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| Gli Anni 60 |
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Dall'edizione-scandalo di Canzonissima, condotta da Dario Fo e Franca Rame nel 1962, all'avvento (per ora soltanto annunciato) della tv a colori; dal successo clamoroso di Carosello ai primi sexy-scandali del piccolo schermo. E naturalmente, lo sbarco dell'uomo sulla Luna nel 1969 |
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3/1/2004 |
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di Aldo Dalla Vecchia
Il decennio si apre con due gravi lutti nel mondo dello spettacolo. All'alba del 4 febbraio 1960, a Roma, a bordo della sua Thundebird rosa-lilla, il cantante Fred Buscaglione si schianta contro un camion, e muore sul colpo. "Sorrisi" (n. 7/1960) gli dedica la copertina e tre pagine celebrative, dove apprendiamo che "molte ammiratrici, commosse, hanno voluto toccare per l'ultima volta la bara. Si calcola che oltre 20.000 persone abbiano reso omaggio al "cantante dal whisky facile". Quasi tutti gli artisti presenti nella Capitale hanno accompagnato le spoglie di Fred nell'ultimo viaggio verso il treno che lo ha ricondotto a Torino; in prima fila c'erano Gino Latilla, Domenico Modugno, Achille Togliani".
Pochi mesi dopo l'Italia intera è ancora in lutto. Il 1 settembre, per le conseguenze di un incidente sul palco all'Arena di Verona, scompare Mario Riva, presentatore de "Il Musichiere" e una delle prime autentiche icone televisive. "Sorrisi" racconta la sua caduta dalle gradinate (n. 35/1960), e le previsioni di guarigione inizialmente ottimistiche (n. 36/1960), quindi dedica ben 11 pagine al "dramma di Mario Riva" (n. 37/1960): "I suoi piccoli amici, i "ragazzini" che egli tanto amava e che tanto gli volevano bene lo hanno accompagnato per l'ultima volta dalla chiesa di piazza Euclide al Verano. Andavano a passo di corsa ai lati del carro funebre che, trascinato da sei cavalli spinti al piccolo trotto, si dirigeva al cimitero. Il percorso era lungo: tre chilometri e forse più; i ragazzi, però, avevano organizzato una staffetta e si davano il cambio; ma ce n'era sempre una decina vicino alla bara racchiusa nella carrozza di vetro".
L'evento televisivo di inizio anni sessanta è la nascita del "secondo programma", detto familiarmente "il secondo". Dopo anticipazioni di palinsesto (n. 2/1961), indiscrezioni sulle future annunciatrici (n. 15, 30, 40/1961), consigli su "come provvedere alla conversione degli apparecchi" (n. 28/1961), "Sorrisi" può finalmente titolare "Secondo canale: sipario alzato" (n. 44/1961), e svelare in anteprima i dettagli del battesimo televisivo: "Una piccola guerra tra le annunciatrici per presentare la serata inaugurale del 4 novembre. Tre milioni a settimana a Caterina Valente, vedette dello spettacolo di varietà della domenica sera. (...) Vedremo i cacciatori di teste del Borneo e i fumatori d'oppio della Thailandia in una serie di "reportages" di viaggio".
Le trasmissioni tivù e i personaggi più popolari del piccolo schermo cominciano a fare concorrenza ai divi di celluloide e alle stelle della canzone, nell'interesse del pubblico e sulle pagine dei giornali. Grande spazio è dedicato alla vicenda di "Canzonissima 1962", presentata da Dario Fo e Franca Rame, e naufragata dopo poche puntate fra censure e polemiche. È la stessa Franca a spiegare le ragioni dell'abbandono, in una diario scritto di suo pugno per "Sorrisi": "Dunque è finita. Da oggi finisce questo settimanale colloquio con voi (almeno nella mia veste di presentatrice di "Canzonissima") e mi rincresce. Questo è un rincrescimento autentico, senza attenuanti, perché mi ero abituata anch'io al nostro appuntamento di "dopoteatro". (...)
