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| Gli 883? Finiti per sempre |
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| «Con il prossimo lavoro» annuncia Max Pezzali «sparirà lo "storico"
marchio». E a proposito di Mauro Repetto, rivela quale fu il vero motivo dell'abbandono... |
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1/1/2002 |
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di Franco Bagnasco (foto Pigi Cipelli)
«Questa nuova raccolta "Love/Life" chiude una mia fase storica: è l'ultimo
lavoro con il marchio 883. Dal prossimo Cd mi presenterò al pubblico solo
come Max Pezzali. Era giusto e naturale che succedesse, prima o poi». Mentre
lo dice guarda il soffitto, Max, con l'aria un po' grave di chi, facendo
roteare le pupille strabuzzate, cerca la frase giusta da dire al momento
giusto. Considerando ciò che il nome 883 ha significato per lui, intuisci
quanto non sia facile raccontare una decisione così. Le parole, però,
sgorgano a fiotti, velocissime, riempiendoti il taccuino di sgorbi.
L'eloquio fluente è sempre stato un tratto di questo sorridente ragazzone di
provincia, cresciuto a moto, felpe, cappellini e coltivatore diretto del
mito di un'America alla «Happy Days» da cercare sulle rive del Ticino.
Davanti a un tavolo c'è lui (35 anni, pavese di città, nato come cantante
arrancando in un ammuffito scantinato vicino a Piazza della Vittoria) e ci
sei tu (35 anni, pavese di collina, che hai iniziato come giornalista
arrancando sulle colonne del quotidiano locale e scrivendo spesso di lui:
percorsi paralleli e speculari). Non lo vedi da un po' Max, ma lo conosci da
una vita. Che cosa fai, lo intervisti dandogli del lei?
E allora, Max, come stai?
«Allora siamo qua...».
Abiti sempre in quella villetta di Torre d'Isola, fuori città?
«Sempre lì, come quasi tutti i provinciali che si lamentano, sognano la
metropoli, ogni tanto ci vanno, ma in fondo riescono ad abitare solo in
provincia e lì tornano sempre. È un fatto di bioritmi, di nostalgia, quasi
di "saudade" brasiliana».
Parlaci di questa nuova raccolta.
«Nel '98 ne feci una, "Gli anni", più ritmata. Qui ho messo due inediti e i
pezzi romantici o lenti degli 883 che più mi somigliano oggi. E singoli
passati un po' in cavalleria, come "Le luci di Natale" del '99. Questa
raccolta antologica fa da ponte verso quel che sarò domani e chiude un
ciclo».
Mi stai dicendo che inizi a sentire il passare degli anni?
«In un certo modo sì: gli 883, che hanno avuto un senso e con i quali
abbiamo attraversato gli Anni 90, raccontavano soprattutto l'ambiente
"esterno" di quel periodo. A 35 anni ho un modo di scrivere più maturo: ora
trovo più facile raccontarmi».
E in futuro?
«Resterò solo Max Pezzali. Il nuovo Cd uscirà a gennaio 2004. Penso a un
lavoro lungo, itinerante, fatto di contaminazioni: un diario di viaggio al
computer. Andrò in tutto il mondo, raccoglierò suoni, appunti ed emozioni. E
poi qui a Pavia, con gli occhi del provinciale, darò unità al tutto».
Nell'album c'è l'inedito «Ci sono anch'io», che è il brano portante di «Il
Pianeta del Tesoro», il film di Natale della Disney: come mai?
«È la cover di un brano di John Rzeznik, leader dei Goo Goo Dolls, dal
titolo ³I'm still here², che compare nella pellicola originale. Mi è stato
offerto di farne la versione italiana e ci tengo a precisare che il testo è
mio».
«L'amore e la vita al tempo degli 883» è il sottotitolo di «Love/Life». E i
tuoi di amori? L'ultima volta convivevi ancora con Fabiola...
«Questa è una fase di ridiscussione. Ora sono solo».
