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Sibila il vento sul nostro grande amore
Lei interpreta una giovane e coraggiosa donna del Medioevo che, travestita da uomo, corre al galoppo, tira con l'arco e brandisce la spada. Lui veste i panni di un nobile cavaliere che vuole dimostrare il suo valore in battaglia. Martina Stella e Riccardo Scamarcio promettono di farvi sognare (e innamorare) nella serie tv «La Freccia nera» (al via da giovedì 12 ottobre su Canale 5), lo sceneggiato che nel 1968 conquistò 16 milioni di telespettatori
11/10/2006
di Stefania Zizzari
Foto I.Palombi/Studio Petrosino

«Non ce la faccio, non gliela fo'». Questa era la frase tormentone di Martina Stella durante i sei mesi di faticose riprese de «La Freccia nera», serie tv in sei puntate, in onda su Canale 5 a partire dal 12 ottobre, per la regia di Fabrizio Costa. E invece, giorno dopo giorno, scena dopo scena, la giovane attrice fiorentina ce l'ha fatta. Eccome. Sfoderando una determinazione fuori dal comune, ha dato vita a una protagonista tosta e piena di energia. Una donna del medioevo che, travestita da uomo, combatte coraggiosamente, corre al galoppo sul suo cavallo bianco, tira con l'arco, brandisce la spada...
Il personaggio di Giovanna Bentivoglio è stato per Martina una scommessa vinta. In tutti i sensi. «Questo ruolo è arrivato al momento giusto e mi ha aiutato in una fase non facile della mia vita» spiega l'attrice. Il suo è solo un accenno al dramma che un anno fa travolse l'ex fidanzato Lapo Elkann, proprio nei primi giorni delle riprese. Un dramma che inevitabilmente ha trascinato anche lei in una spirale di attenzione mediatica e di invasione nella sua sfera privata. «Giovanna mi ha dato la forza di reagire sia con l'aspetto più superficiale dell'azione, nella quale mi sono buttata a capofitto, sia con quello più profondo delle sue fragilità. Lei utilizza la sofferenza per combattere e per andare avanti: in quei giorni il messaggio mi è arrivato forte e chiaro».
Nella preparazione di questo ruolo d'azione, per tre mesi Martina è stata affiancata da una squadra di stuntman. «Io non sono una sportiva» prosegue «e l'allenamento fisico è stato forse la parte più difficile. Sono femminile, delicata e non ero mai salita su un cavallo prima di allora. Anzi, all'inizio questi animali mi facevano una gran paura. Però mi sono sfidata, ho provato e riprovato e oggi la paura è diventata passione. I cavalli hanno una sensibilità assoluta, hanno bisogno di comandi precisi e se sei confusa se ne accorgono. Anche questo è stato uno stimolo per reagire e recuperare sicurezza in me stessa. La scena di presentazione del mio personaggio prevede che io vada al galoppo senza mani, tirando con l'arco. L'abbiamo girata alla fine delle riprese e fino all'ultimo temevo di non farcela. Poi, invece, è andata benissimo. Non solo. Non ho mai utilizzato la controfigura, tranne nella scena di un incontro ravvicinato con un orso, e questo mi ha dato grande soddisfazione». Nella storia, ambientata a metà del Quattrocento, Giovanna si traveste da uomo per scendere in battaglia a difendere il Papato contro i principi fedeli all'Impero. «Per essere credibile nei panni di uomo» dice Martina «ho lavorato molto sulla voce, sugli atteggiamenti, sulla camminata, sulla corsa, sui combattimenti con le spade e sull'uso dell'arco e delle frecce. E poi, ho deciso di rinunciare alla parrucca e tagliare i capelli per davvero. Era importante sentirmi addosso il personaggio di Giovanna, muovermi dentro di lei in modo naturale. Ecco perché ho scelto un cambiamento fisico che mi ha pure divertito. In molte scene sembro proprio un ragazzo, con un trucco che non mi valorizza, come invece era successo nei miei lavori precedenti. Ho cercato di portare un'anima, invece che un'immagine». Per una attrice considerata un sex symbol, è una scelta coraggiosa. «Ma non così difficile, dal momento che nell'immagine sensuale non mi ci ritrovo proprio. Anzi, è stato interessante calarmi in una donna così diversa da me. Giovanna è un personaggio complesso, pieno di sfumature. Ha in sé elementi maschili come il coraggio, la forza, la voglia d'azione e di combattere per i suoi ideali. Ma conserva fragilità e insicurezze tutte femminili, oltre al desiderio di innamorarsi e allo stesso tempo la paura di lasciarsi andare ai sentimenti». Quando le è stato proposto questo ruolo, Martina ha accettato senza esitazione: «Letta la sceneggiatura, ho capito che per me poteva essere una bella prova. E poi, la presenza di Fabrizio Costa alla regia mi rassicurava. Facendo un bilancio, Giovanna mi ha lasciato tantissimo: io le ho dato molto di me e lei mi ha fatto scoprire dei lati inaspettati del mio carattere».

