|
|
 |
 |
| Ne cantiamo quattro alla tv |
 |
| «Le immagini che vengono trasmesse nella fascia preserale rendono le nostre provocazioni davvero roba da dilettanti» racconta il duo. Che, per darsi al rock, ha perso il vizio del rap. Ma non quello della sincerità |
 |
 |
23/11/2003 |
 |
 di Alex Adami
(foto Luca Del Pia)
Con i primi soldi guadagnati grazie alla musica, Dj Jad ha comprato una casa a sua madre. Le cronache questo non l'hanno scritto. Hanno preferito indugiare su questioni più scabrose. Troppo spesso, quando si parla degli Articolo 31, ci si ferma alle apparenze. E diciamolo: Jad e J. Ax hanno l'aria di tipi poco raccomandabili. Sono il genere di persone che inducono le signore anziane a stringere forte la borsetta sotto l'ascella. «L'altro giorno, mentre facevo la spesa al supermercato, mi si è avvicinata una ragazza e m'ha detto che ero ancora più brutto visto da vicino» racconta J. Ax con il sorriso. «Poi ha aggiunto che aveva ascoltato le ultime canzoni e che doveva ammettere che ero bravo. Proprio questo è il nodo della questione. Da quando ci siamo allontanati dal rap, il nostro pubblico è cambiato. È più numeroso e meno fanatico. Non si tratta più di mode del momento. C'è la nostra musica, ora, in primo piano».
Già. Ma tu che cos'hai risposto a quella ragazza?
J. Ax: «Che neppure lei assomigliava a Naomi Campbell!».
Non le hai parlato di musica?
J. Ax: «No. Perché parlarne serve a poco. Non saprei neppure come definire la nostra musica».
Eppure siete stati protagonisti di un cambio di rotta radicale. Facevate rap, mentre adesso...
Dj Jad: «...Adesso la nostra è sempre e comunque musica italiana. Punto e basta».
Non assomiglia alla musica italiana che si sente in giro, però…
Dj Jad: «Vero. La musica italiana, di solito, la fa gente che nella vita ha ascoltato solo musica italiana. Noi, invece, veniamo da un altro mondo. Nelle nostre canzoni finisce tutto ciò che abbiamo ascoltato nella nostra vita: dai Clash a Bob Marley. Passando anche per Battisti, ovviamente».
È tutta qui la differenza?
J. Ax: «C'è un altro fatto. La maggior parte degli artisti in circolazione interpreta le canzoni in modo impostato, seguendo ciò che ha imparato nelle scuole di canto. Io non me lo posso permettere. Non sono un vero cantante, non sarò mai bravo abbastanza. Posso cimentarmi solo con le mie canzoni, perché mi vengono da dentro. È una questione d'istinto. Vasco Rossi, invece, può cantare “Generale” di De Gregori facendo esplodere uno stadio perché, oltre a un cantautore, è anche un grande interprete. Se io facessi altrettanto, mi coprirei di ridicolo».
Che cosa rende le vostre canzoni così personali?
J. Ax: «I nostri pezzi ci appartengono prima di nascere. In casa mia ho arredato una stanza come la cameretta di quand'ero ragazzino. È lì che scrivo gran parte dei brani. Mi circondo delle cose della mia vita. Lo stereo, i videogiochi, i poster. Ho anche già fatto l'albero di Natale. Mi piacciono le luci della festa».
Molti pezzi del nuovo album «Italiano medio» parlano di televisione…
J. Ax: «Non è un caso. La tv fa parte della nostra storia. Anche e soprattutto della mia. Per cinque anni ho guardato solo Sky inglese grazie al decoder portato in dote da un amico di Londra. Mi sono nutrito degli show di Oprah, Dave Letterman e Larry King. Poi, quest'estate, mi sono ritirato con Jad e la band in Sardegna per lavorare al disco. Ho dovuto tornare in contatto con la nostra tv. E ho scoperto che gli Articolo 31 fanno ridere».
In che senso?
J. Ax: «Noi cerchiamo di provocare. Di scuotere la gente. Ma di fronte a quello che riesce a fare la tv italiana, siamo dei dilettanti».
A che cosa ti riferisci, in particolare?
J. Ax: «Alle ballerine in perizoma nella fascia preserale. Su tutte le reti. Ormai i programmi sono quasi tutti uguali. A condurle c'è un vecchio, o un giovane che si comporta come un vecchio, che ha al fianco una bella ragazzotta seminuda. Sorrido quando sento dire che la televisione italiana è all'avanguardia. Chi dirige le reti, in Italia, pensa da vecchio. Non capisce che i gusti della gente sono cambiati. E che il mondo è andato avanti. Se oggi “Bim Bum Bam” non ha più senso è perché i ragazzini preferiscono guardare Mtv. Tutti discutono di Sanremo, che è morto e sepolto, e non si accorgono che Fabio Volo sta facendo una televisione intelligente e innovativa. E lo mandano in onda a mezzanotte!».
Per Sanremo, dunque, non c'è più niente da fare?
Dj Jad: «È incredibile che si meraviglino della crisi d'ascolti. Il Festival non ha più senso da anni. È una gara musicale nella quale la musica non ha più alcun valore».
J. Ax: «L'ultimo Sanremo con un significato fu quello del 1984. Ramazzotti vinse tra i giovani con “Terra promessa”. La gente si sintonizzava per le canzoni. Perché quelle canzoni erano fatte per tutti. Anche per i ragazzi. Ma non è solo il Festival a essere cambiato. Sono cambiati i gusti degli italiani. Non si può fare televisione ignorando i desideri del pubblico più giovane. Il nostro Sanremo, oggi, è l'Mtv Day».
Voi andrete in tv per promuovere il vostro album?
J. Ax: «Certo. Ma non saranno in molti a volerci, credo…».
In effetti, due anni fa a «Domenica in», avete scatenato tante proteste...
J. Ax: «In fondo quell'episodio descrive bene la situazione della tv italiana. Eravamo reduci da una serie di successi discografici. I responsabili del programma, però, se n'erano accorti con anni di ritardo. Quando alla fine ci hanno invitati, non si sono di preoccupati di sapere quale fosse il messaggio contenuto nelle nostre canzoni. E si gridò allo scandalo».
Parlare di marijuana in un programma per famiglie fu una buona idea?
J. Ax: «Parlare dei problemi e delle cose è sempre una buona idea. Mettere delle ballerine in perizoma in un programma per famiglie... questa è una cattiva idea». |
 |
 |
 |
 |
|
 |
|