|
|
 |
 |
| RIFLESSIONE SULLO SPOT TELECOM |
 |
|
 |
 |
9/12/2004 |
 |
Gentile Direttore,
sono Luciano Patrizii, C.P. dell'ufficio URP di Penne, in prov.di Pescara. Nell'effettuare una ricerca per un mio concittadino, lo sguardo si è posato su questa lettera. Mi ha sorpreso la coincidenza perché, proprio ieri mia figlia ha scritto un pezzo critico sull'ultima campagna Telecom Italia: costruttivamente critico in base ai suoi studi, per spiegare e far riflettere su come le situazioni e gli avvenimenti possono essere osservati da diverse angolature, con " relatività".
Nulla da eccepire sulla perfezione dello spot Telecom, realizzato con i massimi dettati della Comunicazione, ci mancherebbe. Ma siccome la "mente" va sempre stimolata per un arricchimento continuo, La pregherei far pervenire alla gentile Chiara di Ferrara, questa riflessione. Probabilmente anche i dirigenti marketing pubblicità Telecom dovrebbero leggere questa riflessione, quantomeno per essere un tantino più prudenti verso l'intelligenza degli Italiani, attraverso gli spot e, non soltanto loro.
SalutandoLa ed augurandoLe buon lavoro, approfitto per inviare anche i più cordiali e sereni Auguri di Buon Natale.
Luciano Patrizii
Se Gandhi avesse potuto comunicare così… glielo avrebbero impedito.
Riflessioni sull’ultima campagna Telecom Italia
di Ertilia Patrizii
"…Oggi che mondo sarebbe?" è questa la domanda che compare al termine dello spot realizzato dal regista Spike Lee per Telecom Italia, attualmente in onda sulle principali reti nazionali. Tutto ruota attorno alla scelta ben mirata di casa Telecom per quello che si potrebbe definire "un testimonial perfettamente positivo" che non ammette critiche e mette tutti d’accordo. La campagna pubblicitaria in questione, infatti, è incentrata proprio sulla grande figura di Gandhi. Nello spot la voce e il volto del profeta della non violenza arrivano nel mondo, dal Colosseo alla Piazza Rossa, attraverso computer, megaschermi, telefonini. Militari e uomini d’affari, gente comuni e autorità, ascoltano la sua voce che invita alla pace, grazie alla tecnologia della comunicazione contemporanea.
Lo spot sostiene la tesi che se gli attuali mezzi di comunicazione fossero esistiti ai tempi di Gandhi avrebbero potuto modificarne positivamente tutti gli accadimenti storici. Ma siamo proprio sicuri? Con i "se" non si fa la storia, purtroppo.
Diverse sono le possibili riflessioni che può suscitare quello che resta comunque uno spot ben fatto, efficace, stilisticamente perfetto. Partiamo da un dato certo. La pubblicità è fatta per vendere. Cosa vende lo spot con il Mahatma? Il Marchio Telecom, sostanzialmente. E da quando ci si è accorti che l’opinione pubblica prevalente è contro l'idea della guerra, anche i pubblicitari hanno capito che il pacifismo rappresenta un mercato. Dunque, via allo spot pacifista che ci informa "sappiate che la Telecom sta con i buoni".
Rimane, tuttavia, un dubbio. Non si può fare a meno di pensare realisticamente che se Gandhi avesse avuto una tecnologia più potente per far arrivare al mondo intero il suo messaggio non violento sicuramente lo avrebbero ucciso anche prima e il mondo non sarebbe né cambiato, né migliorato. Gandhi non aveva a disposizione Internet ma ai suoi comizi arrivavano milioni di persone e la radio diffondeva le sue parole in tutta l’India. Nonostante questo, Gandhi fu vittima lo stesso della violenza fondamentalista: dopo la sua morte l'India si separò dal Pakistan e oggi l'India con decine di milioni di telefonini ha nel suo Parlamento, per fortuna all'opposizione, un partito induista che vuole rispondere con la violenza e l'intolleranza all'integralismo islamico e che ha impedito all'Italiana Sonia Gandhi di prendere le redini del Governo.
La cosa che forse non tutti sanno, anche se in molti giornali e siti web è già noto, è che lo spot nasconde una clamorosa omissione. Infatti, benché il testimonial Gandhi parli lentamente in inglese, non si riesce a capire cosa dice. Ecco le parole di Gandhi secondo lo spot: "If you want to give a message, it must be a message of Love, it must be a message of Truth' " che tradotto significa: "Se volete dare un messaggio, deve essere un messaggio di amore, deve essere un messaggio di verità(…)".
Questo, però, non è esattamente quello che disse Gandhi. Le parole sono tratte dal discorso "One World", del 2 aprile 1947 a Nuova Delhi, nella sessione conclusiva della Conferenza sui Rapporti Inter-Asiatici, di fronte a oltre 20.000 visitatori, delegati e osservatori. Questo è quello che ha realmente detto Gandhi: "If you want to give a message again to the West, it must be a message of Love, it must be a message of 'Truth'. There must be a conquest (…)".
Dunque un messaggio d’amore verso l’Occidente, che è stato eliminato perché decisamente troppo ingombrante e fastidioso. Certo, quando Gandhi ne parlava, intendeva un "Occidente" diverso dal nostro, siamo infatti nel 1947, quando l’India era ancora colonia britannica…. L'idea di togliere la parola "Occidente" è comunque impressionante e, ancora una volta, paradossale. In nome della comunicazione si è manipolato un messaggio di Gandhi.
Un'ultima considerazione, accettando di scendere sul terreno dello spot: Gandhi, avrebbe davvero usato le nuove tecnologie? Questo non lo sappiamo, e non possiamo dirlo. Sappiamo però che Gandhi ha sicuramente usato la comunicazione di massa: ha fondato due quotidiani, utilizzava i microfoni per ampliare la sua voce, utilizzava il telefono, la radio, e quando doveva viaggiare prendeva la nave, il treno, l'automobile. Avrebbe utilizzato anche la televisione, il digitale, internet? Difficile rispondere, ma certamente sappiamo che gran parte di ciò che oggi passa in tv e in internet è chiacchiera, finzione. E su questo Gandhi aveva le idee chiare: "Il rumore non può imporsi sul rumore. Il silenzio sì".
|
 |
 |
D&R Domande e Risposte |
 |
 |
 |
|
 |
|