L'altro protagonista di questa grande storia d'amore è Marco di Monforte, interpretato da Riccardo Scamarcio. «All'inizio» spiega l'attore «Marco è un giovane incantato e coraggioso, che vuole dimostrare il suo valore in battaglia. Come tutti gli eroi, è un nobile cavaliere e scopriremo che ha anche un grande cuore, quando si troverà a fare scelte importanti. Prima di cominciare a girare, ho perfezionato la scherma, che peraltro avevo già studiato al Centro Sperimentale, e mi sono allenato con i cavalli».
Anche per Riccardo, la regia di Costa è stata fondamentale: «È il primo motivo per cui ho accettato questo lavoro. Fabrizio è un regista con un senso della messinscena raro e incredibile. Confesso che l'idea di fare una serie per la televisione così lunga non mi convinceva, ma poi la mia parte bambina ha preso il sopravvento. Io mi sono ispirato alle atmosfere di “Ladyhawke”, un film che da ragazzino adoravo, e mi son detto: ma sì, indossiamo la cappa, sfoderiamo la spada, saliamo su questo cavallo e vediamo dove mi porta».
Le riprese, durate sei mesi in Piemonte e nel Lazio, hanno messo a dura prova fisicamente gli attori, che hanno lavorato sotto zero, nei boschi tra la neve e il fango. «Il freddo era tremendo» prosegue Scamarcio. «Abbiamo girato quasi tutto in esterno e le scene di interni erano dentro a castelli disabitati. E noi abbiamo tremato davvero».
La serie, una coproduzione Rti-Rizzoli Audiovisivi, ha impiegato 125 attori, 5.000 comparse, oltre 500 stuntman nelle scene di battaglia, per un budget di 12 milioni di euro.
«La letteratura di Stevenson» dice il regista Fabrizio Costa «mi ha sempre affascinato per il risvolto psicanalitico delle sue storie. Il tema centrale de “La Freccia nera”, che è un romanzo di formazione, è il compito dei ragazzi di superare le figure dei genitori. Non a caso, l'enorme successo arrivò nel 1968, epoca di grande contestazione. Anche se oggi viviamo in un periodo diverso, in fondo il tentativo di ogni giovane rimane quello di superare il padre e la madre. Ma i punti di forza della serie sono tanti: ci sono, per esempio, l'avventura e l'azione, che ricordano la grande tradizione di film cavallereschi di cappa e spada alla “Robin Hood” e “Ivanhoe”. E poi, fondamentalmente, c'è la grande storia d'amore che, ostacolata dalle angherie del potere, dai genitori, da invidie e gelosie, alla fine trionfa. Nonostante la vicenda sia piuttosto semplice, l'apporto degli attori, che hanno messo un grande impegno, sia fisico sia psicologico, ha dato una profondità e un'emozione tali di cui io per primo sono rimasto sorpreso».

NEL 1968 CONQUISTÒ SEDICI MILIONI DI SPETTATORI
Liberamente tratta dall'omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson, «La Freccia nera» è una avventurosa storia d'amore ambientata in Italia nel XV secolo. I protagonisti sono Marco di Monforte (Riccardo Scamarcio), orfano di nobili origini, e Giovanna Bentivoglio (Martina Stella), i cui genitori sono misteriosamente scomparsi quando lei era ancora piccola. Marco è stato cresciuto da Raniero di Rottenburg (Ennio Fantastichini) che, con il Duca di Castelrovo (Armando De Razza), guida lo schieramento dei principi fedeli all'Impero, in lotta contro i principi vescovi legati al Papato, capeggiati da Cusano (Miguel Herz-Kestranek), vescovo di Bressanone, che si è preso cura di Giovanna come un padre. Marco si imbatte in Giovanna per la prima volta in battaglia: non accorgendosi che è in realtà una ragazza, la fa prigioniera. Giovanna, infatti, pur di scendere in campo in difesa di Cusano, si traveste da uomo. I due giovani impareranno a conoscersi e si ritroveranno sempre più uniti nel tentativo di svelare i misteri che avvolgono le loro origini, aiutati in questo dagli uomini della Freccia Nera.
«Ci sono molte differenze tra il nostro film e quello del 1968 diretto da Anton Giulio Majano» spiega Fabrizio Costa. «Il periodo storico è lo stesso, ma l'ambientazione non è quella originale inglese. Ci siamo spostati nel nord Italia, dove erano in lotta le due fazioni dell'Impero e del Papato. Il personaggio più moderno, quello femminile, che nel romanzo era subalterno, è stato sviluppato: anche Giovanna, così come Marco, ha un mistero legato alla sua famiglia, tutto da scoprire». Nel cast, ci sono anche Francesco Venditti, Valeria Cavalli e Vanni Corbellini.


Tv Sorrisi e Canzoni n.42 - 2006
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