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FEDERICA SCIARELLI RISPONDE AD ADRIANA SU «CHI L'HA VISTO?»
11/11/2005
Cara signora Adriana,
sono Federica Sciarelli, e con la sua lettera davanti cerco di darle una risposta. Anche se immagino che per lei la risposta migliore sarebbe il cambio del conduttore, e quindi della sottoscritta. Devo confessarle che tante volte ho pensato di tornare al Tg3, dove mi trovavo a mio agio, tra colleghi che sono diventati degli amici, e una materia (il servizio politico) che mi era più familiare, avendo lavorato per anni come cronista parlamentare e avendo lavorato per 4 anni, prima di arrivare in Rai, all'ufficio informazioni parlamentari del Senato della Repubblica. Anche qui naturalmente mi sono fatta degli amici, ma essere all'altezza di condurre un programma di prima serata non è poi tanto facile. Mi sono accorta strada facendo che, mentre nei telegiornali quello che conta è la notizia, invece nei programmi conta moltissimo il conduttore, che è unico e non a rotazione come nei tg, e proprio per questo deve suscitare simpatia nel pubblico e non distacco o addirittura antipatia.
Pensi che quando ho condotto la prima puntata, sapendo che nei telegiornali quello che conta è il ritmo e quindi la velocità (per fare entrare tutto in 30 minuti), mi sono imposta di andare piano, piano piano, di rallentare ogni frase e di perdere quella velocità che è un pregio nei tg e un danno nei programmi. Ma mentre andavo secondo me al rallentatore il mio boss che si chiama proprio come lei, Adriano, è venuto dentro lo studio e tra un servizio e l'altro mi ha detto: "Federica vai troppo veloce". Può pensare il mio stupore nell'apprendere che stavo andando veloce quando invece io pensavo di aver rallentato fin troppo.
Anche la freddezza di cui lei parla (e pensi che sono di origine napoletana e tutti mi dicono che sono molto alla mano visto che mi piace parlare con tutti, in autobus, al mercato, a scuola ...) probabilmente è un vizio che mi porto da lontano. Quando parlavo di cose che mi colpivano, come potevano colpire tutti i telespettatori, io cercavo di mantenere un certo distacco, insomma di porgere la notizia senza tante espressioni di rito, senza tanti coinvolgimenti.
Sono convinta come lei che i casi di scomparsa sono e devono essere i protagonisti della nostra trasmissione, ma quando sono arrivata in redazione abbiamo pensato, con l'autore, di allargare il campo di Chi l'ha visto? anche ad altro. Per esempio Chi l'ha visto Bernardo Provenzano?. È stato un modo per dire che ci siamo anche noi a lottare contro la mafia, un impegno civile che può trovare posto nel programma senza togliere spazio a chi ha bisogno di aiuto. Nella puntata su Provenzano il procuratore capo Grasso e il capo del Dac Cavaliere sono venuti a mostrare l'identikit, che ha fatto il giro dell'Italia. E sono arrivate tante telefonate. Abbiamo saputo inoltre che un imprenditore, diventato da poco collaboratore di giustizia, aveva riconosciuto Provenzano proprio guardando la foto nella nostra trasmissione.
Per quando riguarda la banda della Magliana noi eravamo partiti dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, a soli 15 anni, da Roma subito dopo una lezione di flauto nei locali della Basilica di Roma dove è sepolto Enrico de Pedis, detto Renatino, esponente proprio della banda della Magliana. Devo dirle che su questo argomento tutti i messaggi che ci sono arrivati sono stati di incoraggiamento ad andare avanti, visto che toccavamo un tema così delicato. Tanti telespettatori ci hanno scritto dicendo che siamo coraggiosi e che sono molto interessati alle vicende legate alla banda della Magliana.
Sono stata fin troppo lunga e me ne scuso, ma vorrei togliere ancora qualche momento al sito che mi ospita parlando di scelte che come può immaginare non dipendono da me. Una di queste è Moana Pozzi. Quando è partita la nostra Lucilla Masucci su scelta del bravo autore Piero Murgia, io avevo espresso qualche perplessità (nella mia testa e non in redazione). Poi l'inviata è tornata con alcuni documenti che nessuno aveva, e che addirittura sono stati registrati in Procura. Dopo che siamo andati in onda, oltre al fatto che gli ascolti sono stati altissimi, ci sono state due recensioni molto favorevoli proprio su questo caso, una del critico televisivo de La Repubblica, l'altro del critico televisivo del Giornale. Insomma non solo ho detto "bravi" all'autore che stimo molto e alla inviata, ma mi sono dovuta anche fare una autocritica perché non avevo creduto in quella scelta.
So bene che per fare un buon programma non si deve pensare ossessivamente agli ascolti, e questo l'ho imparato lavorando al Tg3, dove, pur sapendo che un calendario femminile avrebbe portato più su l'ascolto, abbiamo sempre privilegiato temi che secondo noi dovevano avere dignità di notizia, come le morti sul lavoro.
Cara Adriana, per finire, so bene che non l'avrò convinta, ma con il sorriso sulle labbra, le chiedo: mi dia un altro appello, cercherò di essere meno fredda e schematica, e nello stesso tempo la prego di guardare con un occhio più benevolo anche le altre storie. Forse, se le vedrà staccate da me, la appassioneranno, come stanno appassionando tanti telespettatori.
Spero insomma che rimanga affezionata telespettatrice del programma, che è un programmone, e che resterà tale nonostante me.
Federica Sciarelli
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