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| Siamo la coppia più bella del mondo |
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| Alessandra Ferri, la Magnani del balletto, e Roberto Bolle, il talento scoperto da Nureiev, saranno i grandi ospiti del programma di Piero Angela. In questa intervista esclusiva svelano ai lettori di «Sorrisi» i segreti della loro arte. Parlano di muscoli, affiatamento, passioni, emozioni. E lanciano anche qualche frecciata... |
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25/8/2003 |
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di Laura Magnetti
(foto Fabrizio Ferri)
Chi ama la danza corra a comprarsi una cassetta perché «Superquark» in onda il 2 settembre è da registrare. Non capita tutti i giorni, infatti, di potersi godere in tivù i passi a due più emozionanti della storia del balletto da «Romeo e Giulietta» (coreografia di sir Kenneth MacMillan) a «Carmen» (di Roland Petit) fino al «Lago» (di Nureiev) interpretati dalle due étoiles più «cult» di questi anni: Alessandra Ferri e Roberto Bolle. Un giunco bruno dallo zampillante temperamento lei (non a caso è stata battezzata la «Magnani della danza») che a soli 17 anni stregava il pubblico del Covent Garden con la sua sensuale e dissoluta «Manon»; un autentico «principe» con tanto di occhioni blu lui che, a 28 anni, sta già mietendo successi da Mosca a Tokyo facendo spesso tappa alla Scala, dove, come la Ferri, ha studiato. E dove Rudolf Nureiev l'ha scovato offrendogli, agghiacciando tutti (Bolle aveva solo 15 anni!), il ruolo di Tazio in «Morte a Venezia». Diversi per età e stile, Bolle e Ferri oggi si stanno imponendo recita dopo recita (la loro partnership è nata a Mosca solo un anno fa) come la prima grande coppia della danza italiana. Insomma, Piero Angela, parlando della danza, non poteva scegliere di meglio. Ma che cosa vedremo, esattamente, su Raiuno? Lo raccontano ai lettori di «Sorrisi» gli stessi protagonisti in questo inedito «faccia a faccia».
Bolle: «Il ballerino, oltre che artista, è un atleta. "Superquark" si è quindi concentrato sul tipo di muscolatura ottimale per un danzatore, che deve esibire forza e potenza (necessarie per sollevare la partner) ma anche elevazione e virtuosismo come esigono le piroette. Una tecnica che si costruisce con gli esercizi alla sbarra e in sala prove con un impegno, da parte nostra, di cinque-sei ore al giorno».
Ferri: «Il simbolo della danzatrice sono le scarpette "da punta": un'alchimia di polvere di gesso, stoffa, raso che Angela mi ha fatto svelare nei dettagli. Per quel che riguarda i muscoli, noi dobbiamo invece "mimetizzarli" in un aspetto minuto perché l'immagine della ballerina è, da sempre, eterea, fragile. Essere esile per la danzatrice è anche un'esigenza pratica: come potrebbe, altrimenti, il partner sollevarci o, talvolta, persino lanciarci? "Superquark" si sofferma così sull'affiatamento di una coppia che non è affatto automatico e, anzi, si affina con il tempo».
Quali sono i punti di forza della coppia Ferri-Bolle?
Bolle: «Sul piano fisico, senz'altro la nostra grande differenza di struttura. Io sono alto un metro e 90, sono forte e ho lo slancio dei miei 28 anni. Tutto questo mi permette di far volteggiare Alessandra come pochi».
Ferri: «È vero. Aggiungerei che, insieme, siamo l'emblema del "maschile" e del "femminile": lui per la sua possanza, io per la mia apparente fragilità. In questo senso siamo molto ben assortiti. E poi mi piace pensare che siamo la prima vera coppia "italiana" nonostante entrambi abbiamo una carriera internazionale assai ricca. È una bella bandiera da portare in giro».
Che cosa ammirate l'uno dell'altra?
Bolle: «Il potere di Alessandra di usare sempre i passi per esprimere emozioni. In lei la tecnica non è fine a se stessa».
Ferri: «La bellezza statuaria. Roberto "è" il principe. Il balletto classico è zeppo di queste figure romantiche, rubate alle fiabe, e lui ha il fisico perfetto per questo tipo di personaggi».
In che direzione vanno i vostri gusti nella danza?
Bolle: «Io amo i balletti narrativi neo-classici. Quelli dove tecnica, emozioni e scavo psicologico si fondono al meglio».
Ferri: «Il mio repertorio parla da solo: Manon, Giulietta, Carmen, Giselle, ma anche i titoli più estrosi che ha creato per me quel simpaticissimo genio che è Roland Petit».
Questo «Superquark», che vi racconta con splendidi filmati, porta finalmente la danza di qualità in televisione. Perché, secondo voi, queste occasioni sono così rare?
Bolle: «Non me lo spiego. Il pubblico ama la danza. Alcune esperienze passate, da "Maratona d'estate" alle prime serate curate da Ottolenghi-Cappelli, hanno dimostrato che il balletto, se è di buona qualità, funziona anche sul piccolo schermo».
