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| Gli Anni 70 |
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Due sono gli eventi che segnano gli anni Settanta televisivi: la nascita, dopo molti annunci e ritardi, del colore, e le prime televisioni "libere". Sono gli anni in cui esplode il fenomeno Raffaella Carrà, prima con Nino Ferrer in "Io, Agata e tu", poi con Corrado in due edizioni storiche di Canzonissima. E se il varietà televisivo è in crisi, i "romanzi sceneggiati" sono sempre i più amati dagli italiani |
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3/1/2004 |
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 di Aldo Dalla Vecchia
Due gli eventi che segnano gli anni settanta televisivi: la nascita, dopo molti annunci e ritardi, del colore, e l'avvento delle prime televisioni "libere". In particolare, quella della tv a colori è una vera e propria epopea politico-industriale iniziata già a metà degli anni sessanta, e di cui Sorrisi rende conto ampiamente: dall'inchiesta in sei pagine "Tutti la vorrebbero, qualcuno ce l'ha già", in cui si racconta la guerra fra i due standard Pal e Secam (n. 5/1972), a "Quanto costano e come si usano i televisori a colori", in concomitanza con le Olimpiadi di Monaco (n. 35/1972); da "Come usare un televisore a colori", dove scopriamo che "già oggi i più fortunati riescono a vedere programmi in technicolor trasmessi da Capodistria, da Monte-Carlo e Svizzera" (n. 30/1973), fino a "Signore e signori, noi ci trucchiamo così", protagoniste le più celebri signorine buonasera, che annunciano: "In tv è cominciata l'era del colore" (n. 6/1977).
Sono gli anni in cui il monopolio Rai mostra le prime crepe. "Cerchiamo un'alternativa ai programmi-beffa della Rai Tv", propone Sorrisi, e in una grande inchiesta in 4 puntate (n. 14-15-16-17/1973), illustra "Come vedere la tv svizzera", "Come vedere Capodistria", "Le piccole isole della tv francese in Italia", e soprattutto "Quando la tv corre sul filo", reportage su "Telebiella, la prima televisione privata italiana e, fino ad ora, l'unica veramente funzionante": "Proseguendo la nostra inchiesta sulle Tv libere vi presentiamo le possibilità di sviluppo della televisione via cavo. La storia di questo fatto nuovo è cominciata clamorosamente a Biella ma il fenomeno si sta ormai estendendo in tutta Italia". Appena cinque anni dopo, le tv locali saranno una realtà ormai consolidata: "Un popolo, il nostro, di eroi, santi, navigatori, poeti… e di televisioni locali". (…) "Sorrisi, unico giornale italiano grazie alle sue 10 edizioni, pubblica i programmi di 270 televisioni e crediamo, senza falsa modestia, di essere molto vicini alla realtà del Paese" (n. 38/1978).
La più amata dagli italiani è Raffaella Carrà. Dopo essersi fatta notare in "Io, Agata e tu" con Nino Ferrer (1970), esplode con le due edizioni di "Canzonissima" 1970 e 1971, in coppia con Corrado. Il segreto del suo successo? "L'italiano, si sa, preferisce la cucina casalinga, a quella troppo elaborata di certi ristoranti; e quando al posto delle due Kessler si vedrà davanti questa ragazzona bolognese, gustosa come un piatto di lasagne, si leccherà i baffi soddisfatto, inforcando coltello e forchetta per gustare il pasto che la premurosa Mamma Tivù gli ha cucinato" ("Fare la primadonna è tremendo", n. 37/1970). Trionfatrice del piccolo schermo, ma anche regina del trasformismo: sulle pagine di Sorrisi, la Carrà è di volta in volta maestra di danza ("Raffaella vi insegna a ballare il tuca tuca", n. 51/1971), impeccabile metà artistica di Mina ("Mina-Carrà, otto settimane di brividi", anteprima di "Milleluci", n. 7/1974), e addirittura l'Italia stessa, in una celebre copertina dove sfoggia un abito-penisola, con le Alpi-décolleté , e una borsetta a forma di Sardegna (nel 1978).
Altre primedonne del decennio, per quantità di successo televisivo e conseguente esposizione mediatica, sono, in rigoroso ordine alfabetico: Sabina Ciuffini, prima "valletta parlante" della storia, nel "Rischiatutto" (1970-1974) di Mike Bongiorno; Lola Falana che torna in Italia dopo sei anni al fianco di Gino Bramieri in "Hai visto mai?" (1973); Gabriella Ferri, cantante e presentatrice "sui generis" di "Dove sta Zazà" (1973) e "Mazzabubù" (1975); Loretta Goggi, definita da Sorrisi "cantaimitatrice" (n. 47/1973), al fianco del grande Alighiero Noschese in "Doppia coppia" (1973) e poi in "Fantastico" (1979); Minnie Minoprio, famosa grazie alla sigla di chiusura di "Speciale per voi" con Fred Bongusto ("Contavano sulle mie gambe, invece è piaciuta la mia faccia", Sorrisi n. 11-12/1971); Sandra Mondaini, protagonista di indimenticabili sketch e scenette con il marito Raimondo Vianello in "Tante scuse" (1974) e "Di nuovo tante scuse" (1975); Lea Pericoli, ex campionessa di tennis e presentatrice del "Paroliamo" su Telemontecarlo (dal 1977); Gloria Piedimonte, ragazza-sigla del "Discoring" firmato Gianni Boncompagni ("Baila, guapa", 1978); Stefania Rotolo, vedette-rivelazione di "Piccolo slam" (1978) con Sammy Barbot.