Delusione, amarezza e anche, perché no?, rabbia, si sono alternate nel mio animo fino alle 21 di giovedì 29 novembre; poi, quando ho avuto la certezza che non c'era più niente da fare, che il capitolo di "Canzonissima" per me e per Dario era veramente finito, ho sentito un'immensa serenità, come se avessi preso un meraviglioso tranquillante. (...) Io non voglio entrare nel merito della questione; se ne occupano Dario e i suoi coautori, anzi, per dirla in modo più solenne, la parola è ai legali" ("È finita la tortura cinese", Sorrisi n. 49/1962).
Fra i programmi-culto dell'epoca, per carica innovativa e/o spettacolare successo di pubblico, ci sono: "La biblioteca di Studio Uno", strepitose parodie in forma di commedia musicale di classici della letteratura, da "L'Odissea" a "Il conte di Montecristo", con il Quartetto Cetra e molti ospiti di fama (Sorrisi n. 7/1964); "La cittadella", che rende immortale Alberto Lupo nelle vesti del dottor Andrew Manson (Sorrisi n. 7/1964); "Specchio segreto" di e con Nanni Loi, "una specie di gioco della verità, di indagine sui caratteri della gente che s'incontra per istrada" sotto forma di candid-camera (Sorrisi n. 40/1964); "La freccia nera", "romanzo sceneggiato" tratto da Robert Louis Stevenson con Aldo Reggiani e Loretta Goggi (Sorrisi n. 36/1968).
La Goggi, appena diciottenne, è però una veterana del video. Già quattro anni prima, "Sorrisi" scriveva: "Loretta Goggi non è più la sola diva in famiglia: anche sua sorella Daniela, che ha nove anni, è stata ingaggiata dalla televisione per prendere parte allo sceneggiato "Vita di Michelangelo". La carriera delle giovanissime attrici non intralcia i loro studi scolastici, ma "papà Goggi", nonostante il successo, teme per il loro avvenire" ("Le sorelline prodigio del video", Sorrisi n. 52/1964).
Divi in carne e ossa, e divi in gommapiuma: come Topo Gigio, così internazionale da diventare "vedette per circa dieci mesi della più seguita trasmissione d'America: l' "Ed Sullivan Show", dove ha riscosso un successo pari a quello di un divo" (Sorrisi n. 14/1966); e Provolino, il "pupazzo terribile della domenica pomeriggio", spalla di Raffaele Pisu, con la voce di Oreste Lionello (Sorrisi n. 1/1969).
Del 1962 è il primo articolo dedicato da "Sorrisi" a Raffaella Carrà, "diciannovenne presentatrice della rubrica televisiva 'Il paroliere, questo sconosciuto'". Raffaella in quei giorni vive un piccolo dramma estetico: i "foruncoletti che le sono spuntati sul viso, originati da una fastidiosissima orticaria per aver mangiato salsicce piuttosto pepate". A complicare la situazione, si aggiunge lo stress per l'esame della patente di guida: "La giovane attrice, infatti, sta dedicandosi in questi giorni esclusivamente allo studio della teoria del motore, che non riesce del tutto a imparare" ("Le paure di Lella", n. 44/1962).
Numerosi i telefilm di successo in arrivo dagli Stati Uniti, come "Bonanza" ("L'enciclopedia del West", Sorrisi n. 41/1962); "Il dottor Kildare" ("Il dottor Kildare può baciare le pazienti?", Sorrisi n. 46/1963); "La famiglia Addams" ("Il macabro arriva in tv", Sorrisi n. 16/1966). Curiosamente, quella che è stata la prima sit-com in assoluto della storia della televisione, "I Love Lucy" ("Lucy ed io"), interpretata da Lucille Ball e Desy Arnaz e campione di ascolti negli Stati Uniti (dove viene replicata ancor oggi), in Italia viene accolta tiepidamente, e subito messa da parte ("La coppia terremoto sconvolgerà anche l'Italia?", Sorrisi n. 8/1960). Anche nel nostro paese arriva la serie a episodi "Alfred Hitchcock presenta". Per l'occasione, il geniale regista inglese rivela a Sorrisi (n. 34/1960) un suo sogno: "In uno dei miei prossimi film, vorrei far cantare quella ragazzina italiana che si chiama Mina".
