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| Mina live! 23 agosto 1978 |
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| In una sera d'estate di 25 anni fa, la più grande cantante italiana teneva in Versilia il suo ultimo concerto: Sorrisi ricostruisce storia, cronaca e retroscena di un recital entrato nella leggenda. |
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25/8/2003 |
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di Aldo Dalla Vecchia
L'ultima volta che si è esibita in concerto è stato mercoledì 23 agosto 1978: un quarto di secolo fa. Poi, più niente: Mina si è nascosta al mondo, manifestandosi solo attraverso i dischi (tanti), le foto (rubate) e, nel 2001, un Dvd (record di vendite) che la mostra impegnata in sala d'incisione. Da quell'estate lontana molte cantanti si sono affermate e ogni volta si è parlato della «nuova Mina», dell' «anti-Mina», negli ultimi tempi anche delle «nipotine di Mina». Quasi tutte sono passate. Mina invece, pur nascosta, rimane. Per tentare di afferrare la magia di un fenomeno così unico nella storia dello spettacolo, abbiamo fatto la sola cosa possibile: siamo tornati indietro di 25 anni, a quel fermo immagine dove lei, i capelli rossi, il volto candido punteggiato di nei, i veli neri, la pelle soffice e bianca, la voce bella più che mai, si sgola, ride, soffre, piange, si appassiona, nel corso di quegli 11 straordinari concerti in Versilia.
1978. L'anno del Grande Ritorno di Mina è uno dei più cupi della storia d'Italia. Mina manca dal 1972, quando, da maggio a settembre, ha tenuto una serie di concerti alla Bussola di Focette (in provincia di Lucca), il locale dei suoi trionfi. Nel 1974 l'ultima trasmissione televisiva, «Milleluci», al fianco di Raffaella Carrà. Poi, un lungo blackout pubblico (interrotto dall'uscita di due dischi l'anno) per dedicarsi agli affetti privati: i due figli (Benedetta e Massimiliano), i genitori (Mino e Regina), l'amore (il discografico napoletano Alfredo Cerruti). Qualcosa cambia negli ultimi mesi del 1977. Mina partecipa alle 16 puntate dello show radiofonico «Gran Varietà» accanto a Johnny Dorelli: canzoni, duetti, ospiti, sketch. La signora, si dice, si sta divertendo, vuole rimettersi in gioco. Il primo ad accorgersene è Sergio Bernardini, patron della Bussola (oggi scomparso) e tra gli scopritori della cantante. Secondo Bernardini «qualcosa si è sciolto nel suo riserbo. L'ho vista troppo eccitata, troppo euforica e soprattutto carica d'energia. Ha voglia di tornare a cantare, di sentire il respiro della folla sulla faccia».
Il 28 aprile 1978 Luciano Tallarini, addetto-stampa di Mina, dà l'annuncio ufficiale. «Sorrisi» è il primo a rivelare i dettagli dell'operazione: la cantante si esibirà in esclusiva a Bussoladomani (un tendone allestito sul lungomare del Lido di Camaiore, a poche centinaia di metri vicini alla Bussola), dal 24 giugno al 30 settembre, guadagnando venti milioni a sera (che equivalgono a circa 56 mila euro di oggi). L'ultima settimana di maggio cominciano le prove. Il luogo prescelto è la Basilica, una chiesa sconsacrata di corso Italia a Milano dove Mina, fino al 1981, inciderà tutti i suoi dischi. Insieme a lei ci sono l'arrangiatore di fiducia Pino Presti e la band che l'accompagnerà nei concerti. Pia Rame, costumista teatrale e sorella di Franca, è la creatrice del costume di scena, che racconta con accenti lirici degni di un madrigale: «Mina entrerà nel fascio dei riflettori come un'apparizione incorporea, una vestale. Un abito nero, impalpabile, largo, molle, cadente, fluttuante, mezzo trasparente, la scoprirà a tratti. Uno scialle di seta nera, ricamato con venti rose rosse e nere di jais, volerà con lei nel fascio luminoso». Venerdì 23 giugno 1978, mancano 24 ore al Grande Ritorno. Mina è scomparsa, nessuno sa dove sia. In realtà è a Milano a rifarsi la tinta, ma basta la non-notizia di questa sua presunta fuga per mandare tutti in fibrillazione. Il giorno dopo è sabato 24 giugno, le 22 passate da poco, l'ora X. I 6.000 posti del tendone di Bussoladomani sono esauriti da settimane, nonostante il prezzo non proprio economico. I biglietti costano 15.000 lire (praticamente circa 43 euro di oggi) per il primo settore, 12.500 lire (secondo settore), 10.000 lire (terzo settore), 7.000 lire (gradinate). Il servizio di sicurezza è imponente: 10 vigili urbani che dirigono il traffico fuori, 10 guardie giurate a sorvegliare il tendone, 30 carabinieri che controllano il pubblico all'entrata, 10 agenti in borghese seduti fra gli spettatori.
