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Che bello lavorare d'estate!
Mara Venier e i favolosi anni del Cantagiro. «Nel '91 ero in coppia con Gabriella Carlucci, un vulcano. Alle 3 di notte mi caricava in auto: come Thelma e Louise, tornavamo dalla Puglia a Roma. E nel ‘92 con quel matto di Fiorello...»
1/8/2005
di Mara Venier

Odio l'estate. O meglio, odio le vacanze. Dopo un po' mi annoio. Divento insofferente a qualsiasi posto. E non vedo l'ora di tornare a casa mia. Succede sempre, perfino quando con Nicola andiamo nella sua isola caraibica. Lo so, può sembrare assurdo, ma sono fatta così. Sto bene e mi diverto solo quando lavoro. Per cui se devo pensare all'estate più bella della mia vita non ho dubbi: è quella in cui non ho fatto altro che lavorare. Da fine maggio al 30 agosto, 13 settimane in lungo e in largo per l'Italia con il «Nuovo Cantagiro». L'ho condotto due anni di fila, nel '91 e nel '92. Due esperienze bellissime, unite dalla formula di un programma musicale itinerante con un cast fisso di big della canzone. Una specie di grande carrozzone che si spostava di settimana in settimana soprattutto nella provincia del Centro e del Sud Italia. Piccole città, da Sorrento a Frosinone, da Cento a Cesenatico, da Abano Terme a Montepaone, a Eboli. Posti che magari non avevo mai visitato e che finalmente potevo scoprire tra passeggiate e cene a base di prodotti tipici.
Il «Nuovo Cantagiro» del '91 l'ho condiviso con Gabriella Carlucci, quello successivo con Gino Rivieccio e con quel matto di Fiorello. Di Gabriella mi affascinava il suo dinamismo. Io ero come sono ancora e cioè pigrissima e mangiona. Lei invece era sempre attiva, sempre impegnata a fare ginnastica. Ma tra noi c'era un grande feeling, un'istintiva solidarietà femminile. Lei era ancora sposata con l'ormai ex marito, il classico siciliano geloso. Ogni volta che indossava le minigonne, c'erano delle grandi scenate. Io, invece, venivo fuori da un periodo terribile tra crisi sentimentali e questioni esistenziali. Partecipare al «Nuovo Cantagiro» fu un po' come tornare a vivere, anche grazie a quella pazza di Gabriella. Che so, dopo una serata in Puglia, era capace di prendere la macchina e partire alle tre del mattino verso Roma. Noi due sole a bordo tra risate e sonno da scacciare. Sembravamo Thelma e Louise. L'anno successivo è stato, se possibile, ancora più divertente. Eravamo in tre. Gino Rivieccio era quello serio, preciso, rigido. Il bravo presentatore, insomma. E poi Fiorello e io, i classici casinisti. Nella conduzione uscivamo un po' dagli schemi e puntualmente Rivieccio ci bacchettava e ci sgridava. Quell'estate, durante un giro in Vespa, mi sono pure rotta i legamenti. E nonostante la gamba ingessata ho continuato a lavorare. In quei mesi ho tra l'altro girato «Pacco, doppio pacco e contropaccotto», un film a episodi diretto da Nanni Loy, un amico impagabile, quasi un padre per me. Mi ricordo che per non far vedere il gesso mi riprendeva solo in primo piano. E naturalmente continuavo il mio bel «Cantagiro». Una volta, dopo una serata in Calabria, si dimenticarono di me. L'aereo era in tarda mattinata, a due ore di macchina dall'albergo, ma quando mi sono svegliata tutti erano già partiti. All'epoca non avevo segretari e la produzione non era il massimo dell'efficienza. Per fortuna quel gran cuore di Rosario mi venne in soccorso. Era quasi arrivato all'aeroporto, ma fece dietrofront con il suo amico Franchino e tornò a prendermi. Un gesto bellissimo che non dimenticherò mai. Così come non dimenticherò l'amicizia nata con alcuni tra i cantanti in gara. C'erano Ricky Gianco, un giovanissimo Biagio Antonacci, ma anche Fiordaliso, i Nomadi e Mia Martini. Con lei, sempre triste, parlavamo a lungo dei nostri problemi sentimentali. Di flirt neanche l'ombra, ma devo confessare che ne avrei avuto volentieri uno con Cristiano De André. Avevamo legato molto. Parlavamo per ore e ore.
Un'estate piena di risate e di chiacchiere non poteva finire che con uno dei mille scherzi del solito Fiorello. Alla fine dell'estate fui ricoverata in una clinica per fare una Tac e per un'eventuale operazione. La mattina apro un quotidiano e leggo una lunga intervista a Rivieccio. Diceva più o meno così: «È stata un'esperienza meravigliosa, peccato che abbia lavorato con due persone che non sanno che cos'è la tv, due che non hanno i tempi giusti e che non faranno mai strada: Mara Venier e Fiorello». Inutile dire che ero furiosa. Poco dopo squilla il telefono. «Pronto, sono Gino Rivieccio». Io non ci penso neanche un secondo e riattacco. E così per tutto il giorno, una telefonata dopo l'altra. A un certo punto, dopo l'ennesimo squillo, rispondo e sento «Non mettere giù... Sono Fiore».
Naturalmente era lui anche tutte le altre volte, perché già si divertiva con le imitazioni. E io come al solito ci cascavo. Il vero Gino Rivieccio non l'ho visto per parecchio tempo. E dire che proprio lui ci ha portato fortuna. Di lì a poco Fiorello iniziò con il «Karaoke» e io con la mia prima «Domenica in».
(Testo raccolto da Cinzia Marongiu)


Tv Sorrisi e Canzoni n.32-2005
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Alfonso Signorini


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