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| Cremonini 7 in condotta |
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| Un papà di 82 anni. Una mamma prof. E una vita fatta di fughe da scuola, castighi, divieti: «Beh, lo ammetto, non ero certo uno stinco di santo...» |
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31/10/2006 |
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 di Barbara Mosconi
Foto Walls
Tanto vale cominciare dall'inizio. Dal nome. «Cesare
era il nome di mio nonno, in realtà si chiamava
Cesarino e non mi sarebbe dispiaciuto, perché è più
simile al mio carattere, ma per quello che ho
combinato nella vita, Cesare è stato perfetto perché è
un nome fiero e importante».
Nella vita Cesare Cremonini fa il cantautore, 26 anni,
bolognese. A giorni esce il singolo «Dev'essere così»
e il 24 novembre è atteso il suo terzo cd (più dvd):
un «live» intitolato «1 + 8 + 24».
E il nonno Cesarino che faceva?
«Il contadino e il mercante a Sant'Agata, vicino a
Bologna; la mia famiglia viene dalla campagna dove io
sono cresciuto, lì ho cominciato a sognare, in estate
l'unico divertimento era stare seduti sul fieno a
guardare le galline».
Perché era meglio Cesarino?
«Perché è dolce: io ho un carattere "vezzeggiato",
l'autoironia è venuta con la maturità».
Di Cremonini famosi, in Italia siete in due: lei e
l'imprenditore delle carni, che però non è suo
padre...
«Mio papà è un medico, io gli somiglio molto: ho lo
stesso naso, le labbra, gli occhi, sono proprio un
Cremonini».
Fra voi ci sono 56 anni di distanza, la sente tanta
differenza?
«Avere un genitore adulto è una cosa di cui andare
molto fieri, lui è la figura di un padre molto saggio
che mi ha aiutato tanto nella solitudine che la vita
ti propone».
Si sentiva un bambino solo?
«Ero un bambino normalissimo, con una forte
propensione per la musica: i miei insegnanti di piano
volevano farmi fare una carriera da musicista
classico, feci anche dei concerti, poi a 15 anni
incontrai il pop e il rock con gran dispiacere di mia
mamma che mi sognava in giacca a suonare musica
classica».
Sua madre che cosa faceva?
«La professoressa di lettere».
Portata a correggere...
«Mia madre e mio padre sono stati molto severi e io
non sono stato uno stinco di santo. Nel mio carattere
c'era la vocazione a fuggire, ma poi i loro schemi mi
sono rimasti: nel lavoro sono un perfezionista, un
metodico, le regole che prima non soffrivo mi sono
tornate utili».
Quali erano i divieti?
«Tutto. Fino a 18 anni i miei genitori mi hanno negato
qualsiasi cosa che non fosse nelle regole dello
studio».
La sera la lasciavano uscire?
«No, mai. Mia madre mi spaccò una chitarra sulla
schiena quando feci mezz'ora di ritardo con un amico».
Dice che non era uno stinco di santo: cosa combinava?
«La musica prendeva totalmente la mia vita, così la
scuola, il cinema, il ristorante erano posti per
scrivere canzoni; la mia mamma andava agli incontri
con i professori e tornava in lacrime quando gli
dicevano: "Suo figlio non fa altro che scrivere
canzoni"».
È mai fuggito veramente?
«La prima fuga fu in seconda liceo: andai in treno a
Forlì con un amico, dovevo tornare a casa per l'una
quando finivano le lezioni, arrivai in stazione,
comprai una maglietta e tornai. A 17 anni mi venne la
passione per il viaggio e andai a Cuba da solo per 15
giorni».
Col rischio che ai suoi genitori venisse un infarto...
«Fu una fuga con avviso di chiamata. Al telefono mia
madre disse: "Fatti sentire!". Non potevano
permettersi il lusso di essere disperati, non capivano
più niente».
Almeno ha portato un regalo ai suoi?
«Sì, ho portato un seme di carruba».
Perché mai?
«Mio padre è sempre stato amante della natura e io non
avevo una lira in tasca. Mi disse solo:
"Complimenti!"».
E a 18 anni cosa avvenne?
«Quando uscì il primo disco coi Lùnapop ebbi di colpo
la più totale libertà: forse nei miei genitori scattò
il meccanismo per cui il figliolo aveva raggiunto lo
scopo per il quale avevano fatto tanto».
Niente rimproveri sulla musica classica?
«Beh, loro cercavano di dissuadermi come qualsiasi
genitore. Pensavano che potessi illudermi per una cosa
che non esiste e invece tutto si è realizzato come
nelle favole».
Lo dice adesso...
«Non ho mai dubitato del destino: su questo mia madre
era più severa, ma mio padre tutto ciò che era
passione l'ha sempre accettato. E la passione per il
lavoro ci unisce».
La somiglianza non è solo fisica...
«Mio papà vive il lavoro in modo viscerale. Ancora
oggi, a 82 anni, lavora otto ore al giorno: è
dietologo in una casa di cura, il suo lavoro lo
mantiene giovane e forte».
Da lui che consigli ha ricevuto?
«Gli unici consigli che mi dà sono sull'alimentazione
e... di bere di meno».
Quanto beve?
«Tanto. Le sigarette, il cibo e le donne sono i miei
vizi. Da buon bolognese e da buon cantautore».
Fidanzato?
«Single in cerca di un amore forte e di un abbraccio
forte. La storia con Erica è finita due anni fa: il
prossimo singolo, "Dev'essere così", è l'ultima
canzone che ho scritto per lei. È stata una storia
importante ma anche poco pratica».
Quante fidanzate conta ad oggi?
«Fidanzate?»
Quelle che ha visto almeno più di una volta...
«Più delle candeline sulla mia torta».
E di quante innamorato?
«Di tutte».
Famose?
«Io amo la normalità. Anche sessualmente mi attraggono
ragazze normalissime; il mondo della tv e dello
spettacolo mi annoia. Certo non direi di no a una
notte con la Yespica... Nei miei progetti c'è un libro
sui meccanismi del successo, "Moreno non lo sa":
Moreno è il mio cane, un bracco tedesco che non sa che
sono Cremonini e mi vuol bene lo stesso».
Tv Sorrisi e Canzoni n.45 - 2006 |
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Il blog di Cesare Cremonini |
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