A introdurre la serata è Walter Chiari, amico di Mina e con lei (e Paolo Panelli) presentatore di «Canzonissima» '68. Tra il pubblico ci sono Renato Zero (con parrucca nera, abito nero lungo in chiffon e occhiali d'oro con stanghetta), Amanda Lear, Delia Scala, Lina Volonghi, Adriano Panatta con la moglie Rosaria, Gloria Guida che accompagna Walter Chiari. Non c'è invece Ornella Vanoni, che aveva prenotato 5 posti: «Lascia che io prenda familiarità con il palcoscenico» avrebbe chiesto la Tigre di Cremona all'amica e collega, «ti aspetto al secondo spettacolo». Mina arriva a Bussoladomani con la sua Mercedes grigio-metallizzato guidata dall'autista Sergio Palmieri e si chiude nella roulotte-camerino (arredata con due tavolini, un grande specchio per il trucco, quattro divanetti e un frigo-bar), situata a 15 metri dal palcoscenico, vicina all'uscita posteriore del tendone. Il compito più difficile ce l'ha Walter Chiari: intrattenere un pubblico che da sei anni aspetta famelico il ritorno del Mito. In camerino, Mina fuma senza sosta. Quando esce, sono le 23,10. Walter Chiari annuncia: «Adesso arriva una donna vera, con la sua età vera e i suoi sbagli veri». La sigla del concerto, «Stasera io qui», è registrata ed è quasi un manifesto programmatico: «Qui, questa sera di nuovo qui/Mi ricordo ci sono già stata/Poi mi sono fermata, mi sono perduta/No, il motore non l'hanno fermato/E vi giuro che ci hanno provato/Non è mica servito se io questa sera son qui». Le luci si accendono, esplodono le note di «Staying Alive». Mina c'è. Il delirio arriva con la terza canzone, «L'importante è finire». In tutto saranno 20 brani e 8 minuti consecutivi di applausi. Mina fa un inchino, saluta, scompare senza concedere bis. Amanda Lear ricorda così, nella sua autobiografia «La mia vita con Dalí», l'incontro con la cantante a fine concerto: «Entusiasta della sua incredibile voce e del suo spettacolo, andai a salutarla in camerino. Fu gentilissima e mi trattò come un'amica. Pochi minuti, e stavamo già parlando di uomini e sesso». Dopo quel primo «esaurito», gli spettacoli continuano tutta l'estate. Ogni volta, la serata è introdotta da un comico. Padrone di casa mercoledì 23 agosto è Beppe Grillo. Il concerto è l'undicesimo sui 15 previsti. Nessuno, nemmeno Mina, sa che sarà l'ultimo. Ricorda Mauro Coruzzi che, non ancora Platinette, era tra i 6.000 fan in adorazione sotto il tendone: «Piangevamo tutti, come se avessimo la consapevolezza che fosse l'ultima volta. Un particolare che non scorderò mai sono le sue gocce di sudore: quando girava la testa, partivano come se fossero raffiche di proiettili». La scaletta è la stessa degli altri 10 concerti: i suoi successi, una fantasia di Battisti («Emozioni», «Ancora tu», «Sì, viaggiare», «I giardini di Marzo»), Fossati («Non può morire un'idea»), qualche classico americano come «Georgia on my mind», i Queen («We are the champions»), l'omaggio a Cocciante («Margherita»). L'ultima canzone è «Grande grande grande». Alla fine Mina ringrazia, saluta e se ne va. Per fortuna quella sera, per la prima volta, il tecnico del suono Nuccio Rinaldis incide una prova-audio: diventerà il doppio album «Mina. Live '78» (oggi disponibile come Cd con il titolo «Mina. Live»). Le uniche immagini di quella notte memorabile si devono a uno spettatore romano che girò alcuni minuti con una cinepresa in super8: si vedranno nello speciale che Rete4 manderà in onda lunedì 25 agosto alle 23.15, a cura di Paolo Piccioli.
Le parole più significative su quell'Ultima Volta, le scrive l'inviato della «Repubblica» Natalia Aspesi: «Piena di passione, Mina si disfa poco a poco come dopo aver fatto l'amore, con violenza e felicità: il sudore le scivola sulla gola mentre canta “L'importante è finire”, libera il collo bianco dai capelli rossi madidi, mentre grida “Ricominciare, che senso ha”. Quando esplode, prima china su di sé, poi spiegata nel grande vestito nero, “Io ti chiedo ancora, il tuo corpo ancora”, la gente si perde dentro un richiamo antico, carnale e teatrale. Il disagio di tanta furia amorosa, dimenticata nell'abitudine della finzione sessuale, è come uno schiaffo».
Ma una broncopolmonite virale costringe Mina a posticipare prima, e poi ad annullare, gli ultimi 4 concerti previsti (che, nelle intenzioni di Bernardini, avrebbero dovuto riprendere in inverno, con una tournée assieme a Bruno Lauzi). Quell'Ultima Volta diventa così l'inizio del Mito.
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