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| Una dura come me è l'ideale per i RIS |
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| Romina Mondello entra nella seconda serie. «Sincera. Diretta. Di poche parole. Giorgia, il personaggio che interpreto nella fiction di Canale 5, è una psicologa dei Carabinieri che mi somiglia molto. E per trasformarmi in lei non ho neppure bisogno di truccarmi...» |
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13/6/2005 |
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 di Cinzia Marongiu
foto Pigi Capelli
«Entrare in un gruppo di lavoro già formato, e per di più vincente, non è facile. È normale sentirsi un po' come un'intrusa, come chi per forza di cose finisce per invadere il campo». Romina Mondello, a dispetto dei suoi 31 anni e del faccino da bimba, ha sulle sue spalle «da finta magra», giura lei, quasi 15 anni di set e di palcoscenici e la maturità di chi è consapevole dei propri mezzi. «Detto questo, l'impatto iniziale si supera non appena gli altri vedono che vali e che sei presente in tutti i sensi. Basta questo e il gioco è fatto. Tutto diventa molto semplice». E in effetti, con i suoi modi lievi, la più importante new entry della seconda serie dei «RIS», attualmente in lavorazione a Roma e dintorni, sembra essere perfettamente a suo agio tra Lorenzo Flaherty e compagni di laboratorio.
Come è nato il suo ingresso in questa serie?
«Dopo un incontro con il produttore Pietro Valsecchi. Ci siamo piaciuti a vicenda. In quell'epoca, la prima serie non era ancora andata in onda. Lui mi fece vedere un pre-montato che mi sembrò subito molto valido. E mi propose di entrare nella seconda serie con un personaggio nuovo, "una psicologa combattiva" secondo la sua definizione. L'idea mi incuriosì».
Nella prima serie, la protagonista femminile era Nicole Grimaudo, che poi nella seconda uscirà di scena. Non le ha creato problemi l'idea che il pubblico possa non gradire questo avvicendamento?
«No, assolutamente. Intanto perché il mio personaggio sarà presente fin dalla prima puntata, in contemporanea con quello di Nicole. E poi perché non è proprio nel mio carattere fare o immaginare paragoni. D'altra parte, mi è già successo con la seconda serie di "Sospetti", nella quale sono subentrata a Isabella Ferrari e a Simona Cavallari. Credo che invece sentirei il peso del paragone se si trattasse di ereditare lo stesso personaggio. Ma il mio è nuovo di zecca».
A proposito, com'è?
«Giorgia Levi, questo il suo nome, ha un passato circondato da un alone di mistero. È una donna mossa da una grande passione per il suo lavoro, un mestiere complicato dove in genere gli uomini hanno la meglio. Entra in azione dopo la terribile esplosione nella sede dei Ris, quella con la quale si è chiusa la prima serie. Giorgia è una psicologa specializzata in criminologia e viene chiamata per tracciare un profilo psicologico del pazzo criminale che perseguita il capitano Venturi. Non è una di molte parole, ma quando dice la sua lo fa con molta decisione. E per questo, soprattutto all'inizio, potrebbe sembrare una signorina "so-tutto-io", un po' saccente. In realtà, come tutte le persone che indagano sulla mente e sull'interiorità degli altri, è estremamente insicura ed emotiva».
Insomma, un personaggio molto complesso...
«Sì, anche perché Giorgia, come tutti i Ris, a dispetto della sua fragilità, deve dare un'immagine esteriore di forza e solidità. Non dimentichiamo che, oltre che una scienziata, è un tenente dei carabinieri e conosce bene la valenza sociale del suo lavoro. In più, essendo donna in un ambiente quasi esclusivamente maschile, deve fare uno sforzo ulteriore rispetto ai colleghi».
Di qualcuno dei quali magari si innamorerà…
«Ci sarà un rapporto molto particolare con Fabio Martinelli, interpretato da Filippo Nigro. Ma non voglio svelare di più. Preferisco invece sottolineare quanto questo ruolo mi somigli, quanto mi ci senta comoda. Di lei mi piace la contemporaneità, il fatto che sia una donna che lavora e che fa questo tipo di lavoro. Anche a me affascina da morire scavare dentro le persone e non fermarmi mai alla superficie. E poi anch'io, come lei, mi sento abbastanza convinta del mio appeal sugli uomini. Ho un atteggiamento un po' da uomo, molto diretto, zero strategie. Autentica nel pormi, a volte quasi spiazzante. Ma non è finita ancora. Giorgia è il primo personaggio della mia carriera che mi permette di girare senza maschera, quasi senza niente sulla faccia. In sala trucco ci sto al massimo un quarto d'ora, né più né meno di Flaherty, Nigro o Pesce. È una tipa acqua e sapone. D'altra parte ho pensato che una che come lei si sveglia la mattina concentrata nelle indagini sulla morte di qualcuno non può avere né voglia né tempo di mettersi fronzoli e bigodini. E così, d'accordo con il regista, mi sono tagliata i capelli. Prima erano molto lunghi».
Non le è dispiaciuto?
«Per niente. Lo avevo già fatto per il mio primo film, a 18 anni. Anzi, in quel caso mi ero proprio rasata a zero. Si intitolava "Estasi", un film purtroppo mai uscito. Ma anche nel lavoro successivo, che poi è "La Piovra 7", avevo i capelli molto corti, in linea con il personaggio, e cioè una capo clan di un gruppo di stiddari. Insomma, la ragazza con la pistola».
Che dice? Un debutto mica da niente…
«Già, non avrei potuto chiedere di meglio. In tv con "La Piovra" e al cinema con «Palermo-Milano solo andata».
In entrambi c'era anche Raoul Bova, al quale è stata legata sentimentalmente. Che ricordo ne ha?
«Raoul e io ci somigliamo tanto. Credo che il nostro sia stato l'incontro tra due anime. Un rapporto molto forte a livello emotivo. In pratica, siamo cresciuti insieme».
Questa dei «Ris» è anche la prima esperienza lavorativa dopo la nascita di suo figlio. Come si è trovata?
«Non è stato facile. Per girare i "RIS" bisogna essere degli atleti. C'è un ritmo impressionante, mai vista una roba del genere. Il regista Alexis Sweet è geniale e innovativo. E a noi attori spesso ci lascia con il fiato sospeso, senza farci capire bene che cosa succede. Il che è complicato e faticoso, ma forse ha ragione lui».
E suo figlio lo porta con sé sul set?
«No, ma ho la fortuna di girare a Roma e quindi di poter dormire assieme a lui tutte le notti. E poi fino a che ha compiuto un anno me lo sono goduto 24 ore su 24. L'ho allattato a lungo e molto coccolato. Ora sta con i miei genitori e con mia sorella».
Perché lo avete chiamato Lupo?
«Semplicemente perché a me e a mio marito Nicolas piaceva quel nome. Forse perché il lupo è un animale che sceglie una compagna e a lei rimane fedele per tutta la vita. Ecco, la fedeltà e la passione per quello che fai sono le mie linee guida».
Che tipo di madre è?
«Non so. Ho l'istinto materno da sempre, con mio figlio credo di aver realizzato un sogno. Parlarne è difficile. È difficile spiegare quanto mi sentivo abbattuta all'idea di poter partorire con un cesareo, o di non riuscire ad avere latte a sufficienza. La nascita è un'esperienza unica. Ti senti artefice della vita. E tutto il resto passa in secondo piano». |
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