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| I vostri messaggi dedicati a MARCO PANTANI |
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ADDIO PIRATA
Nel mio interludio notturno appresi
non eran nemmen le due
e già i fantasmi m'avean destato
pigro pigiai il telecomando freddo
ed incredulo mi risvegliai d'un tratto
percosso dal grande schiaffo
il tuo schiaffo all'aspido mondo
e piansi caro Marco
come al tour del 98
come ai tuoi arrivi solitari
immaginando le tue eroiche gesta
sulle Alpi e sui Pirenei maestosi
ti vedo amato Pirata
salir madido i tornanti
pigiar lieve sui pedali
tra la folla immensa
col forsennato ritmo
e sento il vociar dei francesi
Pantanì Pantanì
Sbriciolato il tuo fragile manto di cristallo
nel dì di Valentino ancor tutti hai sorpreso
salendo il tuo ultimo tornante
nel silenzio irreale
mirifico
solingo
ora sei in cima trionfante
sulla più alta vetta
e sulla sacra vetta al ciel le braccia innalzi
tra l'aura divina
e già all'alba
il mond'intero
mesto e vacuo t'applaudirà.
Marco Chierici (Parma)
SE TE NE SEI ANDATO, FORSE LA COLPA È UN PO' DI TUTTI
Sono una appassionata di calcio, seguo però anche altri sport fra i quali il ciclismo.
Ho appreso come tutto il mondo dello sport, della morte del Pirata.
Sì il PIRATA, ho un ricordo meraviglioso di quando lanciò un'urlo pazzo di gioia dopo aver vinto la tappa del giro d'Italia a Piancavallo! vincita che ha fatto impazzire tutti gli italiani. Ero così felice (come una bambina, ho l'età del Pirata) che un ciclista molto particolare e diverso avesse fatto rivivere il mito dei Grandi Italiani del ciclismo.
Poi è successo il patatrac, colpevole o innocente che fosse per storie di doping;.in questi anni non è stato lasciato in pace .
So perfettamente che il doping è un reato, è dannoso per la salute, non è sportivo vincere con sostanze non regolari . Non trovo giusto la pubblicità negativa che i media fanno attorno a queste storie, non bisognerebbe tormentare l'atleta creando sfiducia e mancanza di stima da parte dei tifosi che prima lo osannavano.
Un campione come è stato Pantani, ed altri, che nella loro carriera gloriosa, sono incappati in storie di doping dovrebbero essere aiutati ad essere forti nell'affrontare "la vita normale" (sono esseri umani anche loro).
Anche se il Pirata avesse sbagliato, ma io non lo credo, non lo dico perché è morto…………. Ma guarda caso, nel calcio "big" italiano ed estero i casi di doping non vengono tirati tanto alla lunga, dipende dalla gravità del caso ma mai quattro anni!! Viene risolto tutto in breve tempo mettendo al più presto tutto a tacere.
Gli atleti sono esseri umani come noi, perciò non bisogna "scherzare" con la loro sensibilità, bisognerebbe educare atleti e tutti coloro che li circondano a praticare lo sport nel modo più pulito possibile.
Auguro che venga attribuito un riconoscimento speciale al Pirata per i bei momenti che ha dato a tutti gli appassionati dello sport per le sue uniche e forse inimitabili "scalate".
Forza Pirata per sempre!
Stefania
MITICO PANTANI
Volevo fare i piu calorosi complimenti a Sorrisi per il suo giornale, il migliore in assoluto, ma volevo anche criticare il modo con cui la televisione italiana ha tentato di ricordare il mitico Pantani scomparso, assolutamente inaccettabile. A parte gli ampi servizi dedicatagli dai tg domenica 15 gennaio, nessuno ha degnamente ricordato quello che è stato un mito del ciclismo e dello sport in genere, che con la sua morte ha lasciato un vuoto nel cuore di tanti tifosi del "pirata" che speravano in un suo ritorno da campione.
Pantani meritava un trattamento più dignitoso.Tuttavia Marco ha lasciato un'impronta indelebile e forse ineguagliabile per ancora molti anni e il suo ricordo resterà sempre nei cuori di noi tifosi che oggi viviamo una giornata di lutto perché se n'è andato non uno qualunque ma il "Pirata"!!!
Ti vorremo sempre bene! Giovanni '86
L'ADDIO DI MARCO PANTANI
Buonasera, Direttore,
sono rimasta, come tantissimi, penso, attonita e sconvolta, e anche incredula all'inizio, quando ho appreso dalla tv la notizia della morte di Marco Pantani.
