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| Lo spot di Gandhi |
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| Il parere degli esperti |
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5/10/2004 |
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Annamaria Testa
pubblicitaria e docente di techniche della comunicazione allo Iulm di Milano
Se Gandhi avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?
«Mi piacerebbe rispondere con un'altra domanda: cosa potrebbe diventare il mondo dopodomani se ricominciassimo davvero a parlare di pace?»
La pubblicità della Telecom lo fa..
«Finalmente. È una campagna bellissima, un salto di qualità per il panorama italiano. Mi sembra giusto che le imprese si facciano carico di diffondere discorsi di un certo peso sul mondo».
Qualcuno, però, l'ha accusata di aver usato in modo improprio la figura di Gandhi
«È uno spot, non un documentario su Gandhi. Non viene rappresentato lui, ma la sua relazione con il mondo. E probabilmente la pubblicità spingerà qualcuno a leggere i testi di Gandhi: meglio così, no?»
Come giudica il fatto che dal discorso è sparita la parola "Occidente"?
«L'omissione va bene, altrimente lo spot avrebbe incoraggiato una chiave di lettura politica troppo forte. Quando Gandhi ne parlava, intendeva un "Occidente" diverso dal nostro. Quello che supera lo specifico momento storico, invece, è il messaggio che siamo un mondo solo. Resta l'idea che bisogna agire in pace, desiderare la pace, comunicare la pace».
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