio il vampiro... però ho un cuore d’oro
David Boreanaz è il protagonista di «Angel», la serie nata come seguito di «Buffy». Dopo il successo ottenuto in America, il telefilm ora arriva in Italia: lo vedremo a settembre su Sky
21/7/2003
di Alberto Anile


I fan sono neri. Gli avevano annunciato che il loro idolo, il trentaduenne David Boreanaz, sarebbe venuto in Italia per presentare l’arrivo su Sky del suo nuovo telefilm, «Angel», in onda da settembre sul canale Fox, ma l’attore americano, che ha appena finito le riprese di un film, ha deciso di prendersi qualche giorno di riposo ed è rimasto in Usa.
A dispetto del fisico alto e massiccio, da solare ragazzone americano, Boreanaz è diventato divo internazionale con il tenebroso ruolo del vampiro Angel in «Buffy», telefilm di straordinario successo in America e più che discreto seguito italiano (circa 200 siti di fan). Morto e risorto già una volta grazie alle forze del Male, Angel è stato poi catapultato nell’omonimo spin-off (che in Usa è già alla quinta stagione), in cui l’anziano ma prestante «nosferatu» (avrebbe 245 anni) continua a combattere la sua personale battaglia interiore tra origini demoniache e un’anima buona.
A Los Angeles, dove lo raggiungiamo per telefono, Boreanaz ci accoglie con un «Ciao, come stai?». È il sangue italiano che parla. Le origini mediterranee, spiega, vengono dal ramo paterno (quello materno dalla Repubblica Ceca), esattamente da Abruzzo e Sicilia, mentre il capostipite, nonno Boreanaz, era uno scalpellino di Cividale del Friuli. In realtà, della lingua avita David non conosce che poche parole e in Italia non c’è mai stato. «Ma spero di venirci presto, sono molto curioso».
Che cosa le piace di più del personaggio di Angel?
«Angel è un vampiro che vuole riscattarsi l’anima e per questo combatte il crimine. È un personaggio particolarmente complesso, molto sfaccettato, è positivo e negativo, ironico e al tempo stesso vulnerabile, romantico ma anche uomo d’azione, ha una gamma interpretativa amplissima. Vista l’età, è un pezzo d’antiquariato ambulante, ma appare come un uomo giovane, insomma è un personaggio affascinante. L’unica cosa che non mi piace è la fatica, la durata delle riprese del telefilm è di dodici ore al giorno».
Dica la verità, ma a lei piacciono i film di vampiri?
«Non sono mai stato un fissato. Quello che mi affascina è la loro leggenda, l’aspetto mitologico, il fatto che siano creature seducenti, che si muovono nella notte, un po’ gli stessi motivi per cui immagino piacciano al pubblico».
C’è qualche caratteristica che pensa di avere in comune con Angel?
«Quando si interpreta un ruolo si porta sempre qualcosa di sé. Però io forse sono un po’ più giocherellone, mentre lui è più serio».
Se Angel esistesse davvero, contro chi combatterebbe?
«Contro gli stessi nemici che incontra nella serie. Le proprie insicurezze, le voci interiori, i nemici che abitano la mente. E poi con qualsiasi demone, in qualsiasi forma si presenti, e senz’altro Los Angeles è un luogo dove se ne trovano a bizzeffe, visto che è una città in cui dominano l’egoismo, il disprezzo, la facciata».
Quali telefilm ama, a parte il suo?
«Non guardo molta tv e quando lo faccio di solito vedo il canale American Movie Classics o i programmi di cucina».
Le piace cucinare?
«Eccome. So fare anche le braciole e le lasagne. Il cibo è la mia grande debolezza, sono una buona forchetta».
È vero che ha una paura matta dei volatili?
«Sì, non mi piacciono affatto. Anche i polli mi rendono nervoso, con tutto quel loro muoversi a scatti...»
«Gli uccelli» di Hitchcock non dev’essere fra i suoi film preferiti...
«Di sicuro non è quello che vorrei mai interpretare. Gli uccelli sono senza dubbio la mia più grande paura. È una vera e propria fobia».
Ha appena finito di interpretare uno dei cattivi nel prequel del «Corvo». Sogna altri ruoli cinematografici?
«Mi piacciono tutti i film d’avventura, i ruoli alla Harrison Ford, che è il mio più grande idolo, e le parti da protagonista nelle commedie romantiche».
Domande e Risposte
Alfonso Signorini


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