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| LO STATO NON TUTELA LA PATERNITÀ |
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3/6/2005 |
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Devi sapere che se desideri un giorno mettere al mondo un figlio, non avrai riconosciuto alcun diritto di crescerlo.
Se credi che il matrimonio o la convivenza siano strumenti adeguati per tutelare la famiglia, devi sapere che con le attuali procedure di divorzio la sola persona che potrà garantirti diritti alla paternità è la madre di tuo figlio.
Per lo stato il diritto alla paternità è una concessione privata che la madre ti fa e rimane soggetta al suo unico arbitrio.
Tutto quello che puoi leggere nella legge ha poi applicazione molto ristretta, con la prassi corrente che prevale: il figlio è gestito dalla mamma.
Il padre avrà responsabilità economiche ma non ha alcun potere decisionale sulla vita dei figli, né diritti coabitativi.
In pratica, in ogni momento e senza valido motivo, la madre dei tuoi figli può metterti alla porta e allontanarti da casa.
Non credere che essere a casa tua cambi qualcosa. Ti verrà espropriata dallo stato, con esecuzione forzata.
Non esiste rimedio per la legge.
Soltanto il tuo rapporto personale con la madre potrà fare in modo che lei acconsenta e decida come tu sarai padre dei tuoi figli.
Alcuni reputano inesistente questa atroce sofferenza, di padri che vengono allontanati dallo stato dai propri figli, padri violentati insieme ai loro figli, impotenti di fronte a uno stato e una società che non vuole che i padri rimangano con i figli.
Io rivendico questa libertà come una delle libertà fondame dell'uomo.
Negare questa libertà di generare ed educare la propria prole è un gravissimo sopruso.
La società non ha alcun diritto di violentare il diritto alla paternità di un figlio.
Una società che tollera questi abusi è una società violenta e antidemocratica, a cui tutti gli uomini e donne devono ribellarsi.
È un diritto fondamentale dell'uomo.
Uno stato che calpesta questi diritti non è uno stato democratico.
Marco Baldassari
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