A partire dai sessanta la tv non è più "solo" un importante fenomeno di costume, ma il più diffuso e popolare mezzo di comunicazione, motivo di inchieste e sondaggi ("Tutti i personaggi della tv americana", 9 puntate dal n. 16/1960; "Carosello ha creato nuovi divi", 2 puntate dal n. 34/1960); "Giudichiamo i programmi radio e tv", 9 puntate dal n. 31/1961; "Anche la tv italiana si arrende al sesso", n. 21/1966), e oggetto dei primi servizi "dietro le quinte", che raccontano il "making of" degli eventi più importanti, compresi quelli non strettamente televisivi: "Come nascono in tv le previsioni del tempo" (Sorrisi n. 34/1960); "L'occhio della telecamera sui segreti del Concilio Vaticano II" (Sorrisi n. 45/1962); "Arriva la mondovisione" (Sorrisi n. 25/1967). E chi sapeva ad esempio che Santa Chiara è stata proclamata "patrona del piccolo schermo" da Papa Pio XII, in virtù della sua capacità di vedere lontano (tele-visione, per l'appunto)? "È esattamente da cinque anni che Santa Chiara protegge la TV, offrendo un provvidenziale rampino in paradiso di cui molti possono aver bisogno, sia fra quanti sono al di qua del video in veste di spettatori, sia fra quanti vi lavorano al di là. Da cinque anni sappiamo chi invocare, non più genericamente, ogni volta che il televisore mette a repentaglio la nostra anima, o semplicemente la nostra pazienza" (Sorrisi n. 32/1962).
Fra le iniziative più curiose varate da "Sorrisi e Canzoni", ci sono un volo pacifista con lancio di volantini sulla città di Vienna ("Il nostro volo su Vienna", Sorrisi n. 49/1966); e "Il nostro raid dei 3 mari", reportage giornalistico-promozionale a bordo di una nave che compie il periplo delle coste italiane (Sorrisi n. 25/1967). Nel 1969, per la prima volta, i lettori del settimanale vengono invitati a votare i personaggi e le trasmissioni "simbolo" della stagione televisiva (Sorrisi n. 18/1969). I "primi della classe"? L'attore Aldo Reggiani e il varietà "Settevoci" (Sorrisi n. 33/1969).
Un capitolo a parte merita la storia della tivù a colori. Anche se in Italia arriverà (per il protrarsi della crisi politico-economica) soltanto negli anni Settanta, viene annunciata già all'inizio del decennio precedente ("Anche in Italia la tv a colori", Sorrisi n. 48/1960), e ogni volta rimandata. Ancora nel 1967, Sorrisi assicura che "la tv a colori è già pronta", ma spiega i motivi che continuano a posticiparne l'arrivo: "La Camera dei Deputati ha approvato un emendamento al capitolo XII del Piano quinquennale di sviluppo, nel quale è detto che "nel settore radiotelevisivo non si prevede nel quinquennio (1965-69) l'attuazione della televisione a colori". La decisione era nell'aria da tempo: essa corrisponde ad un preciso orientamento di una parte della maggioranza parlamentare, secondo la quale sarebbe un grave errore destinare, prima del 1970, una somma che è stata calcolata intorno ai 400-500 miliardi all'acquisto di apparecchi televisivi a colori" (Sorrisi n. 15/1967).
Il decennio, simbolicamente, si chiude con "l'eccezionale documentazione dello storico avvenimento vissuto alla TV da un miliardo di persone": "La più grande avventura nella storia dell'uomo si è conclusa lunedì 21 luglio alle ore 4,57 quando Neil Armstrong ha messo piede sulla Luna, seguito qualche tempo dopo da Edwin Aldrin, col quale, circa sei ore prima, aveva atterrato a bordo del LEM. La conquista di questo Nuovo Mondo, come accadde nel 1492 per Cristoforo Colombo, apre fantastiche prospettive all'umanità: è stata posta la prima pietra miliare verso i viaggi interplanetari" (Sorrisi n. 30/1969).
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