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R.I.S. Delitti imperfetti
120 attori (tra cui Lorenzo Flaherty e Nicole Grimaudo). 2300 comparse. 6 mesi di riprese. Protagonisti, i carabinieri della squadra scientifica. «Sarà un C.S.I. all'italiana, con meno soldi ma più idee» dice il regista Alexis Sweet. Che ha il giallo nel Dna: suo nonno lavorava a Scotland Yard...
10/12/2003
di Cinzia Marongiu
(foto De Blasio/Photomovie)
Due set in uno. A Cinecittà c'è solo un vialetto che separa i due capannoni dove si sta girando «R.I.S. Delitti imperfetti», una serie televisiva articolata in 12 episodi da 50 minuti l'uno (in onda su Canale 5 nel 2004) e dedicata al lavoro dei Reparti Investigazioni scientifiche dei Carabinieri, quelli, per intenderci, saliti alla ribalta della cronaca: da Cogne a Novi Ligure fino all'Università La Sapienza di Roma per il delitto di Marta Russo. Di qua c'è la ricostruzione degli uffici ospitati nel palazzo ducale di Parma, con lo stridente contrasto tra gli affreschi d'epoca e la modernità delle tecnologie. Ci sono scrivanie con supporti al neon, computer dagli schermi ultrapiatti, una specie di incubatrice dotata di lunghi guanti in lattice, potenti microscopi, lavagne luminose, decine di boccette di reagenti e ogni genere di ritrovato che la ricerca scientifica è ormai in grado di mettere al servizio degli investigatori. Tra queste stanze, rese afose dalla luce dei riflettori, si muovono attori e tecnici al servizio del regista italo-inglese Alexis Sweet. Di là, a neanche 200 metri di distanza, c'è il set numero 2 dove va in scena un interrogatorio: altra scenografia, altri attori, altri tecnici e altro regista, ma stessa fiction. Perché così impongono i tempi di produzione delle serie tv, sempre più simili al cinema tranne che nelle esigenze industriali di fornire un prodotto chiavi in mano quanto prima possibile. In questo caso, poi, la sfida è doppia perché rendere appassionante un lavoro così specifico, attento e meticoloso quale quello di questi tecnici in tuta bianca non è cosa scontata. Al posto delle sirene lancinanti e degli inseguimenti a rotta di collo qui sono i brandelli di tessuto, le traiettorie dei proiettili e l'individuazione del Dna a essere protagonisti.

Gli americani, in realtà, questa sfida l'hanno già vinta con la serie di culto «C.S.I.». «Sì, è vero, per la nostra serie si è parlato di "C.S.I. italiano"» dice il regista Alexis Sweet, una sorta di predestinato: il nonno faceva parte della Scientifica di Scotland Yard. «Ma c'è una piccola differenza: loro hanno un budget di 6 milioni di dollari a film. Noi non so quanto costiamo, ma di sicuro molto meno». Poi spiega: «Gli americani sono un'industria con 350 milioni di consumatori, ai quali va aggiunto un mercato estero praticamente illimitato. Ma noi, nel nostro piccolo, stiamo usando il meglio del loro stile, con macchine a mano e tanti tagli al montaggio per aumentare il ritmo». Che, d'altra parte, sarà assicurato anche da molte scene d'azione, «perché» continua il regista «ci siamo presi qualche licenza rispetto alla realtà».