Io non sono mai stata una grande intenditrice né un'appassionata di ciclismo, ma non importa, perché non posso credere che non ci sia, più, come mi sembra impossibile che abbia avuto fino ad ora un calvario depressivo che forse non tutti conoscevano, almeno in queste proporzioni.
Mi dispiace tanto tanto...
Con l'occasione, ho sentito Guidolin dire che adesso, più che Pantani il campione, manca Marco Pantani, l'uomo.
Mi è sembrato giusto e condivisibile, e proprio per questo mi chiedo: perché è stato lasciato solo? Qua e là, tra le tante testimonianze, ho letto anche che, secondo qualcuno a lui vicino, egli è stato abbandonato anche dai suoi tifosi. Perché??
Perché è morto da solo, in quel modo? Temo che ora la sua mancanza peserà ancora di più, non tanto per il fatto stesso che se ne è andato, ma per il come; che testimonierà per sempre la sua tragedia umana e personale, a cui nessuno, evidentemente ha risposto.
Condoglianze sincere mando, comunque, alla sua famiglia.
Addio, campione, eri così giovane... speriamo almeno che ora, ovunque ti trovi, potrai finalmente star bene.
Valentina (prov.Varese)
RIFLESSIONI
Tutti siamo rimasti sgomenti alla notizia della morte di Pantani ed ognuno,
a modo suo, ha cercato una spiegazione, una ragione plausibile per accettare
un evento così palesemente assurdo ai nostri occhi e ai nostri cuori. Un mio
carissimo amico, rimasto sconvolto alla notizia, ha reagito inviando questa
bellissima email agli amici più cari. Ci tenevo a farvela leggere, per
permettere a più persone possibile di condividere questo nuovo dolore.
Grazie,
Ambra (Ct)
Scusate il disturbo ma avevo bisogno di scrivere un po' di parole. Ieri
sera hanno trovato morto
Marco Pantani. Per me era un mito, un idolo, mi ha dato delle emozioni
uniche e irripetibili. Sin dal Giro d'Italia del 94 quando sul Mortirolo
riuscì a staccare, lui giovane sconosciuto, ciclisti affermati come i vari
Indurain e Chiappucci. Ricordo ancora bene quelle immagini sebbene siano
passati 10 anni quando quel buffo ciclista, pelato con le orecchie di
Dumbo, salutò tutti e andò a vincere per due giorni consecutivi. Da allora
negli anni successivi quella testa pelata è entrata, grazie alle sue
imprese, nelle menti e nei cuori di tutti coloro che amano il ciclismo e
non solo. Grazie alle sue imprese epiche sulle strade del Giro o del Tour,
sulle vette della Marmolada, del Pordoi, dell'Alpe d'Huez, del Galibier... e
alla sua proverbiale sfortuna (investito da jeep contromano o da gatti che
attraversano la strada), siamo diventati tutti, chi più e chi meno, suoi
tifosi. Dopo vari tentativi nel 98 è riuscito a mettere le mani,
conquistandoli da campione, sulle corse a tappe più importanti e lì ha
raggiunto il culmine della sua carriera. La gente amava Pantani perché il
suo era un ciclismo non ragionato. Si gettava nella battaglia senza pensarci
più di tanto, non era un programmatore alla Indurain o alla Armstrong, uno
che pianificava ogni singola tappa, ma era un corridore che non appena
sentiva una certa pendenza sotto i pedali, non esitava a lanciarsi e a
provarci. Era questo che principalmente entusiasmava il cuore dei
tifosi. Vederlo continuamente scattare senza mai mollare, passare attraverso
le ali di folla impazzite che conducevano alle vette dei traguardi mentre
ascoltavi la voce rotta e strozzata del compianto Dezan, ti metteva dentro
qualcosa di indefinito.