Ferri: «Purtroppo bisogna constatare che la nostra televisione fugge come la peste qualsiasi programma che abbia un livello culturale dignitoso. Questo vale anche per la danza. Si potrebbero realizzare invece serate leggere, divertenti, ma anche eleganti. Basta vedere le coreografie dei nostri varietà per capire quanto siamo in caduta libera! A New York, dove lavoro e vivo buona parte dell'anno, ci sono centinaia di canali: si vedono cose terribili, ma anche meravigliose e non solo di danza, ma di opera, di prosa, di musica. E qui?».
Entrambi, da adolescenti, avete goduto di un talent-scout d'eccezione. Alessandra a 17 anni ha folgorato Baryshnikov e Roberto, a 15, Nureiev. Come ve li ricordate?
Bolle: «Rudolf aveva un carisma incredibile. Lo avvertivi ovunque: in scena, a lezione, durante una prova. Quando entrava lui, tutti smettevano per un attimo di respirare. Era amato e temuto, gentile e scorbutico. Ma era molto generoso: se intuiva il talento di qualcuno, lo valorizzava contro tutto e tutti».
Ferri: «È passato tanto tempo da quando, chiamata da Misha, ho rischiato tutto per seguirlo a New York all'American Ballet. Ero giovanissima, non sapevo che cosa mi aspettasse. Ma è merito anche suo se oggi in America sono così popolare».
Che progetti avete insieme?
Bolle e Ferri: «Sicuramente la "Manon" per la prossima stagione della Scala e poi, speriamo, "Romeo e Giulietta" a New York».
Ferri: «Roberto ha già una fitta carriera internazionale, ma, per una serie di coincidenze, non ha ancora potuto trionfare a Manhattan. Ecco: mi farebbe davvero piacere fargli da madrina presso il pubblico di New York».
ALESSANDRA FERRI, STELLA NATA IN AMERICA
Alessandra Ferri nasce a Milano 40 anni fa. Studia alla Scala, che abbandona a 15 anni quando il Royal Ballet di Londra le offre di entrare nelle sue file. Interpreta così, giovanissima, i principali ruoli del balletto romantico. Nel 1985 torna a Milano, chiamata da Franco Zeffirelli, per un originale «Lago dei Cigni».
In sala c'è Baryshnikov che rimane folgorato e le spalanca le porte di New York e dell'American Ballet con cui danza in tutto il mondo. Nel 1992, pur mantenendo uno strettissimo rapporto con l'America, la Ferri è nominata étoile al Teatro alla Scala. Ha danzato in tutti i maggiori teatri d'Europa, Australia, Giappone, Sudamerica.
Di lei la grande Zizi Jeanmaire ha detto: «È la miglior Carmen che esista sul pianeta».
È la compagna del fotografo Fabrizio Ferri dal quale ha avuto due bambine, Matilde ed Emma. È anche l'unica danzatrice al mondo attiva che ha avuto il coraggio di affrontare due maternità.
ROBERTO BOLLE, A 15 ANNI STREGÒ RUDOLF NUREIEV
Roberto Bolle nasce a Casale Monferrato (AL) 28 anni fa. Ha solo 15 anni quando lo nota Nureiev e gli offre il ruolo di Tazio in «Morte a Venezia». È l'inizio di una carriera che non si ferma più. Si diploma alla Scala dove, a 21 anni, viene nominato primo ballerino subito dopo una straordinaria performance nel «Lago dei Cigni». Lavora moltissimo al Covent Garden a Londra e in tutti gli altri principali teatri europei. Si è già esibito anche a Mosca e Tokyo oltre, naturalmente, alla Scala dove è di casa. Ha danzato con tutte le principali star del balletto internazionale: dalla Ferri a Darcey Bussell, da Altinay Asilmuratova e Sylvie Guillem, da Tamara Rojo a Viviana Durante.
È ambasciatore dell'Unicef. Del suo sogno (avverato) di ragazzino di provincia in perfetto stile Billy Elliott dice con riconoscenza: «Sono riuscito a superare i momenti duri solo grazie all'appoggio della mia famiglia».
E Piero sposò la ballerina della Scala
Era da un po' di tempo che Piero Angela covava l'idea di dedicare una puntata di «Superquark» alla danza. Sì, perché non è la prima volta che il bravo conduttore si imbatte in punte e tutù, anche se non per motivi… professionali. Sua moglie, la signora Margherita Pastore, è stata ai suoi tempi danzatrice del Corpo di ballo della Scala. Piroettava felice, la futura signora Angela, finché il suo fidanzato, molto deciso, un giorno le ha posto l'aut-aut: «Ti sposo, a patto che tu appenda le scarpette al chiodo». E l'amore, in questo caso, ha avuto la meglio sull'ambizione. «Chissà, forse ho distrutto una brillante carriera» ha detto sornione Piero Angela mentre si registrava «Superquark». Di certo è che la signora Margherita si è presa una piccola rivincita: ha tormentato il bravo marito finché non si è deciso a dedicare un'intera puntata all'arte di Tersicore. Ovvio che, dietro le quinte, la signora si è prodigata in suggerimenti. E il suo Piero, che sa tutto di elefanti e di meteoriti, non ha disdegnato la sua guida affettuosa. |
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