Sei sulla piazza, artisticamente, dal '91: come vedi e come hai vissuto, in
privato, questi anni?
«Ho avuto le prime storie d'amore consapevoli, le prime crisi esistenziali
serie. È stato il decennio con più cambiamenti dal dopoguerra. Sono andati
in crisi i modelli politici, abbiamo visto i Paesi dell'Est passare al post
comunismo, si è avuto un boom tecnologico. Ma nel privato viviamo tutti meno
certezze».
E nella musica?
«Se negli Anni 80 c'era il mito dei grandi artisti rock, i '90 non hanno
lasciato emuli di Madonna o degli U2. Forse i Red Hot Chili Peppers, ma non
ne sono sicuro. Ora artisti considerati fenomeni spariscono nel giro di
due-tre anni».
Tu hai resistito. Senza avere peraltro l'appeal del bel tenebroso, ma quello
del ragazzo che porta il latte.
«Esatto. Forse la mia salvezza è stata proprio quella di non essere una
teen-star. Ho un pubblico trasversale, non solo le adolescenti che, amando
spesso i belli della canzone, in genere sono un po' volubili...».
Però una concessione al look l'hai fatta: quella di decidere un bel giorno
di sistemarti la dentatura...
«Sì, cavolo, l'ortodonzia! Mi son deciso tardi, dopo le pressioni di un po'
di specialisti. Da adulti è meno facile, ma si può fare. Certo, poi ci sono
altri problemi: si acuiscono la calvizie e il peso superfluo...».
Quando hai capito di avercela fatta nello spettacolo?
«Quando, nel '95, Mauro Repetto uscì dagli 883. Temevo il peggio, invece è
andata».
E se avessi fallito con la musica? Avresti lavorato nel negozio di fiori di
tuo padre?
«Non ho il pollice verde! Nel '91 ero volontario per la Croce rossa a Pavia
e guidavo le ambulanze. Credo che avrei seguito quella strada».
Che fine ha fatto Mauro Repetto? Avevate litigato?
«No, ma ormai ci sentiamo veramente poco. Ho parlato con il cugino, di
recente. So che vive a Parigi e si è sposato. Dopo l'addio al progetto 883
incise un disco come solista e poi andò a Los Angeles a coltivare il suo
sogno, la regia cinematografica. Ora non so...».
Vuoi raccontare il motivo per cui lasciò il gruppo?
«Finché scrivevamo canzoni in cantina andava tutto bene. Il problema secondo
me iniziò con i concerti dal vivo, durante i quali io cantavo e lui no.
Certo, Mauro ballava, ma faticava anche a trovare una sua dimensione sul
palco».
E qualcuno sui giornali ironizzava...
«Credo che alla lunga sia stato questo non sentirsi a proprio agio in scena
il vero problema».
Anni fa dicevi di fatturare come una media azienda. E adesso?
«Quanto un'azienda a conduzione familiare, un bel negozio. Non ho problemi
né mi compro la Bentley. Mi spiacerebbe persino essere troppo ricco, una
mega-star assolutamente distaccata dal reale».
L'ultima cosa: hai poi saputo chi aveva ucciso l'Uomo Ragno?
«L'Uomo Ragno rappresentava la purezza adolescenziale ammazzata dal mondo
degli adulti. Forse non è morto. Mi piace pensare che sia ancora da qualche
parte a coltivare il sogno, la chimera...».
Il sito ufficiale degli 883
LA TRACKLIST DI LOVE/LIFE
- Ci sono anch'io
- Quello che capita
- Una canzone d'amore
- Se tornerai
- Come mai
- Nessun rimpianto
- Come deve andare
- Tutto ciò che ho
- Io ci sarò
- Senza averti qui
- La dura legge del gol
- Gli anni
- Nient'altro che noi
- Le luci di Natale
- Andrà tutto bene
- Ti sento vivere
- Weekend
- Grazie mille
(da Sorrisi n. 50/51 del 2002)
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