L'anno dopo, nel '99, finì nella tappa di Madonna di Campiglio, la
penultima di quel Giro fino ad allora dominato, la meravigliosa carriera di
Marco Pantani. Lui che come l'antica fenice soleva risollevarsi dalle
proprie ceneri, non riuscì più a spiccare il volo, anzi nonostante i due
bagliori delle due tappe vinte al Tour del 2000, cominciò il suo lento ed
inesorabile decadere, come sportivo e come uomo. Passò nel giro di un giorno
dall'altare alla polvere e molti di coloro che fino al giorno prima lo
avevano esaltato, non esitarono ad attaccarlo. La verità da allora non è
mai stata svelata, non vi è stata mai una certezza assoluta sulla sua
eventuale positività al doping. E probabilmente, l'evento triste di ieri,
anzichè chiarire, porterà solo ulteriori dubbi e confusione nelle menti
dei tifosi, ma renderà certamente l'immagine di Pantani ancora più mitica
ed immortale. Io ammetto che dopo quella tappa del giro del '99 ho smesso di
esaltarmi e gioire pienamente per il ciclismo. Poche volte, in seguito, ho
visto con distacco e poco trasporto ciò che negli anni passati riusciva a
trasmettermi delle incredibili emozioni. Il motivo era semplice: non
riuscivo più a distinguere nei volti dei corridori la vera fatica, avevo
paura che portassero tutti delle maschere e non volevo gioire per qualcosa
la cui veridicità era poco chiara. Ho sempre sperato dentro di me che prima
o poi potesse saltare fuori l'innocenza di Pantani. Risulta difficile
crederlo se si osservano le immagini di quel Giro del '99. Dubito solo di
quella corsa poiché forse penso che dopo aver raggiunto il massimo l'anno
prima, dentro di lui sia subentrata la paura di non riuscire più a
ripetersi. Mentre scalava le montagna sembrava un leone ma dentro di sé era
molto fragile. Sono però sicuro della sua lealtà negli anni precedenti
perché non potrò mai dimenticare la fatica e la voglia di lottare con le
proprie forze dipinte nei suoi occhi da Pirata.
Continuerò a pensarla così, checchè se ne dica.
Per finire vorrei scrivere
le parole con cui Dezan era solito commentare il momento dell'azione di
Pantani: "Attenzione signori, c'è l'attacco di Pantani,
attacco di Pantani, incredibile, è scattato il Pirata proprio nel tratto
più duro della salita. Gli altri dietro si osservano ma Pantani ormai è
andato. I suoi scatti sono come delle terribili rasoiate. Incredibile. Vai
Marco. Ha fatto il vuoto dietro di sé".
Ma stavolta Marco il vuoto che hai
fatto è davvero incolmabile e supera ogni possibile commento. So già che
all'arrivo non troverai gli applausi della gente in delirio e i baci delle
miss, ma mi auguro solo che tu possa trovare quella pace e quella serenità
che in questi ultimi anni ti sono mancate.
Grazie.
Un lettore
SUL PIRATA
Non sono una tifosa di ciclismo, non lo sono mai stata. Eppure... Come tutti
ho esultato nel vedere il trionfo assoluto, racchiuso nel viso distorto
dalla fatica, negli occhi di una bellezza desueta incastonati nei ruvidi
lineamenti di Marco Pantani, in un giorno d'estate di nemmeno tanti anni fa,
ma che ora sembra tanto distante da fare male.
Mi disgusta l'ipocrisia che lievita intorno a lui, adesso che è troppo
tardi. Commemorazioni, lutti al braccio, testimonianze vere o fittizie di
genuina o costruita costrizione, ampio spazio nei quotidiani, nei
telegiornali e nelle rubriche di approfondimento sportivo.
Adesso. Quando è troppo tardi. Nei giorni dei problemi giudiziari e
sportivi, della depressione, dell'isolamento, volontario o meno, è stato
lasciato solo. A morire inghiottito dalla solitudine in un anonimo
residence.
A che servono ora i discorsi edificanti, le più belle faccie da cordoglio?
Marco Pantani è stato abbandonato da tutte quelle persone che l'avevano
omaggiato, acclamandolo come un eroe, dal mondo dello sport e dallo Stato.
è stato dimenticato in fretta, lasciato in un angolo a prendere polvere
come un giocattolo rotto, ignorato come un pensiero scomodo, sul quale non
si vuole indugiare.
Diego Armando Maradona in un'intervista ha affermato: "Aveva tanti tifosi e
tante persone intorno... è morto solo. Avremmo potuto fare di più, per lui.
Tu, io, lei... Tutti". Eddy Merks ha esternato apertamente il pensiero di
tutti, ma che nessuno, nel mondo del ciclismo italiano, ha osato affermare
con chiarezza: Marco Pantani è stato lasciato solo, con la giustizia alle
calcagna che non gli concedeva respiro. Giustizia, o forse un accanimento
ingiusto e feroce? Doping o no, ha pagato i suoi debiti ampiamente, e anche
quelli degli altri.