A catturare l'attenzione ci sarà pure Lorenzo Flaherty, uno dei belli della nostra fiction che dai tempi delle prime due serie di «Distretto di polizia» e di «Incantesimo 5» ha lasciato dietro di sé una scia di ammiratrici. Lui non sembra curarsene più di tanto, concentrato com'è nel nuovo ruolo. Serio e pignolo come Riccardo Venturi, che interpreta il capo del R.I.S.: appena finisce di girare una scena si fionda davanti al monitor a circuito chiuso e comincia a smanettare per rivedersi all'opera. «Che gliene pare? Funziona?» chiede in cerca di conferme. C'è anche il tempo per salutare l'amico Ricky Memphis, vicino di set e di capannone con «Distretto di polizia», prima di concedersi una pausa a pranzo. «Mangio solo il secondo. Sono a dieta. Ho perso 8 chili in due mesi». Padre irlandese e madre italiana, Flaherty parla con il regista solo in inglese e quando racconta di questo lavoro non sa nascondere l'entusiasmo. «All'inizio ero un po' spaventato. Temevo il confronto con "C.S.I.". Poi, invece, vedendo il girato mi sono tranquillizzato. Noi siamo più viscerali, più di pancia. Quello della scientifica è un mondo affascinante, che non conoscevo. Mi sono documentato a lungo, ho conosciuto i veri agenti del R.I.S. e credo che questa serie potrà appassionare soprattutto i più giovani». Continua a sfoggiare termini tecnici da «iniziati», a parlare di soluzioni registiche «d'avanguardia» fino ad ammettere candido. «Questa serie potrebbe lanciarmi definitivamente. E io ci spero».

Così come ci spera Nicole Grimaudo, presenza femminile del cast, giovane attrice siciliana dal curriculum già lunghissimo. «Non faccio altro che lavorare. Di recente ho recitato nel kolossal "Giulio Cesare", nella fiction "Il giorno del lupo" tratta da un racconto di Carlo Lucarelli e nel film "Liberi" presentato a Venezia» enumera Nicole. Che del suo ruolo dice: «Sono un tenente del R.I.S., l'unica donna e l'ultima arrivata, per di più con una certa aria da saputella. Naturale, quindi, che all'inizio abbia qualche difficoltà». Dopo, invece, saranno in molti a subire il suo fascino. A cominciare dai colleghi Fabio Martinelli e Davide Testi interpretati da Filippo Nigro e Stefano Pesce, che nell'intenzione degli sceneggiatori sono destinati a diventare una coppia in bilico tra azione e commedia, alla Memphis e Tirabassi di «Distretto». «Con Filippo ho un rapporto di "stop and go", nel senso che una volta sono io a scherzare e lui a subire, un'altra io alzo la palla e lui fa lo smash» spiega Stefano Pesce.

I toni della commedia sono assicurati pure da Ugo Dighero che, prima di rivelarsi attore drammatico in «Don Puglisi», ha portato il buonumore a teatro con Maurizio Crozza e Carla Signoris ai tempi dei Broncoviz. «Dopo aver visto all'opera i veri R.I.S. e le incredibili tecnologie a loro disposizione, ho una certezza: fare il crimanale non conviene proprio».


E L'F.B.I. VIENE A IMPARARE DA NOI
«Ogni anno a visitare i nostri centri vengono tante delegazioni straniere, F.B.I. compresa» dice il maggiore Roberto Riccardi dell'ufficio stampa del comando generale dell'Arma. «Una conferma in più che il Ra.C.I.S., il Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche, è all'avanguardia nel mondo. Purtroppo. Nel senso che in Italia abbiamo tutte le forme di criminalità possibili, tra le meglio organizzate che esistano. E le forze di polizia si sono dovute attrezzare di conseguenza». Il Ra.C.I.S. è articolato in 4 reparti, i R.I.S. Le sedi sono a Roma, Parma, Messina e Cagliari. Ogni reparto è suddiviso in sezioni responsabili delle varie branche della Criminalistica. La Balistica studia le traiettorie dei proiettili e stabilisce da quale arma sono stati esplosi. La Biologia si occupa dell'individuazione del Dna e conserva i reperti provenienti dai vari delitti. Oggi basta un capello con il bulbo per risalire all'intero Dna di una persona. La Chimica studia gli esplosivi, ma anche le fibre dei tessuti e le vernici: ne basta una piccolissima traccia per risalire all'automobile magari coinvolta in un agguato. Dattiloscopia e Fotografia giudiziaria si incaricano di rilevare le impronte e di costruire i relativi calchi. La Fonica e la Grafica entrano in azione nel caso di intercettazioni telefoniche o ambientali e lettere minatorie. Infine la Telematica per criminali high tech: clonazione di carte di credito, siti pedofili su Internet.
Domande e Risposte
Alfonso Signorini


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