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| Sono grasso e vanitoso, ma ho fegato |
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| «Nessuno manderebbe in video le mie recensioni "cattive" perché la casta dei ristoratori non accetta critiche» dice il giornalista. «Una volta mi fecero trovare una corona funebre sotto casa, e io...» |
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8/9/2004 |
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 di Franco Bagnasco
foto Maria Barletta
Non c'è limite all'alpeggio. Con il respiro un po' spezzato, alle prese con i saliscendi di un sentiero di montagna, Edoardo Raspelli ripete: «Dai, che ce la possiamo fare. Però non è che io pesi poco...». Posso scrivere quanto? E lui: «Ci mancherebbe: ero 119 chili. Poi, due anni fa, a ottobre, ho fatto un infarto e sono sceso a 99. Stai meglio, e che cosa fai? Brindi, festeggi. Insomma, mangi e bevi. E ingrassi di nuovo. Morale: ora sono 107».
Edoardo Raspelli da Bresso, Milano, conduttore di «Melaverde» (programma che riparte domenica 12 settembre alle 12,30 su Rete 4), il gastronomo che con le sue pagelle, dal '75, terrorizza e lusinga i ristoratori d'Italia, è un tipo decisamente simpatico. Per intercettarlo, d'estate, devi immergerti nella quiete irreale di Mozzio, frazioncina di Crodo: 817 metri sul livello del mare incastonati nella Valle Antigorio, fra l'alto Piemonte e la Svizzera. «Ci sono 90 abitanti e 5 vacche superstiti delle centinaia di trent'anni fa» si rassegna il giornalista. «Vengo qui dall'87, con la famiglia, il computer e i libri. Non c'è niente tranne la natura, ma ci stiamo bene. Sveglia alle otto e mezzo, giornali, qualche passeggiata, non troppe, e gli articoli da scrivere per le mie collaborazioni. Intanto, penso alla televisione».
Già, perché da qualche anno, dal '98 per la precisione, «il signor Raspelli», come lo chiamano al bar del paese, ha il classico chiodo fisso: il video. Segnatamente, «Melaverde». Dove con Gabriella Carlucci si occupa delle sue 3 T preferite: Terra, Tradizione e Territorio. «A dire il vero» racconta «con la Rai iniziai a collaborare nell'83 per "Che fai, mangi?", con Anna Bartolini e Carla Urban. E nell'87-88 a "Star bene a tavola" mi si vide per la prima volta in onda. Nel '90-91 feci l'inviato per Badaloni e Cutugno a "Piacere Raiuno". Risultato: ricoverato in ospedale per calcoli di acido urico al 17° giorno di programma. L'anno dopo non mi chiamarono, e ci rimasi malissimo: mi sembrava di essere andato bene... Nel '93 arriva la telefonata dell'ufficio ricerca talenti di Mediaset. Il resto si sa. Ah, per Chiambretti sono andato persino a dare le pagelle alle mense...».
Insomma, della tv l'uomo non riesce a fare a meno, è il suo punto debole e lo ammette. «È una droga pericolosissima. E io, che sono più narciso e vanitoso che goloso, mi ci trovo a mio agio. Godo nell'essere riconosciuto per strada, persino nel fare le foto con i bambini... Quello del giornalista, del resto, è un mestiere di vanitosi. Solo il fatto di mettere la propria firma alla fine di un articolo è pura vanità».
E il vanitoso Raspelli, come se la cava in tv? «Non male, mi sembra, e i risultati d'ascolto ci sono» dice. «Certo, in qualche caso le cose le rifaccio venti volte. La Carlucci invece è un computer, una macchina da guerra. Arriva, registra, non sbaglia mai. Ogni puntata del programma, fra sopralluoghi degli autori, spedizioni con le troupe e post-produzione richiede due settimane di lavoro. Quest'anno ci sarà una nuova ragazza a darci una mano in video, Gabriela Grechi».
Raspelli, con all'attivo «26-28 querele» («L'ultima da Veronelli. Ma ho sempre vinto: esercitavo il diritto di critica»), non mena metaforici fendenti solo all'indirizzo dei ristoratori che deludono i clienti; qualcuno colpisce anche le reti tv. «Hanno un modo barbaro di trattare la gastronomia, in video» dice. «Ci sono spesso conduttori improvvisati che tirano via senza sapere di cosa stiano parlando. E poi chiamano cuochi, anche bravissimi, come Vissani e li fanno parlare. È come se io pretendessi di dare lezioni di atletica leggera. Se mi chiamassero a fare le mie recensioni "cattive", le farei anche in video. Ma sino a oggi non mi hanno chiamato e penso che non lo faranno. La tv è un mezzo dalla forza dirompente e la casta dei ristoratori, che spesso tenta di censurare, non accetta critiche perché è convinta che si tratti di complotti. Una volta mi fecero trovare persino una corona da morto sotto casa».
Preoccupato? «Cosa vuoi che ti dica: sono entrato in via Solferino, al "Corriere", a 22 anni, quando i cronisti erano tutti orfani, scapoli e figli di... e tenevano la bottiglia di whisky sotto la scrivania. Credo che sopravviverò».
La fotogallery di Edoardo Raspelli |
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