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| Sarà una stagione di grandi sfide. E io sono pronto |
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| Gerry Scotti a ruota libera sull'autunno Tv e sui colleghi: «Vado alla guerra dell'audience con tre programmi e una fiction. Amadeus ha battuto “Passaparola'? Vero, ma per i pubblicitari ho vinto io. Bonolis? Tra due anni torna in Mediaset. Zelig mi piaceva quando era in seconda serata». E sui «ritorni» di Fiorello dice che... |
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5/9/2003 |
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 di Cinzia Marongiu
(foto Pigi Cipelli)
La grande ondata di caldo è quasi riuscita a sciogliere l'asfalto milanese ma non il granitico stacanovismo di Gerry Scotti. Avvolto nell'aria condizionata del bunker di Cologno Monzese, il «Maldini di Mediaset», come si definisce per il ventennale impegno nelle reti di Berlusconi, continua imperterrito a macinare tv. All'una, quando la mensa è affollata, lui è ancora alle prese con un nuovo tipo di tonno e relativa telepromozione; poco dopo le due è già nel salottino della sit-com «Finalmente soli» al fianco di Maria Amelia Monti. Qualche settimana di vacanza e poi eccolo pronto a rimpossessarsi dello scettro del preserale, Amadeus permettendo.
Dall'1 settembre torna con «Chi vuol essere milionario?» e non con «Passaparola». Perché?
«“Il milionario' è un programma di grande ascolto e quando va in onda ha un effetto dirompente. Ora ci siamo decisi a usarlo come grande inizio della stagione».
Visto che va benissimo perché non farlo sempre in prima serata?
«Anche quella applicazione è calcolata. Non dico le date precise perché è tutta una lotta di controprogrammazione e da qui a quando andrà in onda cambieranno sicuramente ancora tante volte».
I quiz e «La Corrida», un altro anno fotocopia. Non ama le novità?
«Proprio in questi giorni sto girando una sit-com, che non è solo cambiare programma ma anche mestiere. Il nostro è un lavoro fatto da grandi specialisti e io sono uno che ha fatto tanta palestra, quasi a 360 gradi. Varietà, talk show, programmi musicali e comici. Ora ne ho trovato alcuni che mi permettono di scherzare, condurre interviste, raccontare di me. Insomma di mostrarmi a tutto tondo. Diverso sarebbe se fossi ingabbiato in qualche format».
Settimane fa su «la Repubblica» Michele Serra ha scritto che lei è troppo bravo per quello che fa.
«Non conosco personalmente Serra. Ripeto ciò che dissi quando due grandi critici televisivi come Beniamino Placido e Aldo Grasso furono generosi con me. Alla fine ha pagato la mia onestà intellettuale, l'aver fatto capire al pubblico che ciò che mi interessa è fare bene il mio lavoro, non prendere in giro nessuno e non essere schierato. Tanti fanno il sillogismo Gerry Scotti uguale Canale 5 uguale appartenenza politica di un certo tipo. Invece dietro c'è una persona che quando è a casa spegne la tv, legge un libro, gioca a pallone con il figlio, si gode un concerto, frequenta gli amici. Cose che mi fa piacere vengano scoperte perché di sbandierarle non me ne frega niente».
Ma le ha fatto piacere?
«Certo, ringrazio l'intellighenzia. Mi sono anche emozionato quando la signora Ciampi e il presidente mi hanno voluto conoscere al Quirinale. Vuol dire che partendo da un gradino nazional-popolare si riesce a entrare nella storia del costume. Mi fa piacere perché spesso i buoni attendono la vecchiaia o addirittura la morte per essere apprezzati. Uno per tutti è Totò. Io sono stato sdoganato da vivo entro i 50 anni. Non male».
Si sente sprecato?
«Questo fa parte di una mia modestia. Mi deriva da essere nipote di un contadino e figlio d'operaio. Mi va di affrontare le cose facendo un passo un po' più corto della gamba. Molti mi dicono “perché non fai film o teatro?'. Ma dovrei vivere due volte per fare tutto».
Eppure tanto tempo lo occupa con le telepromozioni. Non le può evitare?
«No. Fa parte del mio contratto con Mediaset. I miei programmi, oltre che fonte di ascolti, sono veicolo di pubblicità. È una componente quasi al 50% del mio impegno contrattuale. All'inizio della stagione il programma, solo per il fatto che lo presento io, ha già venduto tutti gli spazi pubblicitari. Per altro non mi sono mai vergognato delle telepromozioni. Tanti miei colleghi commettono l'errore di farle con la puzza sotto il naso. Ma ci sono solo 2 opzioni: o farle bene o non farle».
Se non le facesse si troverebbe senza programma?