Una menzione speciale va alle stravaganti Sorelle Bandiera de "L'altra domenica" (dal 1976) di Renzo Arbore (uno dei primi riusciti tentativi di varietà "alternativo" insieme a "Onda libera", 1976, con Benigni); e alle bellissime "streghe canterine" di "Stryx" (1979) di Enzo Trapani: Ombretta Colli, Grace Jones, Amanda Lear e Patty Pravo, che mostra il primo seno nudo della tv italiana.
Da un genere televisivo in crisi (il varietà, che dopo i fasti di "Canzonissima" 1970 e 1971 e "Milleluci" si risolleverà soltanto a fine decennio con "Non stop", "La sberla" e il primo "Fantastico"), al successo crescente di quella che allora non si chiamava ancora "fiction". Grandi produzioni italiane e internazionali (soprattutto americane), sceneggiati ad ampio respiro, i primi telefilm-culto (anche questi quasi sempre dagli Stati Uniti): "La vita di Leonardo da Vinci" (1971) con Philippe Leroy; "Tony e il professore" (1972) con Enzo Cerusico; le cinque puntate-evento di "Le avventure di Pinocchio" (1972) di Luigi Comencini; "L'amaro caso della Baronessa di Carini" (1975); lo sceneggiato dei record (27,3 milioni di spettatori) "Sandokan" (1976); "Spazio 1999" (1976); La stirpe di Mogador (1976); "Gesù di Nazareth" (1976) di Franco Zeffirelli; "Michele Strogoff" (1976); "Pepper Anderson agente speciale" (1976) con "le gambe più belle d'America" Angie Dickinson; "Il sogno americano dei Jordache" (1977); "Ligabue" (1977), tele-biografia del pittore naif interpretato da Flavio Bucci; "Happy Days" (1977), che tiene incollata al video un'intera generazione di genitori e figli, non solo in Italia; "Orzowei" (1977), "Furia" (1977), celebre anche per la sigla cantata da Mal dei Primitives; "Madame Bovary" (1978) con Carla Gravina e Ugo Pagliai; "Otto bastano" (1978), primo titolo con cui è arrivata in Italia "La famiglia Bradford"; le "Scene da un matrimonio" di Ingmar Bergman" (1978); e i due kolossal "Radici" (1978) e "Olocausto" (1979).
Sorrisi racconta gli eventi televisivi piccoli e grandi, le anteprime più attese e i successi a sorpresa, ma segue anche l'evoluzione del costume italiano e anticipa le più importanti innovazioni tecnologiche: la rivoluzione dei videoregistratori ("Con le videocassette ci faremo i programmi da noi", n. 24/1970); lo spostamento del cosiddetto "comune senso del pudore" ("Quando si spogliano le signorine buonasera", n. 44/1973); la fine dopo 20 anni del programma preferito dai bambini ("Chi ha ucciso Carosello", n. 1/1977); il "boom" del tele-turpiloquio ("Le parolacce ultima spiaggia della fantasia", n. 3/1977); la nascita di RaiTre (n. 48-49-52/1979).
Senza dimenticare le tele-rivelazioni: come "Bontà loro" (n. 3/1977), primo talk-show della televisione italiana, condotto da Maurizio Costanzo; "Portobello", "il mercatino del venerdì" che segna il ritorno in Rai di Enzo Tortora dopo 8 anni di esilio (n. 22/1977); e l'"Almanacco del giorno dopo" di Paola Perissi (n. 8/1978), che ogni sera sul primo canale raduna 20 milioni di spettatori. Da segnalare anche la nascita del Telegatto (n. 22/1971); l'arrivo alla direzione di Gigi Vesigna (n. 26/1973); la nascita delle "gabbiette", i riquadri illustrati che spiegano nel dettaglio i programmi tv (n. 1/1974).
La fine degli anni settanta televisivi è all'insegna dei più piccini, prima con il successo di "Supergulp! (I fumetti in tv)" (1977), poi con l'invasione dei cartoni animati giapponesi, come "Atlas Ufo Robot" (1978), "Remi" (1979), "Capitan Harlock" (1979). Ma la prima a fare capolino sul piccolo schermo di casa nostra è l'indimenticabile "Heidi": "Cinquantadue puntate Tv per raccontare la storia della brava e piccola Heidi, il personaggio più famoso della letteratura infantile svizzera creato quasi cent'anni fa dalla scrittrice Johanna Spyri. Tradotto in moltissime lingue, il racconto è diventato cartone animato grazie alla mano "magica" di alcuni disegnatori giapponesi" (Sorrisi n. 7/1978).
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