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San Francisco? È vicina a Lecce
I Negramaro, ora in tournée, sono la band del momento. In questo scorcio d'estate hanno già piazzato il singolo «Parlami d'amore» e il nuovo album, «La finestra» ai vertici delle classifiche. Così i sei ragazzi pugliesi raccontano a Sorrisi i lunghi mesi di preparazione del terzo disco in California: «Lì ci sono località un po' "salentine". E si beve un rosso chiamato "Negroamaro"! Ma la nostra casa resta l'Italia, dove abitiamo tutti insieme»
17/7/2007
di Giovanni Pianetta
(foto Pigi Cipelli)

Ore 16: l'appuntamento è al Cristallo Palace Hotel di Bergamo. Ognuno di loro sei arriva alla spicciolata dopo un weekend di riposo. Bene prezioso per chi è sempre «on the road» e fino al 16 agosto girerà tutta l'Italia, piazza dopo piazza, concerto dopo concerto, per chiudere nella loro Lecce. Il cielo, nerissimo, ha già scaricato un bel po' di pioggia. «Ragazzi, ce la faremo a suonare?» chiede Giuliano nervoso. «Beh, intanto spostiamo alle 19 il soundcheck». Eccoli qui i Negramaro. O meglio, il fenomeno Negramaro: la band del momento che, almeno in questo primo scorcio di stagione, ha già piazzato la canzone dell'estate, quella «Parlami d'amore» che si sente ovunque e che ha spinto pure il nuovo album «La finestra» al primo posto delle vendite per tre settimane (senza contare che il precedente «Mentre tutto scorre», oltre 350 mila copie vendute, di quando in quando fa ancora capolino in classifica!).
Giuliano, cantante, frontman e leader della band, è torrenziale: «Per questo terzo disco ci siamo trasferiti per tre mesi a Sausalito, in California, dove vive il nostro produttore Corrado Rustici. Volevamo stare lontano dall'Italia per lavorare anche con tecnici che non ci conoscevano. Abbiamo inciso solo in analogico negli storici Plant Studios di San Francisco e vivevamo in una casa sotto il Golden Gate. Sembrerà strano, ma abbiamo trovato molto del nostro Salento in California, a partire dai vini corposi come il Negroamaro. Persino la mitica Cupertino, città della Apple, è gemellata con la nostra Copertino...».
Interviene «Pupillo», il mago dei campionatori: «E se invece fosse la California il Salento d'America?». «Sì, però» riprende Giuliano «lì mancano i centri storici, quelli che da noi aggregano i ragazzi in strada».
E il titolo? «“La finestra” è quella parte della casa che ti permette di osservare ed è un po' come stare in bilico, così ci sentiamo noi: dal piccolo della nostra stanza all'immenso che si apre sul mondo. La vera preoccupazione era verificare se fossimo ancora capaci di emozionarci, di provare ciò che sentivamo quando suonavamo nella nostra cantina. Noi facciamo musica per un'esigenza interna: a noi interessano i pugni in pancia, non la razionalità. Crediamo nell'emozione pura, nel sentire tremare le gambe: i numeri li lasciamo agli altri, agli addetti ai lavori. Io» prosegue Giuliano «m'inginocchierei davanti al pubblico che grida le nostre canzoni, perché è poi la gente che decide, mentre qui in Italia c'è troppo poco rispetto verso il pubblico. Ti giuro che noi ogni volta lottiamo per tenere bassi i prezzi dei nostri biglietti e magari ci guadagniamo venti volte meno. Ma abbiamo chiaro che è il pubblico quello che fa la nostra storia e se siamo primi non è per strategie di marketing, ma perché lo decidono i ragazzi».
Giuliano è un fiume in piena, s'infervora, tocca un punto che gli sta a cuore: «E poi è vero che i brani li scrivo io, ma sono frutto di tutti noi sei, ognuno dà il suo apporto e ciascuno si sente un po' padre di ogni nostra canzone. Anche per questo abbiamo scelto di vivere insieme».
Come, come? «È partito tutto» spiega Lele «dal furgone con cui viaggiavamo per l'Italia. Un anno e mezzo fa abbiamo trovato questo cascinale nella campagna di Parma: volevamo un posto dove stare insieme e fare la nostra musica, magari anche a notte fonda, e in una città o in un paese non puoi farlo».
Dura la convivenza? «Chiaro, gli scazzi ci sono» chiarisce Ermanno «ma solo quando qualcuno di noi sta male per affari suoi, mai perché siamo stufi di stare insieme. Ovvio, poi ognuno ha pure i suoi spazi, stiamo su tre piani e abbiamo intorno un grande giardino. Però cerchiamo di andare avanti tutti insieme. Le nostre famiglie? Mah, loro sono ormai abituati a non vederci: siamo praticamente cresciuti fuori casa, tra un concerto e l'altro. E poi, dopo il lancio a Sanremo, non ne parliamo...».
È ora di partire per il concerto, giusto il tempo per un'ultima domanda: ma il ménage familiare tra sei maschi com'è? «Insomma...» butta là il bassista. «Comunque mia madre ci manda sempre la salsa di pomodori dal Salento».

(Tv Sorrisi e Canzoni n.30 - 2007)
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