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Lo spot di Gandhi
Il parere degli esperti
5/10/2004
Giovanni Iamartino
professore di Storia della lingua inglese all'Università di Milano


Se Gandhi avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?
«È difficile dirlo: Gandhi aveva grandi capacità comunicative, ma non mediatiche: si metteva in gioco in prima persona, per questo attirava il consenso di molti. Puntava sulla responsabilità individuale e sulla consapevolezza del singolo individuo».
Ma grazie ai mezzi di comunicazione di massa avrebbe potuto risvegliare la coscienza di molte persone.
«Il problema non è comunicare (con buona pace di telecom), ma avere dei valori e delle idee da comunicare: Gandhi li aveva, in altri casi... La filosofia di uno come Gandhi è molto diversa da quella del mondo in cui viviamo e di una compagnia che si occupa di comunicazione. E poi nello spot, la coppia col telefonino, il cinese davanti alla tele, i masai col portatile, e la folla davanti al maxischermo dimostrano come la comunicazione (la tecnologia per comunicare) crea la globalizzazione: Gandhi era certo contrario alla globalizzazione, che per lui era l'Impero Britannico».
Quindi non si sarebbe mai seduto di fronte a quella webcam?
«Usava la radio, quindi non era contrario alla tecnologia in quanto tale. D'altra parte una delle massime di Gandhi recita "il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c'è tra seme e albero"».

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