Il titolo di un giornale straniero, forse inglese, recitava: "Leggenda del
ciclismo trovato morto". La leggenda del ciclismo era lui, Marco Pantani. Mi
chiedo: può un monumento allo sport italiano e mondiale, un vanto per tutti
gli amanti del ciclismo e non solo, una bandiera dell'Italia, essere
ignorato, rapidamente dimenticato, relegato come un reietto in un'asettica
camera di un residence qualunque e qui lasciato morire? Da solo?
E adesso ci vogliono far credere che questa morte assurda, per età, per
circostanze, per modalità, li addolora? Io non ci credo.
Marco Pantani si è lasciato morire, e non importa se tramite suicidio o
involontaria overdose di farmaci. L'ha ucciso l'indifferenza di molti, di
troppi, di tutti. Si è detto e scritto che era un ragazzo fragile, ma
nemmeno il più rinomato bucaniere avrebbe potuto resistere al vortice che
l'ha travolto per anni, annullando il sorriso sul suo viso e mangiandogli il
cuore. E se è era veramente un ragazzo fragile, Marco, com'è possibile che
nessuno se ne si accorto e gli abbia teso una mano, prima che si
rinchiudesse in un orgoglioso e disperato isolamento?
La leggenda del ciclismo è ora un mito, ma chi ha amato l'uomo e stimato il
campione non ha più la sua leggenda. Ed è forse impossibile da accettare.
Prima di lui Syd Vicious, come lui Kurt Cobain.
Ciao, Marco.
Liliana
IL SALUTO DI SILVIO IRILLI AL PIRATA
Sul suo sito ufficiale, l'Artista saluta Marco Pantani con l'opera che gli aveva dedicato in occasione delle vittorie del Giro d'Italia e Tour de France pubblicata su Tuttosport nel 1999.
www.irilli.com
www.irilli.com/news.htm
Cari saluti
Silvio Irilli
RISPETTO
Vi prego, basta... spero che almeno vogliate ricordare il pirata come sportivo e non per le sue vicende personali, come è stato fatto in passato con Mimì e con Maradona e conosciamo bene gli esiti.
Facciamo che le loro vite private siano anonime come quelle di ognuno di noi.
Grazie e... ciao Marco, per noi sarai sempre il pirata.
Un lettore
LA MORTE DI PANTANI
Abito in un paese vicino a dove se ne è andato il grande Marco Pantani. Quando è stata data la notizia della sua morte io ero in un locale con amici, c'era un piccolo televisorino e lì ho saputo. All'inizio non c'ho potuto credere. Uno dei miei miti, visto che a me piace molto il ciclismo ma comunque ha regalato vittorie che hanno fatto fare un nome all'Italia indipendentemente dallo sport in cui era gareggiante, era morto in una stanzetta di un residence, probabilmente suicidato con forti dosi di psicofarmaci.
E allora viene da pensare. Molti lo hanno lasciato solo nei momenti più cupi, con lo scandalo del doping e l'esclusione del giro quando ormai lo aveva stravinto. Lui non si fidava più di nessuno, si era chiuso in se stesso. E ha fatto questo gesto orribile.
in ogni caso rimarrano sempre nel mio cuore e in quello di tutti gli italiani le tue vittorie, la tua voglia di essere superiore alle accuse che ti erano state affibbiate, anche se alla fine non hai retto più...
Adesso corri dove nessuno ti fermera più, dove non ci saranno scandali o altri interessi a fermarti.
Grazie per tutti i momenti bellissimi che hai regalato a noi tifosi e allo sport italiano.
Addio, pirata.
Andrea
UN PIRATA DIVENTATO LEGGENDA
Se n'è andato su, tra le nuvole, come faceva quando partiva e non lo fermava più nessuno, mandando noi tra le nuvole per la gioia di vederlo scattare e vincere... Se n'è andato lasciandoci il ricordo del suo viso sorridente, quando tutto e tutti sembravano sorridergli... Se n'è andato troppo presto, lasciando un vuoto incolmabile...
Grazie Marco, grazie di tutte le emozioni che ci hai fatto vivere. Per tutti sarai sempre un mito, una leggenda, un uomo da ammirare e rispettare per sempre...
Ciao pirata! G.
PAROLE A SPROPOSITO
Caro Direttore, scrivo a proposito della scomparsa di Marco Pantani, un ragazzo mio coetaneo schiacciato dalla pressione dei media. E anche adesso che purtroppo non c'è più, le trasmissioni continuano a parlare a sproposito.
Un esempio tra i tanti? Massimo Giletti, ospite di una trasmissione sportiva della Rai, ha indirettamente accusato i genitori di Marco di averlo abbandonato in uno stato depressivo acuto per andare in vacanza.