«Con il ricavato delle telepromozioni mantengo le mie trasmissioni e buona parte degli altri programmi di Canale 5. Sto parlando delle oltre 200 puntate di preserale, il granaio di Mediaset. Tirarmi indietro a metà del gioco non vorrebbe dire niente. Potrei compiere una scelta diversa. Se passassi alla fiction, non dico quella eccelsa ma un prodotto tipo “Un medico in famiglia', allora verrebbe a decadere tutto il mio impegno nel settore commerciale. Se ne parlerà alla fine del mio contratto, luglio 2004».
Ha già ricevuto proposte?
«Sì, per tante fiction. E le fiction più belle che mi hanno proposto erano tutte per la Rai. I nomi più grandi, i registi più grandi, gli sceneggiatori più grandi. O me ne fanno fare una bella qua o sennò…».
Le è costato dire di no?
«Mi è costato spiegarglielo bene. Sono onesto, non faccio giochini. Finché so di avere l'impegno qua, non ne prendo altri. Se a Mediaset vorranno sposare questa idea e mandare in onda la fiction su Canale 5, saremo tutti più contenti. Altrimenti sarà difficile il prossimo anno non cedere a certe lusinghe. In questo caso, saggezza contadina mi dice, saprei quello che lascio ma non saprei quello che trovo. So di essere un miracolato. E non capisco quest'attitudine italiana di stancarsi subito. In America un programma lo fai per 30 anni di fila. Noi siamo un po' usa e getta, cerchiamo continuamente idee nuove e dopo due anni le buttiamo via».
Si sente un simbolo di Mediaset?
«È un dato di fatto. In autunno festeggio i 20 anni. Fino a qualche mese fa eravamo in due, Columbro e io, a non essere andati in Rai. Ora come prodotto di vivaio sono rimasto io, il Maldini di Canale 5».
La Rai l'ha mai cercata?
«Mi ha puntualmente mandato a dire qualcosa. Ma la Rai mi sembra un'entità sconosciuta perché poi le aziende le fanno gli uomini. Quando gli uomini continuano a cambiare non sai più di chi stai parlando. Hanno provato con degli abboccamenti. E hanno sempre trovato una persona ligia al principio di fedeltà. Il gioco di scacchiere, del “ti farebbe bene alla carriera tradirli', non mi piace. Oltretutto sono uno di quelli meglio trattati da questa parte, con più lavoro, più soldi da guadagnare, più proposte. Regolarmente ogni anno, mentre vado in onda con due programmi, un varietà e una sit-com, la signora Ruffini mi chiede di fare “Scherzi a parte' e Antonio Ricci di fare “Striscia' o “Paperissima'. Comunque, in Rai dovrebbero propormi un grosso spettacolo, un evento, due o tre anni di una grossa striscia ma penso che lo abbiano già proposto a Bonolis tre mesi fa. E poi se qui guadagno 100, lì vorrei 300...».
Che pensa delle difficoltà della Rai?
«Se un'azienda passa sei mesi all'anno alla ricerca di una classe dirigente, è ovvio che non produce quanto potrebbe. Ora devono stringere la cinghia. Meno soldi vogliono dire meno investimenti e a volte vuol dire abbassare la qualità. Spesso i risultati di Mediaset sono superiori ai desideri degli investitori. Stravincere non fa bene a nessuno».
La scorsa stagione, però, è stato battuto da Amadeus…
«Sì, è vero. Onore al merito di un programma ben ideato e ben condotto. Ma noi abbiamo 5 interruzioni pubblicitarie e “L'eredità' solo 2. Chieda a un investitore pubblicitario chi ha vinto. E poi non voglio vincere a tutti i costi. A me piaceva anche perdere di un paio di punti contro Fiorello, io con il mio programma da 900 milioni, lui col suo da 4 miliardi».
Come vede la sfida Panariello-De Filippi?
«Sono contento che Panariello torni. Fa bene a dire che ha paura di Maria, non come aveva fatto Morandi. Ormai è un dato di fatto: averla contro è un problema per chiunque».
«Zelig» arriva su Canale 5.
«E si ritrova il problema di ribadire il grande successo. A me piaceva quando andava in seconda serata su Italia 1, fumoso e sudato».
Che cosa pensa dei reality show?
«Se faranno quello sui grassi che devono calare di peso, come in Germania, mi iscriverò. I reality ormai sono una realtà. Ma non credo alla globalizzazione della tv; non è detto che ciò che va bene ai finlandesi funzioni anche per gli spagnoli. Spesso questi formati fanno flop. Si fanno 10 reality perché 3 diventino dei successi».
E il ritorno di Fiorello?
«La prima volta che torni va bene, ma se poi lo fai tutti gli anni non è più un evento».
L'arrivo di Bonolis in Rai?
«Con i suoi vado, torno, resto ha caratterizzato le ultime stagioni tv. Penso che tra due anni tornerà indietro».
C'è spazio per l'amore nella sua vita?
«Sono stato sposato per 20 anni, ho un bambino di 11 anni e tanti tipi di amori. Ma non parlo della vita privata, non l'ho mai fatto, né lo farò».
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