Io mi chiedo se la gente in Tv prima di parlare pensa che quello che dice può profondamente ferire chi ascolta e soprattutto parla senza conoscere la realtà in cui i Pantani hanno vissuto gli ultimi anni. Mia madre soffre di depressione e penso che solo chi ha un familiare con tali problemi possa rendersi conto di cosa significhi...
Ho finito il mio sfogo...
Voglio solo esprimere tutto il mio affetto e la mie più sincere condoglianze ai coniugi Pantani.
Marco rimarrà nei cuori di tanti.
Claudia (Ravenna)
UN ADDIO ALL'UOMO CHE SI CELAVA DIETRO IL CICLISTA.... ADDIO MARCO
Facile per tutti noi ora ritrarre quel dito puntato,
e semplice è nel lutto elogiare l'uomo che si celava dietro l'errore commesso,
difficile è invece ammettere chè è proprio in quell'errore che l'uomo è morto,
e nella disperazione dell'ingiuria dopo il trionfo, che esso ha smesso di lottare...
addio Marco,
addio nei tuoi sbagli,
perché tutti ne commettiamo,
addio nei tuoi trionfi,
perché tutti ne siamo stati orgogliosi,
e addio nel tuo ricordo,
perché è l'unica cosa che ci rimane di te.
Massimiliano (Roma)
CIAO "PIRATA"!
Sono Federica, una ragazza di Bari di 15 anni.
Lunedì 16 ascoltando l'intervista rilasciata dalla madre di Marco Pantani sono rimasta sconcertata dalla sua reazione.
Infatti la Signora ha gridato più volte "me lo hanno ammazzato!!". Io non voglio mettere in discussione il dolore della donna per la perdita del figlio (perché la perdita di una persona cara è sempre molto dolorosa), quello che proprio non riesco a capire è il comportamento dei genitori di Marco.
Sapevano dei suoi problemi, del suo stato d'animo... non capisco come abbiano potuto lasciarlo solo in quella maniera... io sinceramente penso che se i genitori gli fossero stati più vicino a quest'ora Marco sarebbe ancora tra noi, felice e libero dalla depressione. Sono sicura di questo e ho anche avuto la conferma direttamente da Marco... infatti nel luogo del ritrovamento del corpo senza vita di Marco sono stati rinvenuti nove fogli dove Marco parlava del suo disagio dicendo: "Nessuno è riuscito a capirmi, nemmeno la mia famiglia. Sono rimasto da solo".
Marco, non sei rimasto solo... anche se non ti sono stati vicino i tuoi amici, e i tuoi familiari... ci siamo noi... i tuoi fans!
Ciao Marco!
Ti vogliamo tanto bene!
Federica (Bari)
PER PANTANI
Ciao Sorrisi mi chiamo Antonio ho 17 anni e vorrei ricordare la morte del magico Pantani con alcuni versi di una poesia, perché nessuno di noi lo deve dimenticare essendo stato un pezzo della nostra storia sportiva:
Se avremo ancora
un sogno da sognare
lo sogneremo pensando a te.
Se ci sarà un sorriso
da sorridere
sorrideremo pensando a te.
Se resterà una lacrima
da piangere
la piangeremo pensando a te.
Insieme noi vivremo,
insieme moriremo.
Grazie Magico Pantani.
ONORE A MARCO PANTANI
Mi chiamo Marco, ho 27 anni e pratico mountain bike a livello agonistico, volevo dire grazie a Marco Pantani, sono i campioni come lui che mi hanno fatto venire la passione per la bicicletta.
Vola Marco, ora lassù nessuno ti fermerà più.... continuerai a pedalare all'infinito dei nostri cuori.
Onore a te grande campione!
Marco '76
GRAZIE PIRATA!
Buon giorno! Scrivo per esprimere il mio cordoglio alla famiglia di Marco Pantani! Il mondo crudele l'ha ucciso senza pietà e lasciato solo in un momento per lui davvero nero... Morto solo senza nessuno... Ma mi chiedo, si può lasciare una persona di 34 anni il giorno del suo compleanno, completamente solo?! Si può?! La gente se ne è sempre fregata, spesso l'ha marchiato...
Ha ragione Davide Cassani quando dice che "tutti ci dobbiamo fare un esame di coscienza"... Sì, se lo devono proprio fare!
Ti saluto Marco, spero che ora lassù tu stia finalmente bene, in Pace, senza esami, senza giudizi...
Ciao Marco
Grazie
Paola |
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